Principale Arte, Cultura & Società Sport & Motori Le squadre materasso non esistono più: Arabia Saudita, Giappone, Iran, Senegal!

Le squadre materasso non esistono più: Arabia Saudita, Giappone, Iran, Senegal!

Calcio sociale: “Fattore Campo”, il progetto BKT-Havas e Lega Serie B per ridare lustro alle città del campionato

Dario Patruno

Se mai ci abbia sfiorato l’idea della esistenza ancora delle squadre facili da battere, questo mondiale dimostra che il calcio è così popolare che anche nazionali calcisticamente giovani dispongono già di giocatori dai piedi buoni, capaci di apprendere i fondamentali in tempi rapidi e figurare al top della Scala del calcio mondiale, oggi in Qatar.

Quando ci tocca vedere per la seconda volta consecutiva il mondiale senza l’Italia, perdiamo quella voglia di appassionarci e andiamo alla ricerca di quei giocatori stranieri che militano nelle squadre che giocano nelle 32 nazionali ammesse al mondiale in cui l’Europa la fa da padrone con 13 squadre, l’Asia ne ha 5 (compreso il Qatar paese ospitante), anche l’Africa ne ha 5, il Sudamerica 4, Il Nord-centro America 4 e l’Oceania è rappresentata dall’Australia.

Naturalmente speriamo che i nostri beniamini stranieri che militano nelle squadre di club di A e B tornino sani dalla trasferta al Mondiale per non compromettere i campionati italiani e i piani di presidenti, allenatori e direttori sportivi che programmano il mercato di gennaio, definito per antonomasia mercato di riparazione.

Pertanto le tre partite che ogni giorno ci vengono donate in diretta da mamma RAI aumentano i rimpianti, ma francamente non scalfiscono il giudizio su una nazionale che deve trovare nei vivai di casa nostra le motivazioni per risorgere. Le scuole calcio devono rifiorire con nuovo slancio e vedere giocare in serie B e C squadre di piccoli comuni con ragazzi che mettono l’anima in campo per ben figurare rincuora e rende il calcio come sport godibile, giocato da professionisti. Se pensiamo alla nascita dell’Albinoleffe, forse la storia del calcio diventa maestra di vita negli oratori all’ombra di un campanile. Allenatori che non hanno paura di schierare giovani diciottenni rende ancora più credibile un mondo che in passato ha avuto fenomeni corruttivi non edificanti. Calciopoli come tangentopoli è un fenomeno umano che come la mafia “ha un inizio e una fine” ci ricordava Giovanni Falcone.

Non ci resta che aspettare fiduciosi che le scuole calcio crescano con dirigenti e direttori sportivi lungimiranti e autorevoli.

Il lavoro serio dei club paga anche se non nel breve periodo e forse limitare la presenza degli stranieri nel nostro calcio può essere una soluzione, reintrodotta cum grano salis ,sapendo che i ragazzi devono essere educati a praticare lo sport come divertimento e dopo se qualcuno emergerà non potrà venir meno lo spirito ludico e il piacere, perché la professionalità nasce da una autodisciplina che nasce in famiglia e si trasmette in campo e serve di esempio agli spettatori sugli spalti.

Questo è il calcio che amo e che voglio continuare a vedere, tifoso sfegatato e abbonato alla Tribuna ovest con la Bari, per sempre seguace.

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