Principale Ambiente, Natura & Salute Ex Ilva, agonia del gigante

Ex Ilva, agonia del gigante

Lo stabilimento sta lentamente morendo, per fortuna dirà qualcuno, purtroppo, molti altri

Dà quasi l’idea di un grosso cetaceo, spiaggiato, che si dibatte sulla sabbia, tentando disperatamente di riprendere il mare, per cercare di sopravvivere; fra i commenti di chi si è avvicinato per assistere all’epilogo: chi è convinto che ce la farà, chi invece scommette sulla sua morte.

Così per l’ex Ilva di Taranto, chi attende la sua fine, per brindare alla riconquistata salute dei tarantini, chi invece, succube del ricatto salute-lavoro, ha da tempo scelto, forzatamente, il secondo e quindi teme per una sua prematura morte.

Cosa sta accadendo nell’ex Acciaierie d’Italia, dopo il commissariamento di Arcelor Mittal, che ha portato la produzione ad un crollo verticale, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha accelerato sulla possibile cessione dello stabilimento, promettendo il ripristino del secondo altoforno per il 2025 ed il terzo nel 2027, per tornare ad una piena produzione.

Di fatto è in atto un tentativo di vendita dell’impianto, con un paio di possibili acquirenti che hanno mostrato un interessamento alla struttura, sono la Vulcan Green Steel e la Steel Mont, due gruppi indiani che hanno già visitato gli stabilimenti.

Successivamente, nella seconda parte del mese di giugno, arriveranno i rappresentanti del colosso siderurgico Metinvest, gruppo tra i primi 50 produttori di minerale di ferro al mondo, con 40 milioni di tonnellate all’anno e fra i primi 40 produttori di acciaio al mondo, è una multinazionale ucraino-olandese che ha la sua zona di attività in Europa e negli Stati Uniti, la sua sede è l’Aia, ma ha uffici anche a Genova, il suo fatturato, nel 2021 è stato di 18 miliardi, poi crollato a 8,83 miliardi nel 2022, la crisi dell’acciaio ha colpito anche il colosso Metinvest, oltre la nostra Ilva.

Il fondatore della Azienda è Rinat Achmetov

Fra i possibili acquirenti, si vocifera anche un interessamento del gruppo cremonese Arvedi-Marcegaglia, ma al momento non ci sono conferme.

Nel valzer delle nomine, e delle dimissioni, l’Ing. Giuseppe Cavalli, Direttore Generale delle Acciaierie d’Italia, si è dimesso, dopo solo 80 giorni dalla sua nomina, per differenti visioni sulla gestione dello stabilimento siderurgico.

Contestualmente, AdI ha nominato Benedetto Valli direttore dello stabilimento e Giampaolo Franchi direttore dell’information tecnology, coadiuveranno entrambi il Direttore Generale, Maurizio Saitta.

A seguito della dichiarazione di insolvenza, come previsto dal decreto legge 4/2024, sono stati sbloccati i 320 milioni di euro dell’Ue, che saranno una goccia nel mare dei debiti della ex Ilva che al momento sono stati conteggiati in : 1500 creditori con 981 domande ammesse al passivo, che attendono l’udienza del 19 giugno per conoscere la loro sorte. In più ci sono 1175 milioni che rappresentano i debiti della ex Ilva verso imprese, banche, fornitori ed erogatori di servizi.

Non è riuscito l’ultimo colpo a Lucia Morselli, ex Ad della ex Ilva che ha presentato un conto da 2 miliardi e 200 milioni per mancato preavviso, ma che è stato rigettato, mentre per l’ex capo degli acquisti, Domenico Ponzio, che aveva richiesto 6 miliardi e 823 milioni, la richiesta è stata ridotta dai commissari , accettando tra i crediti privilegiati la somma di 147.854 euro.

In questo pozzo senza fine non vanno dimenticate le migliaia di ore di CIGS che sono state erogate negli anni, una media di 2500 persone all’anno in cassa integrazione, per avere dei risultati sempre più scadenti.

La fine di Acciaierie d’Italia verrà analizzata da un consulente, che dovrà valutare e dichiarare l’insolvenza, e quindi il successivo fallimento per Acciaierie d’Italia Holding, per far partire l’amministrazione straordinaria, considerando che esiste un conflitto insanabile tra i soci.

Il povero cetaceo, a queste condizioni, ha poche speranze di sopravvivere, non basterà qualche secchiata di acqua per fargli credere che tutto vada per il meglio, anche lui come la vecchia Italsider, poi Siderurgico, Ilva, Arcelor Mittal, Acciaierie d’Italia, si è fatto vecchio e obsoleto, non ce la farà, dovrà cedere il passo e arrendersi.

Antonello Giusti

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