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Gioventu’

Se consultiamo un vocabolario di lingua italiana, alla voce “gioventù”, leggiamo: ” periodo della vita nel quale l’individuo sviluppa e accresce il suo carattere”.

Quest’annotazione, però, potrebbe farci cadere in luoghi comuni; ma da un vocabolario non si può pretendere di più. Evidentemente, la “gioventù” ha un contenuto molto più complesso e articolato. Non solo essa rappresenta l’intervallo più breve e intenso dell’esperienza umana ma modella anche quelle attitudini che seguiranno l’uomo per tutta la vita.

Quindi, questa età non è da valutare solo come uno dei periodi biologici dell’esistenza, ma anche sotto un profilo che offre valutazioni d’analisi e meditazione. Tuttavia, essa non è neppure da intendere come l’intervallo felice della vita che non torna più. Premesso che l’uomo inizia a invecchiare già dal momento in cui vede la luce, la gioventù è, piuttosto, il ponte verso la maturità. Ci riferiamo, tanto per non essere fraintesi, a quella mentale.

Non di rado, i primi contatti del giovane con la società non sono dei più appaganti; la naturale inesperienza può provocare false interpretazioni di molte manifestazioni della vita. Se, poi, si è convinti che l’esperienza sia da vagliare come la conseguenza di una serie d’errori, allora gli anni della gioventù non sembrerebbero destinati a prospettare una regola di vita. Nella “gioventù” si dovrebbe individuare, invece, il senso di dinamismo dell’esistenza. Anche se, purtroppo, non sempre è così.

Saranno i giovani del nuovo Millennio, uomini di domani, capaci d’affrontare un mondo che rifiuta, in definitiva, i valori sterili e le apparenze? Quest’interrogativo non è d’agevole risposta. I dubbi implicati restano molti. Solo il modo di agire, comparato col tempo vissuto, potrà sancirlo.

Giorgio Brignola

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