Principale Politica Chiediamo una pace perpetua perché duri, si può e si deve!

Chiediamo una pace perpetua perché duri, si può e si deve!

Dario Patruno

Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron nei giorni scorsi, incontrando in visita di Stato, il Papa gli ha regalato la prima edizione francese del 1796 dell’opera Per la pace perpetua (Progetto filosofico)” scritta da Immanuel Kant nel 1795 in lingua tedesca “Zum ewigen Frieden”.

Aveva oltre sessantanni il filosofo quando la scrisse e ironicamente il piccolo saggio prendeva spunto dall’interrogativo “Se questa iscrizione satirica posta sull’insegna di un oste olandese, nella quale era dipinto un cimitero, valga per gli uomini in generale o in particolare per i sovrani non mai sazi di guerra, oppure valga solo per i filosofi, che vagheggiano quel dolce sogno, può lasciarsi indeciso.” Certo la Pax perpetua motto di un camposanto dava l’idea di una pace che riguarda i morti. Ma la pace perpetua non è quella del cimitero ma una pace tra vivi che deve prendere il posto degli “armistizi” ed è un dovere, possibile, da realizzare per gradi in cui l’idea del dovere implica l’esclusione di ogni attesa passiva e di ogni indugio e rimando.

L’opera non aveva come destinatari solo i filosofi ma i governanti degli Stati in particolare quelli europei che per esperienza diretta il filosofo descriveva come mai sazi di guerre.

L’attualità di questa opera oggi più che mai, lancia un monito per l’Europa dei popoli. Nel concetto di pace è contenuta l’accezione di “eterna” perché non può esservi una riserva mentale su una futura guerra e dal secolo scorso siamo già alla terza guerra, non ancora mondiale ma poco ci manca.

La grande e sconvolgente attualità arriva quando Kant afferma “Nessuno stato indipendente (non importa se piccolo o grande) può venire acquistato da un altro per successione ereditaria, per via di scambio, compera o donazione. Uno Stato cioè non è (come il territorio su cui ha la sua sede) un bene (patrimonium): è una società di uomini, sulla quale nessun altro fuori di essa può comandare e disporre.”

Lo Stato è una società, una “persona morale” non una cosa o una forza. Quanta attualità sulla guerra tra Russia e Ucraina.

Ne consegue che devesi applicare il principio contenuto nella seconda formula dell’imperativo categorico “Agisci in modo da trattare l’umanità così nella tua persona come nella persona di un altro sempre nello stesso tempo come fine e non mai unicamente come un mezzo”.

Auspicava che gli eserciti permanenti (miles perpetuus) con il tempo devono con il tempo interamente scomparire perché costituiscono una minaccia permanente. Utopia? No, sano realismo di un grande filosofo e politologo.

Oggi chi riprende questi programmi con sano realismo?

Mi addolorano le migliaia di vittime, in particolare tra i bambini, e le tante distruzioni, che hanno lasciato senza casa molte persone e famiglie e minacciano con il freddo e la fame vasti territori. Certe azioni non possono mai essere giustificate, mai! È angosciante che il mondo stia imparando la geografia dell’Ucraina attraverso nomi come Bucha, Irpin, Mariupol, Izium, Zaporizhzhia e altre località, che sono diventate luoghi di sofferenze e paure indescrivibili. E che dire del fatto che l’umanità si trova nuovamente davanti alla minaccia atomica? È assurdo. Che cosa deve ancora succedere? Quanto sangue deve ancora scorrere perché capiamo che la guerra non è mai una soluzione, ma solo distruzione? Questi interrogativi di Papa Francesco posti all’Angelus del 2 ottobre non trovano ancora risposta.

Come uomo prima che come cristiano mi vergogno. Spero che Biden riesca a convincere Zelenski ad accettare una pace duratura passando per un cessate il fuoco che faccia trascorrere il Natale in pace e al caldo, chiuda il 2022 con la parola silenzio perché tacciano le armi e prevalga il pensiero.

Mentre scrivo, giunge notizia che le truppe russe si stanno ritirando da Kherson, creando per la prima volta lo spiraglio per un negoziato. GIANLUCA DI FEO su la Repubblica riporta che “È una scelta militare, che prende atto delle debolezze dell’armata russa, ma soprattutto una decisione politica. Vladimir Putin ritira le sue truppe da Kherson, creando per la prima volta lo spiraglio per un negoziato. Il fiume Dnipro offre infatti la linea per un cessate il fuoco: un confine geografico netto tra i due eserciti. “La Russia non ha mai rifiutato di condurre negoziati con l’Ucraina ed è ancora pronta, tenendo in considerazione la realtà emergente”, ha dichiarato la portavoce degli Esteri Maria Zacharova.”

E’il momento in cui le armi della diplomazia devono scendere in campo in maniera mirata e massiccia utilizzando la mediazione del Vaticano, sempre disponibile, inducendo i contendenti a convincersi che trattare conviene ad entrambi per evitare morti, feriti, carestia, mancanza di energia elettrica e gas. Il generale inverno sta arrivando, l’urgenza dell’ora non ammette pause, il buio deve lasciare spazio alla luce dei negoziati, ad una pace duratura, alla vittoria della ragione sulla follia.

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