
Ci sono luoghi in cui il teatro accade. E poi c’è San Ginesio, dove il teatro vive. Dove non è ospite, ma corpo pulsante che attraversa pietre, giardini, chiostri, chiese e cuori. Dove l’incontro tra artisti, pubblico e comunità genera ogni anno qualcosa di più di un festival: un’esperienza. Dal 20 al 25 agosto 2025, il Ginesio Fest torna per la sua sesta edizione, ancora una volta sotto la direzione di Leonardo Lidi, e lo fa con un tema che vibra in ogni proposta: Furore.
Un titolo che non ha bisogno di spiegazioni. Un sentimento, una spinta, uno scarto emotivo e creativo che unisce nomi eccellenti della scena contemporanea a visioni emergenti, attraversando nuovi linguaggi, drammaturgie, corpi e segni.
Il Ginesio Fest non è una rassegna da cartellone, è un palcoscenico diffuso. Ogni scorcio del borgo – tra i più belli d’Italia – diventa scena e relazione: con il pubblico, con le compagnie ospiti, con gli abitanti. San Ginesio si offre al teatro, e il teatro restituisce il dono con un programma fitto e variegato, fatto di spettacoli, prime nazionali, laboratori, mostre, incontri.
Ad aprire il festival, mercoledì 20 agosto, è Pinocchio del Teatro del Carretto, per la regia di Maria Grazia Cipriani. Un classico dell’immaginario che torna con la potenza evocativa delle figure e della scena poetica. Giovedì 21 è la volta del doppio appuntamento con Katzelmacher di Fassbinder, regia di Leonardo Lidi (in debutto nazionale), e Altri libertini, trasposizione scenica dal celebre libro di Tondelli firmata da Licia Lanera. Due sguardi diversi sulla marginalità e l’identità, due modi di attraversare il disagio e il desiderio.

Il furore diventa gesto e coreografia con Stuporosa di Francesco Marilungo, in scena venerdì 22. Lo stesso giorno, sempre in debutto nazionale, Un anno con tredici lune, ancora da Fassbinder e ancora con la regia di Lidi, a comporre un trittico che testimonia la forza e la contemporaneità del drammaturgo tedesco nel nostro tempo.
Sabato 23 è una giornata intensa, con SdisOrè di Giovanni Testori interpretato da Evelina Rosselli e diretto dal collettivo UROR, e con Primo studio – Io uccido i giganti, adattamento teatrale dal graphic novel di Joe Kelly, per la regia di Greta Petronillo. A chiudere la serata è Radici, testo di Alba Maria Porto e Giulia Ottaviano, per la regia della stessa Porto: una narrazione intima, che mescola biografia, memoria e orizzonte.
Domenica 24 agosto, il teatro dei pupazzi si fa tragedia comica con Bubikopf di Neville Tranter/PoliTheater, mentre in serata Antonio Latella porta in scena Wonder Woman, scritto con Federico Bellini. Qui il furore si fa femminile, potente, politico. È corpo, lotta, figura archetipica che attraversa tempo e società.
Lunedì 25 agosto si chiude con Arcipelago, progetto site-specific nei Giardini SS. Tommaso e Barnaba, replicato tre volte nell’arco della giornata. In serata, I’ve loss of attention del Collettivo EFFE con testi e regia di Giulia Odetto: uno sguardo tagliente sulla dispersione contemporanea, sulla fatica di restare concentrati in un mondo che divora attenzione e identità.

Nel Ginesio Fest il teatro non si guarda soltanto: si attraversa. Si incontra. Si abita. Ogni spettacolo è un invito alla presenza, un’occasione per ritrovare senso nel tempo condiviso, per rinnovare il patto tra scena e vita. E quando il furore diventa arte, e l’arte si fa comunità, allora non resta che lasciarsi travolgere.




