Principale Arte, Cultura & Società Musica, Eventi & Spettacoli Vivere la musica dopo la pandemia: Intervista a Stefano Siciliano

Vivere la musica dopo la pandemia: Intervista a Stefano Siciliano

Intervista a cura del Direttore Daniela Piesco

I futuristi teorizzavano un mondo in cui si fa musica con i rumori e in parte avevano ragione se ripenso ad un racconto del 1953, The Preserving Machine,nel quale Philip K. Dick immaginava una realtà in cui, con lo scopo di salvaguardare il patrimonio della musica classica in prossimità dell’apocalisse, uno scienziato trovava il modo di convertire le partiture dei grandi compositori europei in animali in grado di riprodursi e lottare per la propria sopravvivenza ma,per chi non lo avesse letto,devo dire che non va a finire affatto bene.

Senza scomodare le avanguardie e la fantascienza, l’intera storia della tecnologia è piena di invenzioni inattese che hanno impresso un cambiamento profondo al nostro rapporto con la musica.

Altre volte invece sono gli eventi epocali a cambiare molto velocemente il modo in cui l’uomo fa musica: le guerre, le crisi economiche e le pandemie di cui purtroppo ne sappiamo tutti qualcosa .

Negli ultimi tempi la conversazione più comune tra chi si occupa di musica ha riguardato, spesso in maniera drammaticamente contingente, il tema della musica di domani.

Che cosa cambierà per chi suona e per chi lavora nel mondo della musica? Come sarà la musica nel mondo che ci aspetta?

Ebbene nel tempo sospeso tra pandemia e crisi russo ucraina, proviamo ad immaginare il suono in cui vivremo (citando al futuro il titolo di un libro di Franco Fabbri). Non prosasticamente il “dopo” più immediato ma spingendo lo sguardo oltre l’orizzonte, verso un futuro più indistinto che, proprio perché è più remoto, ci appare più immaginabile sulla base di quello che sappiamo del presente e del passato.

Proviamo ad indovinare come sarà la musica del futuro e soprattutto che ne sarà della musica nel futuro con il bravissimo e talentuoso Stefano Siciliano

Stefano Siciliano classe 1986 (AKA stefa voice)
è uno speaker vocalist e manager di ESSENTIAL AGENCY. Inizia la sua carriera di vocalist a 17 anni girando vari locali e collaborando con tutte le discoteche del Sannio come vocalist e show man.
Vanta esibizioni nei club più esclusivi italiani come quelli di Milano,Gallipoli,Firenze e Palermo
Ha affiancato con la sua voce i djs internazionali più rinomati d’Italia e d’Europa

www.essentialagency.com

L’intervista

Cosa ti ha spinto a fare il vocalist?Quali sono state le esperienze che ti hanno maggiormente formato?

La figura del vocalist è una figura che sta scomparendo nel mondo del club e dal mondo dei dj set un po’ più underground dove si da più spazio alla musica.Sicuramente nei contesti più commerciali è una figura fondamentale in quanto anima ulteriormente la serata e parlando da un punto di vista organizzativo,devo dire che assume un ruolo fondamentale soprattutto quando si organizzano degli eventi con dei tavoli: giocoforza all’interno della serata bisogna salutare i privee.Si salutano le persone ivi presenti che apprezzano molto il fatto di diventare ‘protagonisti’ della serata in quel frangente e ciò giova anche dal punto di vista più prettamente economico e consumistico . Difatti tendono a fare molte più ordinazioni .Inoltre il lavoro del vocalist è importante quando ci sono degli ospiti da presentare prima che iniziano a suonare in consolle.Ecco si può definire il vocalist come la voce guida di ogni evento che aumenta, con la sua energia,quella degli altri fino all’unisono .
Le esperienze che mi hanno maggiormente formato, ovviamente, provengono dalla mia gavetta di animatore.Io sono partito facendo l’animatore. Da quando avevo praticamente 10anni, nei campi solari, controllavo i bambini più piccoli di me .Poi piano piano ho iniziato a fare cose diverse fino ad approdare nei villaggi turistici.Ho fatto prima l’animatore,poi il capo animatore creando successivamente un mio staff.Ecco la formazione nel villaggio è stata fondamentale per creare empatia con le persone.Poi da lì ho iniziato a presentare eventi e quindi a trovarmi in discoteca.Ad oggi,quello che ti posso dire, è che si trovano molti meno vocalist che dj.Di dj ne trovi tantissimi.Io ho un agenzia (Essential agency)e facciamo in media 12 eventi a settimana tra feste private diciottesimi, wedding, feste di laurea e altre serate e abbiamo molta più difficoltà a trovare animatori che dj.A tal proposito,attraverso il tuo giornale vorrei fare proprio un appello: contattateci perché ne abbiamo bisogno e noi ci preoccuperemo della formazione anche da questo punto di vista.

