Principale Estero Trump scarica sull’Europa l’onere di aiutare Kiev

Trump scarica sull’Europa l’onere di aiutare Kiev

Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato, in un’intervista rilasciata l’11 luglio, che gli alleati europei degli Stati Uniti hanno concordato di farsi carico delle spese per l’invio di armi all’Ucraina. “Stiamo inviando armi alla NATO, e la NATO le paga al 100%. Le armi vengono inviate alla NATO, che poi le gira all’Ucraina, coprendo interamente i costi”, ha spiegato Trump, riferendosi a un accordo raggiunto durante il vertice NATO dello scorso mese. Questa decisione segna un cambiamento radicale nella posizione degli Stati Uniti, che si stanno progressivamente sfilando dal ruolo di principali fornitori di armi a Kiev, spostando la responsabilità sulle spalle europee.

Trump scarica sull’Europa l’onere di aiutare Kiev

La scorsa settimana, il Pentagono aveva sospeso tutte le nuove consegne di armi, decisione poi revocata da Trump. Tuttavia, al momento, Washington ha inviato solo dieci missili intercettori Patriot, insufficienti a proteggere una singola città ucraina da un solo giorno di attacchi russi. Inoltre, Washington starebbe facendo pressioni sulla Germania affinché fornisca una delle sue batterie. Ogni missile russo richiede in genere due intercettori Patriot per essere neutralizzato, e Zelensky ha dichiarato che, il 9 luglio, la Russia ha lanciato 18 missili contro il territorio ucraino: una minaccia che dieci intercettori non possono contenere. La Russia, intanto, ha intensificato la sua campagna missilistica contro l’Ucraina, avviata a maggio, il giorno successivo a una telefonata tra Trump e il presidente russo Vladimir Putin. Trump ha recentemente espresso frustrazione per l’assenza di progressi verso una soluzione del conflitto, adottando un tono più favorevole all’Ucraina rispetto ai mesi precedenti.

L’Europa al centro dello sforzo bellico

La mossa degli Stati Uniti lascia l’Ucraina in una posizione delicata. Sebbene Bruxelles abbia promesso di rafforzare la produzione militare e la Commissione Europea abbia presentato un piano ReArm, solo Washington possiede, al momento, la capacità di fornire armi tecnologicamente avanzate come i Patriot e i sistemi HIMARS. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato al vertice ASEAN in Malesia che la sospensione delle forniture era solo una pausa tecnica, necessaria per una revisione logistica, e non una scelta politica. Ha sottolineato come le forniture militari americane continuino in base ai piani precedenti, ma ha anche messo in guardia contro i limiti di produzione in Occidente. In particolare, ha criticato l’inerzia degli Stati europei che possiedono batterie Patriot inutilizzate e che non le condividono con Kiev. Attualmente, l’Ucraina riceve armi in base agli impegni dell’amministrazione Biden, ma tali scorte si esauriranno probabilmente entro l’estate. Da gennaio, Trump non ha approvato nuovi pacchetti di aiuti.

Germania e Norvegia guidano gli acquisti

Durante la Ukraine Recovery Conference (URC2025) a Roma, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ringraziato Germania e Norvegia per aver acquistato, tramite accordi diretti con produttori statunitensi, tre sistemi Patriot destinati all’Ucraina. Due di questi saranno forniti dalla Germania, uno dalla Norvegia. Zelensky ha indicato che l’Ucraina necessita di almeno dieci sistemi, mentre in passato aveva richiesto fino a 22 unità per garantire la difesa completa delle città principali. La tempistica delle consegne rimane incerta. La capacità produttiva degli Stati Uniti è al limite, e la Germania ha già precisato che i due sistemi promessi saranno consegnati solo nel 2026, in quanto derivati da ordini precedenti che ora verranno sostituiti con altri Patriot, disponibili non prima del 2028.

Trump sposta l’onere sulla NATO

Il Segretario di Stato Rubio ha confermato che gli Stati Uniti stanno lavorando per convincere altri membri NATO a trasferire i loro sistemi Patriot all’Ucraina. Intanto, la coalizione internazionale ha ribadito l’impegno a fornire almeno 40 miliardi di euro di sostegno militare all’Ucraina nel 2025, in linea con quanto deciso al vertice NATO del 2024. Il premier ucraino Denys Shmyhal ha annunciato un budget per la difesa da 50 miliardi di dollari per il 2025, pari al 26% del PIL, ma ha avvertito che il Paese avrà bisogno di 40 miliardi di dollari in aiuti esterni. Kiev sta cercando di acquistare armi sia in Europa che negli Stati Uniti, con una lista precisa di priorità già consegnata agli alleati.

Produzione e carenze industriali

Zelensky ha anche confermato che la Germania è in trattative avanzate con Washington per la fornitura di altri sistemi Patriot. Infatti, né l’Europa né l’Ucraina producono i missili Patriot, costruiti unicamente da Raytheon Technologies (RTX Corporation) negli Stati Uniti. Anche la produzione americana, però, è insufficiente: le forniture promesse agli alleati hanno superato le capacità reali dell’industria. All’inizio della guerra, Washington ha inviato un milione di colpi di artiglieria a Kiev, a fronte di una capacità produttiva annua di 100.000 unità (poi aumentata, ma ancora insufficiente). Inoltre, gli USA hanno recentemente reindirizzato decine di migliaia di munizioni verso Israele, lasciando solo il 25% delle scorte strategiche disponibili. – Foto Pixabay

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