Principale Cronaca Violenza L’insicurezza dei bambini colpa dello scherzo di un adulto

L’insicurezza dei bambini colpa dello scherzo di un adulto

Spesse volte ci imbattiamo in immagini di bambini ridicolizzati in modo scherzoso ignorando che per il bambino stesso è umiliazione. Parliamo di body shaming.

 

Dal Mondo – A quanti di noi è capitato e continua a capitare di incontrare un bambino ad esempio, con la faccia sporca di cioccolata e adulti pronti a riprendere con il proprio telefono sempre in mano, perchè oggi come oggi non ne sappiamo più fare a meno, quel dolce visino quasi goffo per mostrarlo ad un pubblico pur di fare audience?

Abbiamo un pubblico che clicca il like, un pubblico che si intrattiene e ride, un adulto che condivide e gli altri che seguono.

E di quel bambino chi se ne interessa? Chi minimamente pensa che proprio quel bambino non ride ma al contrario soffre, si chiude in sè stesso e si nasconde per la vergogna perchè brutalmente ferito?

Dietro a quello scherzo vi è l’inconsapevolezza non solo di quel bambino ma di tanti altri, la cui colpa è stata semplicemente essere sè stesso in un momento qualunque e qualcun altro, farne del suo momento, un momento per tutti, un reality-show.

Ma visto lo spettacolo dove nessuno oltre alla tenerezza non percepisce l’umiliazione, chi davvero si diverte o si è divertito?

Ciò che è avvenuto nella breve storia appena raccontata ha un nome “body shaming” o meglio definita “l’arte di saper ridere dell’innocente purezza“, un fenomeno che dilaga sui principali social (TIk-Tok, Instagram, Facebook), che non è assolutamente un gioco ma un forma di violenza, psicologica, sociale, silenziosa, culturale e invisibile alle cicatrici spesse volte, del per sempre in tragedia.

Il body shaming è la pratica di prendere in giro, deridere, ridicolizzare l’aspetto fisico di una persona attraverso messaggi offensivi e dispregiativi che minano la sua autostima e lasciano spazio a lividi impercettibili e indelebili.

Dall’essere paffuta o troppo magra, dalla statura al colore dei capelli, dalla conformità del seno a quella del bacino, e così via, ma anche dalla presenza di uno stato acneico sul viso, ad una fragilità o disabilità, dal piercing al tatuaggio, tutto può essere usato per diventare “oggetti” e non più persone.

Nonostante la definizione body shaming non sia ben chiara, sappiamo che la terminologia stessa è nata nell’ambito del folklore e del cyberattivismo, un pò e alle volte bullismo – cyberbullismo, un pò e alle volte hate-speech, una violenza di genere che fortifica lo stereotipo sessista sempre inaccettabile e fortementente condannabile.

“In che modo mi vedo io e in che modo mi vedono gli altri?”

Nel periodo adolescenziale siamo continuamente alla ricerca di approvazione degli altri, sentiamo continuamente il bisogno e la necessità di essere apprezzati inondandoci di paure che alimentano insicurezze.

Non esiste un “canone di bellezza” per il quale dilaga il fenomeno, spesso e volentieri dipende dall’immagine promossa dai media quegli stessi media che promuovono campagne di sensibilizzazione volte all’accettazione di sè, da pubblicità a social network ad oggi canali per la sola perfezione, il body shaming non nasce per un difetto, ma per quanto la società ci chiede di essere quasi irreali, fin troppo perfetti, idealizzano corpi tossici che amplificano l’odio.

Ma è tra coetanei che si costruiscono grandi cose, dagli sguardi ai giudizi e ancora all’approvazione, da un gruppo che può farti sentire sbagliata a quello che ti apprezza dal profondo e nel profondo, che affronta e insegna a rispettare e dare valore al proprio corpo, al proprio essere rafforzando e superando  clichè e pregiudizio.

Perchè il valore di una persona non si misura dal suo aspetto fisico ma da ciò che la persona è e nessuno ha il diritto di condannare.

Ricordiamo che l’amore per sè stessi vale più di mille parole.

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