
Castelnuovo della Daunia: rifare Piazza Plebiscito cancellando la memoria?
Castelnuovo della Daunia non è solo un borgo incastonato nel cuore del Subappennino Dauno. È un luogo dell’anima, un paese che parla attraverso le sue pietre, i suoi silenzi e la sua memoria. Tra queste pietre c’è la pavimentazione storica di Piazza Plebiscito, da secoli punto d’incontro, scenario di abbracci, di arrivederci, di passi pesanti e passi leggeri. Oggi, quella stessa pavimentazione rischia di essere cancellata.

Il Consiglio Comunale ha approvato il progetto di rifacimento e sostituzione della pavimentazione, suscitando un’ondata di malcontento tra i cittadini e i commercianti. Una decisione che, pur nel nome del “decoro urbano”, appare agli occhi di molti come un gesto di cancellazione della nostra identità collettiva. Piazza Plebiscito non è solo un luogo fisico: è un archivio vivente di racconti, di generazioni che l’hanno attraversata, di memoria popolare che non merita l’oblio.
Estate e lavori pubblici: un tempismo infelice
Siamo a luglio, e chi conosce la realtà di Castelnuovo sa bene cosa significhi questa stagione. È il momento del ritorno degli emigrati, dei figli e dei nipoti che vivono lontano ma non hanno mai dimenticato il paese. È il tempo della festa, dei ritrovi, del camminare in piazza, magari proprio sopra quelle pietre che oggi si vogliono togliere.
Scegliere di iniziare i lavori proprio ora non è solo una scelta logistica discutibile, ma suona quasi come una mancanza di rispetto verso chi torna per ritrovare le radici, i luoghi del cuore, le tracce della propria infanzia. Non si può parlare di valorizzazione turistica e al tempo stesso stravolgere i luoghi che rappresentano la nostra storia.
Le voci del paese: un grido che merita ascolto
I commercianti esprimono preoccupazione per il calo di presenze e l’impatto economico dei lavori in piena stagione. I cittadini, soprattutto gli anziani, raccontano con amarezza di come ogni pietra della piazza conservi un frammento della loro vita. È una piazza che ha visto la fame e le feste, la guerra e la pace, le manifestazioni e i funerali, l’amore e l’addio. Togliere tutto questo in nome di una presunta modernità è un errore che rischiamo di pagare caro.
Rinnovare senza cancellare: è possibile?

Non si è contrari al miglioramento. Nessuno dice che Castelnuovo debba rimanere fermo. Ma il progresso non dovrebbe mai passare sulla memoria collettiva come un bulldozer. Esistono tecniche di restauro conservativo, soluzioni che valorizzano senza distruggere. Perché non sceglierle? Perché non coinvolgere la cittadinanza in un processo realmente partecipato?
La sostenibilità, anche nei piccoli paesi, passa dalla cura dei luoghi che raccontano chi siamo stati. Non c’è futuro possibile se non rispettiamo ciò che ci ha resi comunità. E Piazza Plebiscito, per Castelnuovo della Daunia, è molto più di un pavimento: è una narrazione di pietra viva.






