Principale Arte, Cultura & Società Il giudice Morelli riscopre l’illuminista Verri in Giovanni Battafarano

Il giudice Morelli riscopre l’illuminista Verri in Giovanni Battafarano

Siamo nell’amenità culturale, non è la solita presentazione del libro, ma in questa indagine su Pietro Verri e quel fermento di fine Settecento milanese emerge l’accostamento tra il poliedrico intellettuale del passato e il senatore Battafarano che su Verri ha fatto da giovane la sua tesi di laurea in Lettere.
giudice Morelli

È proprio il dott Antonio Morelli, già giudice istruttore e poi presidente del Tribunale di Taranto, a fare questo accostamento con una approfondita analisi del debito formativo. Secondo questo fine intellettuale, che sussurra ai poeti dopo aver lasciato per quiescenza lo scranno del giudice, il debito riguarda ognuno di noi è il debito verso sé stessi. Quello che volevamo conoscere, fare e non ci siamo riusciti.

L’operazione letteraria di Giovanni Battafarano in questa edizione del libro: “Il dolore è il principio di ogni uman genere” il pensiero estetico di Pietro Verri, secondo il magistrato è un ritorno, con tutto l’aggiornamento bibliografico a quel periodo giovanile in cui si scoprivano in propri talenti. Ed ecco che il Verri illuminista, amministratore pubblico, politico liberale, fine intellettuale, giornalista, cultore delle belle arti diventa una sorta di deux ex machina, che orienta il giovane studente Battafarano che oggi ritorna ad omaggiarlo dopo una vita passata nella politica cittadina anche da Sindaco e poi Senatore e viceministro. Ecco un debito formativo pienamente risarcito.

In questa intervista fatta a Giovanni Battafarano abbiamo approfondito il Pietro Verri illuminista, ora nel resoconto della presentazione di ieri sera, presso la Libreria Mandese in Via Liguria, ci piace riportare alcune suggestioni che ci possono riguardare.

Giovanni Battafarano

È attuale parlare di Verri dopo 250 anni? Dopo la presentazione di ieri potremmo rispondere certamente sì. Soprattutto per quella propensione degli intellettuali del Caffè milanese e dell’Accademia dei Pugni, di mettere la cultura, la scienza, le belle arti a disposizione del popolo. Da questo vaso esce fuori la politica, il saper ‘fare’ nella società, la divulgazione, la comunicazione.

Noi ci siamo in questo percorso, lo facciamo nostro, ci sentiamo da ieri ‘verristi’. In effetti tempo fa, sicuramente senza conoscere Verri, celebravamo gli urbanisti del ‘700 che tracciavano le linee e le regole che hanno preservato, tranne il sud, tutto il paese e soprattutto i centri storici. Centra il movimento di Verri? Ora possiamo dire di sì.

L’altra suggestione è l’estetica secondo Verri. Il giudice Morelli riesce a tradurre il tema, apparentemente accademico, riportando il senso dell’estetica legata all’esplosione della primavera con i suoi colori, nella realtà come nell’arte.

Dobbiamo dare atto a Giovanni Battafarano di aver fatto questa operazione culturale per riportare un classico tra noi. Possiamo concludere questo articolo che non intende racchiudere l’intera serata, con un’altra suggestione. La preside Marcella Battafarano parla di intellettuali oggi rispetto a quella meravigliosa esperienza di secoli fa.

Possiamo dire questo: a bere alla fonte del sapere – basta osservare la platea di ieri o di altre presentazioni di libri o eventi similari -, c’è sempre una folla di ultrasessantenni. Ripensare a Verri e a tutti i classici del passato potrà essere utile per parlare ai giovani, ma deve cambiare la scuola, passare da un insegnamento che insiste sull’autocelebrazione del tema e del professore a mettere lo studente al centro dell’apprendimento, allora è possibile attivare ricerche autonome, lavori di gruppo, trovare risorse comunicative, ecc. Forse il politico Verri vorrebbe questo approccio e non solo assemblee di intellettuali.

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