Principale Arte, Cultura & Società Mariangela Cutrone racconta il suo libro di poesie: “Le parole empatiche”

[Intervista] Mariangela Cutrone racconta il suo libro di poesie: “Le parole empatiche”

Mariangela Cutrone, in arte Mary Empatika, è originaria di Palo del Colle (BA) e, nonostante si sia trasferita da cinque anni in Abruzzo, porta la Puglia e il suo sole sempre con sé. È una giornalista freelance di cultura, salute e benessere, blogger e poetessa, oltre che educatrice. Dal 29 gennaio 2023 sarà disponibile in tutte le librerie d’Italia e negli store online il suo libro di poesie “Le parole empatiche” della casa editrice Poetica (gruppo Santelli).

Come nasce Mary Empatika?

La scrittura è una delle mie più grandi passioni. Già dall’età di 17 anni ho cominciato a raccogliere “parole tradotte in versi” su pezzi di carta che erano sempre sparsi qua e là nella mia stanza e che sentivo l’esigenza di esprimere. Le chiamo in questo modo piuttosto che semplicemente “poesie” perché per me sono quasi canzoni, attraverso cui veicolo i miei stati d’animo e il mio forte interesse nei confronti del genere umano e delle relazioni tra gli uomini, quindi in un’unica parola: l’empatia. Questo sentimento è stato da quel momento in poi il mio più grande alleato, che mi ha aiutato a superare le situazioni difficili e tormentate che accadono a tutti nella vita.

Di conseguenza, è stata l’empatia anche la tematica che ho scelto nel 2017 per la mia tesi di Laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione. Successivamente è diventata anche protagonista dei miei blog: “Movimento empatico, trasformatosi in “Empaticamente”, che è stato pubblicato su Seven Blog dell’agenzia letteraria Tlà Comunicazione di Debora Borgognoni e Fabio Muzzio e “Le parole empatiche” che nel tempo si è concretizzato nell’omonimo libro di poesie, delle quali la maggior parte sono inedite, mentre poche altre è possibile trovarle già online.

“Le parole empatiche” raccoglie ben trentacinque poesie. C’è un filo conduttore che le lega?

La raccolta nasce come una trilogia di silloge di poesie, quindi al suo interno è di sicuro rintracciabile un filo conduttore, ossia l’incontro con l’Altro, con l’Anima Eletta. L’Anima Eletta rappresenta quella persona che ti cambia la vita e ti lascia un segno, attraverso la quale si effettua una sorta di rispecchiamento, di immedesimazione che ci permette ritrovare e scoprire parti del nostro essere, che siano positive o negative. Ci sono incontri che accettiamo tranquillamente perché hanno per noi una valenza costruttiva, ma ce ne sono altri che, invece, tendiamo a voler allontanare elevando un muro incontrastato e che non vogliamo accogliere in quanto ci mettono in discussione con il mondo circostante e con quello interiore.

Nel libro hai inserito anche tre “riflessioni”, in una delle quali parli degli Specchi. Qual è il senso dietro la metafora?

A mio avviso tutti quanti nel corso della vita veniamo a contatto con gli “Specchi”, che altro non sono che le persone: possono essere “grandi specchi” o “piccoli specchi”. I primi sono quelli che ci rimangono impressi, come i mentori, le guide spirituali o i maestri ma anche i propri amanti o i figli, che cambiano le nostre giornate rendendole migliori. “Nulla è come prima” è, infatti, una delle poesie che si riferisce a loro, agli insegnamenti e alle emozioni indescrivibili che ci donano e che nutrono la nostra anima. I secondi, al contrario, sono quelle persone che toccano appena la nostra esistenza rimanendone ai margini, quelle per cui proviamo astio e che ci arrecano irrequietezza, ma che comunque sono funzionali a riconoscere chi vale la pena avere accanto e chi no.

L’altra riflessione, intitolata “Sfumature inedite”, tratta il topos letterario del fanciullino. Che messaggio vuoi lanciare?

Ho inserito questa ulteriore tematica perché credo che in ognuno di noi ci sia un fanciullino da coltivare e mai dimenticare soprattutto nell’età adulta. Nella mia visione il fanciullino è la parte creativa e vitale che tutti ci portiamo dentro e che va mantenuta attiva, affinché possa sempre aiutarci a osservare il mondo con lenti colorate e ad abbandonare le sfumature grigiastre del caos e della frenesia quotidiana che ci impediscono di riconoscere e godere della bellezza. Nelle nostre giornate bisogna cercare di essere giocosi perché solo giocando si possono inseguire le proprie passioni, affrontare le difficoltà e i dubbi con una marcia in più. Il messaggio che voglio, quindi, lanciare è piuttosto un’esortazione a prenderci meno sul serio per vivere tutto quello che ci accade in maniera inedita.

