Principale Attualità & Cronaca USA, JP Morgan coinvolta nel “caso Epstein”

USA, JP Morgan coinvolta nel “caso Epstein”

Le vicende legate ai circoli economici e sociali di Jeffrey Epstein continuano a destare scalpore oltreoceano. Nonostante la magistratura a stelle e strisce stia facendo luce su parte dei suoi affari, restano i dubbi su chi siano stati i clienti e gli "sponsor" del magnate americano. In tal senso, recentemente, sarebbero finiti sotto la lente d'ingrandimento alcuni vertici e dipendenti della banca d'affari internazionale JP Morgan, e non solo…

Kronprindsens Gade, Charlotte Amalie, St Thomas 00802, USVI, U.S. Virgin Islands
Kronprindsens Gade, Charlotte Amalie, St Thomas 00802, USVI, U.S. Virgin Islands. Foto di Andy Feliciotti su Unsplash.

Negli Stati Uniti d’America Jeffrey Epstein, finanziere che avrebbe coinvolto nei suoi “scandali sessuali” nomi pesanti della società globale, nonché giovani vittime minorenni di genere femminile, non smette di suscitare polemiche, seppur morto. Sebbene la giustizia americana abbia fatto molti progressi nell’indagare sui conti del finanziere, oggi restano ancora senza risposta gli interrogativi su chi siano stati i suoi facoltosi sovvenzionatori e su quale sia stato il “mercato da rifornire”.

Via il dente, via il dolore?

Epstein, da quanto accertato, aveva collegamenti con figure di spicco dell’elìte politica ed economica occidentale, tra cui “i due Bill”, Clinton e Gates, nonché alcuni membri della famiglia reale britannica (come dimostrato dalla denuncia fatta da Virginia Roberts Giuffre nei confronti del duca di York Andrea Mountbatten-Windsor, successivamente ritirata perché “barattata” con un risarcimento milionario versato dal principe). Pertanto le sue insolite attività, consequenzialmente, sarebbero pertanto da incrociare con questi ambienti.

Ma la scomparsa del tycoon, ufficialmente archiviata come un suicidio avvenuto in carcere, ha rimosso il principale testimone di questi crimini e scenari. Inoltre, anche a Ghislaine Maxwell, la sua compagna (nonché complice), è stata inflitta una condanna pari a 20 anni di prigione. Il che ha tolto di mezzo un’altra possibile fonte, ipoteticamente utile per capire a chi fossero destinate le giovincelle adescate dal magnate. Cosa resta, dunque, se non cercare qualche pista sui possibili finanziatori dei suoi traffici?

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JP Morgan e l’incubo delle vergini (isole)

A tal proposito ricordiamo una causa legale intentata a fine 2022 dal procuratore generale delle Isole Vergini, Denise George1, ai danni dell’istituto bancario americano JP Morgan Chase & Co., accusato di aver favorito economicamente le attività di Epstein senza segnalarle alle autorità di di Little Saint James (atollo dell’arcipelago, scelto dal finanziere come “base” – pare – per attirare le minorenni e i facoltosi clienti senza dare nell’occhio). Procedimento che non finì certo bene per l’accusa: solo tre giorni dopo aver denunciato citato la banca per l’accaduto, l’attorney general venne licenziata in modo repentino (anche se le indagini della magistratura proseguono): “Ho sollevato Denise George dai suoi doveri di procuratore generale questo fine settimana. […]Sono libero di non discutere dettagli su questioni relative al personale”, affermò tranquillamente il governatore delle Isole Vergini, Albert Bryan.

A marzo scorso, invece, forse volendo anticipare le mosse della giustizia, JP Morgan ha portato in tribunale un suo ex dirigente, Jes Staley (in JP Morgan fino al 2013, poi passato a Barclays dal 2015 al 2021), accusandolo di essere quel “potente manager finanziario” accusato di violenza sessuale in un’altra causa contro la banca, nonché il principale legame tra Epstein e lo stesso istituto di credito – e scaricando, quindi, su di lui ogni responsabilità (pare che il riferimento – ma non il nome – di Staley fosse fuoriuscito dalla deposizione di una delle vittime, rimasta però anonima) -. Tuttavia, si è appena appreso dal Financial Times che anche Jamie Dimon, CEO di JP Morgan, sarebbe ora coinvolto nell’inchiesta tanto che, nel mese di maggio, dovrà fornire la propria testimonianza giurata, relativamente alla motivazione per la quale il suo istituto abbia mantenuto Epstein tra i clienti fino al 2013 (il primo fermo del magnate, sempre riconosciuto colpevole di trafficare con ragazzine, risale infatti al 2006 ma, nonostante questo, non risulta che JP Morgan abbia mai preso alcun provvedimento nei suoi confronti). Alla banca, intanto, il giudice Jed Rakoff ha ordinato di consegnare ogni documento, antecedente il 2006, contenente materiale che coinvolgerebbe Dimon e l’ex consigliere generale Steve Cutler.

Anche se l’indagine potrebbe addirittura coinvolgere la tedesca Deutsche Bank, in quanto istituto dove Epstein (dal 2013 al 2019) avrebbe trasferito ogni suo conteggio finanziario, l’eco di nomi così “potenti” nei movimenti del finanziere americano lascia intravedere la probabilità che vi saranno ulteriori depistaggi e/o ritorsioni, prima che – un giorno, forse –  la verità emerga completamente.

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Fonti online:

ByoBlu (testata giornalistica ed emittente televisiva nazionale; articolo di Michele Crudelini del 03 aprile 2023), Elle, Gazzetta del Sud online, Il Mattino, Milano Finanza, The St. Thomas Source, Law & Crime, Financial Times, Verità&Affari.

Canale YouTube: La7 Attualità, Reuters.

Antonio Quarta

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

Il Corriere Nazionale

Note di riferimento:

  1. Lo stesso AG (Attorney General, trad.: Procuratore generale) che, pochi mesi prima, aveva citato in giudizio anche Epstein, riuscendo a chiudere il processo con un patteggiamento costato al tycoon 105 milioni di dollari.

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