Quali sono state le tue influenze artistiche?

Pensando alla figura del vocalist, come la intendo io, che non è semplicemente colui che parla al microfono ma è il front man di un evento che sta davanti al dj e che crea lo spettacolo anche con delle ballerine , sicuramente mi viene in mente Freddy Mercury.Sono stato molto influenzato dai Queen ma anche da Micheal Jackson.Certo loro sono cantanti ed io non faccio il cantante anche se su alcuni pezzi mi capita pure di cantare,però come impatto sul pubblico e tipologia di spettacolo devo dire che mi piacerebbe lasciare il segno come loro.

Quali sono i tuoi rappers preferiti?

Premetto una distinzione importante,io ho 36 anni e sono nato a pane e articolo 31,Jay Ax,dj Jadd insomma il vero rap e hip-hop nato in Italia,come pure Tormento ,Neffa e i Sottotono che hanno suonato nel periodo d’oro del ‘genere rap’.Poi,il discorso è cambiato in favore di artisti più commerciali fino all’ascesa della musica trap che non è rap ma un’altra storia più cantata.Quindi rispondo alla tua domanda dicendoti che ascoltando Jay Ax ho deciso di fare il vocalist.Infatti,ricordo,che da piccolo giocavo con mio fratello gemello (Francesco Siciliano) e mentre lui faceva il dj imitando quello degli articoli 31 io facevo il vocalist e sapevo a memoria tutte le loro canzoni.A 6 anni Francesco faceva finta di suonare e io ero quello che prendeva sempre il microfono in mano anche nelle recite della scuola.Oggi è cambiato tutto.Il genere trap va molto forte.Ci sono 3 o 4 artisti che meritano menzione, il resto sono tutte loro copie: Sfera e Basta, Paki che mi piace tantissimo e in Campania amo Geolier che è veramente il top soprattutto per i testi che scrive. .

Com‘è cambiato il mestiere del dj nell’epoca del digitale?

Il dj prima suonava con i vinili,con i dischi,e ti assicuro che era molto più complesso mettere i dischi in battuta,inoltre il costo dei vinili era ed è altissimo .Oggi le cose sono più semplici: scarichi la musica e le consolle ora sono più equipaggiate, non sono più i giradischi di una volta. Ovviamente prima si vedeva la bravura tout court del dj. Mi spiego meglio: il dj deve operare una selezione musicale e mettere dei dischi in battuta cioè l’utente che balla non deve capire la differenza tra una canzone e l’altra,deve semplicemente, attraverso il mixaggio, ascoltare e non rendersi conto del passaggio.Attualmente con le nuove consolle in digitale attraverso il tasto ‘sinc’ si mettono automaticamente in battuta le canzoni e praticamente potrebbero suonare tutti.Appare evidente che non c’è paragone con i dj del vinile.Vi è di più.Oggi non conta la tecnica perché la tecnologia ha fatto passi da gigante conta solo la selezione musicale e molti non sanno neanche sceglierla.

Appare evidente dalle tue parole che almeno prima il lavoro del dj era fatto di impegno, studio e tanta gavetta. Ma oggi,secondo la tua grande esperienza, come fa un dj o un vocalist emergente ad orientarsi nel mondo delle discoteche e dei club? Quali sono secondo te i fattori che possono determinare il successo di una carriera in questo ambito?