Un focus speciale è dedicato alla libertà delle parole. Perché? Ritieni che spesso non lo siano?

Sì, molte volte ci autocensuriamo e lo facciamo perché temiamo il giudizio altrui. Credo che ci siano tantissime persone che inconsapevolmente esprimono le proprie considerazioni e stati d’animo seguendo gli standard che il sistema detta, anche per evitare di opporsi al pensiero comune. Invece, le parole devono essere libere ed usate in piena libertà. Anch’io quando ero piccola, comunicavo difficilmente le mie emozioni e la scrittura mi è servita tanto per allontanarmi dalla paura di espormi e di entrare in contatto con la mia profondità emotiva. Maturando, sono riuscita a comprendere quanto sia utile esternare ciò che si prova. Purtroppo al giorno d’oggi siamo maggiormente predisposti a razionalizzare tutto, quindi, siamo più vicini alla ragione che al sentimento. Le parole, però, non possono essere frutto di una logica prestabilita, ma devono nascere dal sentire e dall’anima, supportandoci nel tirar fuori le nostre idee e le nostre sensazioni.

Di solito le parole sono in connubio perfetto con la musica e, infatti, il tuo libro si conclude con una consigliata playlist di canzoni da accompagnare alla lettura dei versi. Come mai questa scelta?

Io amo la musica, è la colonna sonora della mia vita. Sia mentre lavoro, scrivo o gioco con mio figlio, la musica è sempre presente perché è per me fonte di ispirazione. Tocca quel lato particolarmente sensibile di me che mi fa vibrare l’anima e provare emozioni uniche. Mi definisco una mancata musicista (ride, ndr); ho sempre frequentato il mondo musicale: amo andare ai concerti, il mio compagno e molti miei amici sono musicisti e anche mio figlio di tre anni ha cominciato ad approcciarsi allo strumento della batteria. Ho pensato, perciò, di unire ai versi una playlist con tutte le canzoni che sono state le mie compagne di viaggio nella loro stesura, come Alive di Pearl Jam, Poison Heart dei Ramones, April Fool di Patty Smith, Forward Word dei Foo Fighters e Kashmir dei Led Zeppelin.  Credo in un certo senso di essere molto in debito nei confronti di quelle band per avermi permesso di realizzare un lavoro del genere che rappresenti me in toto. In particolare, nell’elenco troverete anche una band torinese, i Five Ways to Nowhere, che è stata una scoperta fondamentale per il mio percorso creativo, con cui ho avuto una sorta di imprinting.

Leitmotiv della tua raccolta è anche l’idea della Purezza.

Come poetessa mi ritengo una persona molto inquieta, che va alla costante ricerca della purezza intesa come Verità. Ho sempre la necessità di conoscere la Purezza e di coglierla nella bellezza che è dentro di noi, perché siamo tutti esseri duali e dobbiamo solo ritrovarla ogniqualvolta la smarriamo. Io la ricerco nei piccoli gesti quotidiani che ti possono cambiare prospettiva e umore e la rivedo nelle persone spontanee e genuine, che non hanno timore di mostrare il loro lato vulnerabile. Ecco, mostrare questo lato, molti pensano sia sinonimo di debolezza e, invece, per me è un valore aggiunto. In tal senso la maternità è stata una chiave di svolta: ho notato che da quando ho messo al mondo mio figlio, sono rinata e lui mi restituisce ogni giorno quella purezza che mi mancava, rendendomi vera e autentica.

Nel 2022 “vivere in arte”, come il titolo di una tua poesia, si può?

Sì, ma non è semplice. Molte volte quando la gente mi chiede “di cosa ti occupi?” e io rispondo “sono una scrittrice”, quello che ottengo è una faccia strana o scettica perché ritengono che l’arte e la scrittura non siano una professione. È un controsenso, però, e soprattutto in Italia, che è la patria di noi artisti eppure spesso non veniamo valorizzati per il lavoro che facciamo. Nonostante ciò, posso affermare di essere estremamente orgogliosa di aver fatto delle mie passioni il mio mestiere perché essendo ciò amo per me non sarà mai un peso, anzi una fortuna. Vivo con i miei sogni che si nutrono di Arte e lo consiglio a tutti.

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