Principale Arte, Cultura & Società Nella commedia “Mest Giacchine u’ scarpère” il “verismo” di Nicola Scalera

Nella commedia “Mest Giacchine u’ scarpère” il “verismo” di Nicola Scalera

Grande successo della compagnia teatrale I ComuncAttori REDAZIONE ALTAMURA - ALTA MURGIA

Foto di copertina: Da sx: Saverio Loudice; Ines Costantino; Sante Giustino; Angela Acquaviva; Marta Loiudice; Franco Scalera; Mariella Gallo; Anna Chironna; Franco Miglionico; in primo piano: Nicola Scalera (foto Grazia Lorusso copyright)

Ancora una volta il commediografo Nicola Scalera si palesa un prolifico autore della “lingua altamurana”. Non dimentichiamo che il dialetto è la lingua del cuore, dell’intimità, della comunità locale ad ogni latitudine.

Il parlante dialetto si sente parte integrante del territorio; le sfumature linguistiche, gli ammiccamenti veicolati dalla postura, dai gesti sono espressioni che accompagnano il dialogo; tutti questi elementi costituiscono un linguaggio verbale e mimico.

La commedia rappresentata per la prima volta sabato e domenica 12-13 novembre 2022 ha riscosso un immediato successo di pubblico e di plauso.

Con quest’ultimo capolavoro teatrale l’autore giunge a quota “10”; tutte opere di grande successo della compagnia teatrale “I ComunicAttori”.

La sua vena artistica è inesauribile. La sua fonte è sempre il teatro della strada, da dove raccoglie a piene mani. Questa volta l’ambientazione è il claustro negli anni Cinquanta del ‘900, scenografia realizzata dal valente artista Giovanni Carlucci: luogo definibile “condominio orizzontale”, dove tutte le abitazioni sono a piano terra e nel sottano, le cui famiglie sono legate da vincoli di solidarietà.

Da sx: Oronzo Petronella; Marta Loiudice; Sante Giustino (foto Mimmo Dibenedetto copyright)

I fatti propri, sulla bocca di tutti sia nel bene che  nel male,  erano in passato  condivisi in una quotidianità senza tempo.

Nicola Scalera riesce ad impostare i dialoghi con un “verismo” senza fronzoli; si dimostra psicologo ed intrigante. Gli ingredienti dialogici a volte ingenui rivelano  invece  ammiccamenti a pettegolezzi.

E’ qui che le scene si fanno più interessanti e sale l’attenzione del pubblico che divora con gli occhi e l’ascolto ogni sequenza. Chi ha vissuto quegli anni, e siamo verso l’estinzione di quella generazione, ha rivisto il passato.

Oronzo Petronella e Ines Costantino (foto Grazia Lorusso copyright)

Il dialetto, per quanto limitato nella sintassi, esprime appieno i sentimenti.

La commedia di “Mest Giacchine u’ scarpère” messa in scena da Nicola Scalera propone uno spaccato di quella metà del Novecento, di gente analfabeta, ingenua ma nel contempo diffidente, pronta e in modo corale a superare le difficoltà economiche con atti solidali.

Bravi tutti gli attori; ormai  professionisti. Sono tutti cresciuti insieme con l’autore.

Ai protagonisti  un meritato plauso: alla bravissima Marta Loiudice nelle vesti della moglie di “Mest Giacchine,” interpretato a sua volta  dal simpatico Oronzo Petronella.

Suggeritore: Franco Miglionico; impianto fonico Discord di Nino Savino.

 

 

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