Per fare il vocalist,come detto innanzi, è fondamentale l’esperienza nel villaggio che è quella più formativa ossia fare l’ animatore di contatto, perché è fondamentale il rapporto diretto con le persone ed quello che ti cambia dentro in maniera sostanziale.Ad esempio spesso mi hanno fatto questa domanda e cioè se fosse più difficile suonare dinnanzi a 10 mila persone o dinnanzi a 20. Magari tutti pensano che dinnanzi ad un pubblico molto vasto sia più gratificante.Invece no perché più alto è il numero delle persone e più diventa facile fare la serata perché la tua voce si confonde con la musica da discoteca.La vera difficoltà sta nel fare animazioni davanti a 20 persone che ti ascoltano veramente perché devi cercare di coinvolgerle.
Ai dj emergenti consiglierei invece di avere una buona selezione musicale e soprattutto di seguire le orme di chi ha più esperienza di loro perché possono dare indicazioni fondamentali.

Parlaci del suono che stiamo sentendo dopo la pandemia..

Beh ovviamente la pandemia è entrata nelle parole della musica,molti hanno scritto tante canzoni sul tema e soprattutto molti hanno ‘sfruttato’ il periodo per costruirsi una figura ‘mistica’ e per farsi un nome sui social.Infatti si è creata molta curiosità sia su Liberato che su Dasuprim,artisti nati prettamente per immagine.Quindi questo è stato l’orientamento anche subito dopo con le riaperture ma devo dire che è un atteggiamento che annoia perché il vero fan vuole ascoltare e vedere dal vivo il proprio idolo.E di Liberato infatti si inizia a vedere qualcosina..

La movida è un’opportunità o un rischio per i giovani? Come fare i conti tra la voglia di aggregazione dei ragazzi e il rispetto di chi abita le zone “calde” delle città?Nota fu la polemica a Piazzetta Vari nella nostra città (Benevento)..

Innanzitutto la movida è un’opportunità per i giovani senza dubbio alcuno.Ovviamente mi riferisco ad una movida sana . A Benevento addirittura è stato creato dalle forze dell’ordine il reparto mobile ‘movida’ con proprie volanti considerando e trattando il fenomeno al pari di quello terroristico oserei dire.Questa a mio avviso è una esagerazione.Ovviamente chi organizza gli eventi ha la responsabilità di proporre un divertimento sano tutelando i minori ai quali è fatto espressamente divieto di somministrare alcol nonostante siano clienti e avventori di discoteche o club.
Le polemiche inerenti il centro storico e le cd zone calde, come hai detto tu,è una nota dolente in tutte le città.
Devo ammettere che le ragioni sono da ambo i lati nel senso che ben si comprende l’acredine di chi vi abita in prossimità, in quanto ha il diritto a trascorrere notti tranquille ma dall’altro lato esistono anche i locali ai quali è stata concessa una regolare licenza e che pertanto hanno investito proprio in quelle zone. È un po’ la situazione del cane che si morde la coda: i gestori dei locali dovrebbero prendere accordi con i vari comitati cittadini e trovare soluzioni valevoli per entrambi perché ripeto la ragione sta da tutte e due le parti.

Ma ritornando agli ADOLESCENTI sono A RISCHIO DI ABUSO D’ALCOL?

Ma guarda quando me lo chiedono io resto sorpreso,pare che il fenomeno sia venuto a galla solo oggi.Gli adolescenti sono stati sempre a rischio alcol però prima non se ne parlava così tanto.. Adesso mi sembra che l’argomento vada di moda.Bisogna distinguere tra adolescente minorenne e adolescente maggiorenne , quest’ultimo è libero di fare quello che vuole, ovviamente bisogna bere responsabilmente soprattutto per evitare il flagello degli incidenti stradali del sabato sera.Noi come agenzia (Essential agency) ci occupiamo di trasmettere anche e soprattutto lo scopo sociale della movida lanciando il fondamentale messaggio che almeno uno, quando si è in gruppo, deve restare sobrio per guidare e portare tutti sani e salvi a casa.
Per i minori il discorso cambia radicalmente e vige l’obbligo per i gestori dei locali di chiedere il documento prima della somministrazione.
La tua domanda mi fa particolarmente piacere perché voglio ribadire a chiare lettere che gli animatori che lavorano in discoteca,vuoi il vocalist o il dj, assolutamente non invogliano al consumo di alcol durante la serata.Non si sentirà mai un vocalist fomentare all’uso e all’abuso di alcol.E ciò lo preciso perché spesso e volentieri abbiamo il dito puntato contro.Al massimo diciamo: fate l’amore tutta la notte!

