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Quel testimone tricolore

Quel testimone tricolore

di Evelyn Zappimbulso

Spalle dritte avvolte nel tricolore, composto ed emozionato, palmi all’insù, un passo avanti rispetto ai suoi compagni presenti in piazza della Vittoria in rappresentanza di tutte le scuole di Taranto, così uno studente dell’Istituto “Ugo De Carolis” ha accolto tra le sue mani la nostra bandiera nel giorno in cui in tutta Italia si celebra l’unità nazionale e la festa delle Forze Armate: il 4 novembre.

Non è un caso che quest’anno, tra i tanti istituti scolastici tarantini candidati alla consegna della bandiera italiana, sia stata selezionata una Scuola che porta il nome e il ricordo di un carabiniere insignito con Medaglia al Valore, vittima delle fosse Ardeatine e che ospita tra i banchi la gioventù di uno dei quartieri più fiaccati e resilienti della città, i Tamburi.

Un gesto, un simbolo, un passaggio che viene condiviso in oltre 35 città d’Italia per il 4 novembre e che viene rinnovato in altre giornate dell’anno scolastico ad opera di club service, associazioni e organizzazioni. Donare la bandiera, consegnarla brevi manu da chi rappresenta le Istituzioni ad uno studente ha un valore fermo e forte. Come a dire “ora tocca a voi”, portate avanti e in alto i vessilli della nostra democrazia, i principi per cui hanno lottato, fino a perdere la vita, i vostri e nostri nonni patrioti.

Il tricolore non ha sbiadito i colori, nonostante i suoi 225 anni compiuti il 7 gennaio 2022; porta il rosso sangue versato in guerra, il verde per ricordare i nostri prati e il bianco delle nevi perenni delle alpi. I ragazzi di tutte le Scuole, in cui è obbligatorio, dal 1 settembre 2020, l’insegnamento della educazione civica, lo sanno; conoscono bene il significato di quei tre colori che ci rappresentano ovunque.

Prima che il simbolo della Nazione, del popolo italiano e delle libertà conquistate, riassunte e normate dalla Costituzione italiana, è il simbolo che ha accompagnato il cammino del nostro Paese nei momenti bui e luminosi. Passarlo con atto solenne pubblico nelle mani di quello studente tarantino gonfio di orgoglio in piazza della Vittoria, vuol dire che sopra tutta la storia, la letteratura o la geometria che quotidianamente impegnano i nostri ragazzi, ci deve essere amore. Amore per un impegno condiviso di legalità; amore per i simboli che ci fanno sentire uniti; amore per la nostra città e, ovviamente, amore per la Scuola.

Chi rappresenta ai loro occhi lo Stato, e quindi soprattutto un insegnante, ha innanzitutto l’obbligo di instillare nei giovani studenti i valori veri racchiusi in quel tricolore. Valori di umanità e impegno, scomodi in una visione di vita veloce e liquida, ma che alla lunga premiano chi persevera, con fiducia e amore, appunto, semplicemente svolgendo il proprio lavoro quotidiano, che inevitabilmente diventa bene moltiplicato per l’intera nazione.

Conservare la prassi di esporre la bandiera durante le feste nazionali ha un fondamento storico. Affidarne la custodia ad uno studente, perché lo porti nella sua Scuola significa promettere ai giovani che lo Stato ti è amico sempre, con la consapevolezza che il lungo cammino che ha portato alla costruzione della Repubblica, libera e democratica, non finisce qui. Anzi, come in ogni grande famiglia che si rispetti, ora tocca ai giovani stare al timone.

E chissà che lo studente emozionato di ieri in piazza della Vittoria, che ha abbracciato per tutti i ragazzi delle Scuole di Taranto la bandiera italiana, raccontando ai compagni la sua esperienza facendo ritorno in classe, non riesca, semplicemente mostrando la sua emozione, a spiegare a tutti che gran simbolo è quel lembo di stoffa color “verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni” (art. 12 Costituzione Italiana).

Evelyn Zappimbulso Vice Direttore Corrierepl.it

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

Corriere Nazionale

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