Ergo:finché c’è movida c’è speranza?

Si ! Immagina una città senza eventi e senza serate ! Sapessi quante mail arrivano in agenzia (Essential Agency) per pregarci di fare più eventi.Noi facciamo quello che possiamo,in particolare stiamo creando un evento a settimana che non succedeva da molto tempo presso il Biblos disco,eventi ai quali tu stessa hai partecipato e nei quali hai potuto valutare soprattutto la qualità della musica .

Certamente posso confermare soprattutto la qualità della musica.Stefano parliamo di un importante progetto che hai realizzato recentemente assieme a tuo fratello (Francesco Siciliano).Mi riferisco al docufilm girato con la collaborazione di Luca Tarricone e officina 35.Il messaggio lanciato è quello di realizzare,ad ogni costo, il sogno che sin da bambini si ha nel cuore.Ecco riuscirci,come avete fatto voi,senza rinunciarvi,credo sia di forte stimolo per tutti …

Si hai detto le parole giuste abbiamo creduto nel nostro sogno e stiamo continuando a realizzarlo anche se Checco (Francesco Siciliano) ti direbbe che lo abbiamo già realizzato.Quello che ci tiene vivi è l’ambizione.
Ma vorrei spiegare il perché del docufilm.Noi come agenzia (Essential agency)ogni anno sfruttiamo la fascia estiva e quella di inizio stagione, cioè da settembre in poi(perché avendo una forma mentis scolastica per noi la stagione inizia a settembre anche se l’anno sta per concludersi)per fare uno spot pubblicitario per promuovere un determinato evento(ad esempio un diciottesimo)Quest’anno invece a maggio ho avuto l’idea con Checco(Francesco Siciliano)di non voler più fare lo spot,diciamo classico, perché ormai la gente ci conosce e sa quello che facciamo .Volevo far vedere il dietro le quinte, volevo far vedere i nostri quattro mesi di lavoro da maggio ad agosto e quindi la serata al Sirius con Geolier,il matrimonio,il diciottesimo,il Red party,il sangria party,la festa della birra a Pastene,la serata conclusiva di Città Spettacolo.Nel docufilm c’è tutto questo.Ben quattro mesi di riprese racchiuse in un concentrato di 11 minuti.Colgo ancora una volta l’occasione per ringraziare Luca Tarricone e Officina 35 che hanno gestito tutta la produzione e il nostro manager che gestisce la comunicazione perché in pochi minuti hanno fatto vedere il fulcro di quello che volevamo si vedesse e arrivasse al pubblico.

https://fb.watch/gzS28bZ7Cw/

Quali sono i tuoi progetti in corso e quelli futuri?

Il docufilm si conclude con la scritta Winter season coming.. Stiamo realizzando il progetto ambizioso con il Biblos Disco con un evento a settimana.Ripeto erano 8 anni che non si proponeva a Benevento un concetto di disco così come lo stiamo proponendo noi con musica di qualità in contesti di qualità.Ma soprattutto noi proponiamo un concetto di disco come casa, come famiglia.Mi spiego meglio.Fino a dieci anni fa a Benevento c’erano 3 discoteche aperte contemporanemente e lavoravano tutte e tre non c’era il concetto della discoteca come evento ma semplicemente come luogo di aggregazione sociale.Noi riproponiamo un tema ‘old school’ ossia eventi a puntate . Abbiamo creato il tema del ‘sentiero degli dei’e ogni sabato la serata è dedicata ad ognuno di loro.Abbiamo iniziato con Zeus,poi con Afrodite,Dioniso,poi in mezzo abbiamo avuto la serata dedicata ad Halloween, dove si è registrato,sin dalle prime battute, un sold out e continueremo sabato 12 novembre e per tutto l’inverno. .Le persone sono invogliate a seguire la serie costituita sul sentiero degli dei..
Poi ovviamente stiamo lavorando già da ora per l’estate 2023 perché importante in questo lavoro è anticiparsi.Inoltre collaboriamo attivamente anche con il Comune di Benevento e quindi con Città spettacolo e il BCT.
L’obiettivo è sorprendere sempre ma soprattutto divertirsi perché quando smetteremo di farlo avremo smesso di fare questo lavoro.

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