Principale Ambiente & Salute Le regole per smaltire l’umido in modo corretto

Le regole per smaltire l’umido in modo corretto

A spiegarlo è Lella Miccolis amministratore unico di Progeva Srl, società di Laterza in provincia di Taranto
© Photo Science Library / Agf – Umido per il compost

 

AGI – Come si ricicla bene l’umido? “Intanto c’è da dire che questo è un obiettivo a cui devono tendere sia i cittadini sia le amministrazioni comunali che le società di raccolta, le quali possono essere sia municipalizzate o società che hanno vinto gli appalti pubblici.

Di sicuro è un obiettivo importantissimo per gli impianti che devono poi trattare questi rifiuti e li devono effettivamente riciclare”, risponde Lella Miccolis amministratore unico di Progeva Srl, società di Laterza in provincia di Taranto, la cui mission aziendale è reinserire nel ciclo vitale della natura le matrici organiche rinnovabili di tipo vegetale ed animale nel pieno rispetto dell’ambiente e delle normative che ne regolamentano la gestione.
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L’azienda si occupa in primo luogo di compostaggio, che consiste nel recupero degli scarti organici attraverso la loro trasformazione in un fertilizzante organico chiamato compost. Si tratta di una delle principali realtà aziendali del Sud Italia e Miccolis dallo scorso 7 luglio è anche presidente del Consorzio italiano compostatori, il Cic, organizzazione di 140 imprese senza fini di lucro che si occupa di promuovere e valorizzare le attività di riciclo della frazione organica dei rifiuti e dei sottoprodotti e ha come finalità la produzione di compost e biometano.

Dottoressa, cosa significa riciclare rifiuti organici?

“Significa trasformare un rifiuto in una risorsa che è il compost, fertilizzante che deve rispettare severe normative in materia e deve avere anche un suo appeal sul mercato. Perché ciò avvenga la cosa fondamentale è far bene la raccolta differenziata dell’umido”.

E come si fa a fare bene la raccolta differenziata dell’umido?

“Innanzitutto, spiegando ai cittadini per filo e per segno cos’è compostabile e cosa non lo è. Poi, sicuramente, impostare un sistema di raccolta efficace ed efficiente. Tra quelli applicati c’è il porta a porta che è quello migliore, perché prima di tutto responsabilizza in modo diretto il cittadino in quanto egli stesso pone il rifiuto, raccolto separatamente, fuori dalla propria abitazione.

E questo lo rende soggetto a controlli o al diniego del ritiro se non dovesse far bene la raccolta differenziata. Con la raccolta differenziata porta a porta si riesce infatti a individuare quale cittadino, quale famiglia, non ha raccolto bene. Nel cassonetto stradale questa identificazione non è possibile”.

Ci sono altri strumenti utili per un riciclo efficace?

Sicuramente lo è l’utilizzo dei sacchetti biodegradabili e compostabili. La legge già dal 2008, emanazione alquanto datata, aveva obbligato la raccolta dei rifiuti organici o nei contenitori a svuotamento riutilizzabili, materiale a rifiuto sciolto, oppure nei sacchetti biodegradabili e compostabili che possono esser di carta o bioplastica. Ora in questo caso i problemi sono tanti: primo, perché anni fa trovavamo sacchetti in plastica oxo biodegradabile che non erano biodegradabili, anzi si frammentavano durante il processo, quindi difficili da rimuovere nella fase di raffinazione finale del compost. Erano peggio delle plastiche convenzionali. Ma le plastiche convenzionali sono ancora in commercio…

Circolano ancora i sacchetti per la spesa

E nonostante le leggi. Non è vero che non esistono più i sacchetti per la spesa in plastica, vengono ancora distribuiti e utilizzati in molti negozi. La plastica esiste e resiste.

“È così. La legge obbliga l’utilizzo dei sacchetti biodegradabili per la spesa sia per i rifiuti, però i sacchetti tradizionali ancora circolano abbondanti. Penso che sia importante ora renderli più facilmente riconoscibili, soprattutto le plastiche da quelle che non lo sono, anche tramite etichetta certificata. Secondo me dovrebbero avere un colore diverso, un ecodesign studiato perché il cittadino li riconosca immediatamente. Ma anche per l’operatore ecologico, qualora non debba ritirarlo perché non conforme e sanzionare ci sbaglia. Anche il sistema sanzionatorio serve ma talvolta i Comuni non lo applicano per questioni legate al consenso. Un fare deleterio per il sistema della raccolta nel suo complesso. Io credo che quando si tocca il portafoglio, alla fine anche i cittadini convengono…

Comunque sul rifiuto in ingresso noi facciamo anche una analisi merceologica, che significa che andiamo a misurare la qualità del rifiuto e quindi sappiamo effettivamente cosa c’è nei sacchetti e questo ci dà la misura di quante siano ancora tante le azioni correttive da mettere in campo”.

Quello dei rifiuti, degli scarti umidi, è un problema planetario. Di che zona in particolare vi occupate e come siete collocati sul mercato delle grandi industrie di smaltimento e per smaltire quali quantità?

“Se parliamo di Progeva trattiamo circa 80 mila tonnellate annue e su questa base ci possiamo considerare un impianto medio. Poi trattiamo, oltre agli scarti domestici, anche quelli agroalimentari provenienti dalle aziende di trasformazione, un po’ di deiezioni animali, di canili e gattili, ligneo cellulosico derivante dalla manutenzione dei giardini, verde ornamentale, importante e utile nel processo di smaltimento perché è sempre organico ma è più secco e aiuta la miscela con compensazione di ossigeno, aria. Non può esserci solo l’umido, il nostro processo è aerobico. Per lo più trattiamo questa tipologia. Poi ci sarebbero poi anche i fanghi, ma diciamo che la maggior parte dei rifiuti disponibili per i nostri impianti è l’umido da raccolta differenziata di rifiuti urbani che ha bisogno che vengano trattati nella maniera migliore.

Il problema dei rifiuti è certo mondiale, sono d’accordo, però ha una dimensione forse più europea del trattamento e l’Italia è leader a livello europeo e mondiale in questo settore”.

Trattare gli scarti della nostra alimentazione produce a propria volta rifiuti? Tutto è davvero riciclabile, trasformabile e riutilizzabile oppure c’è anche una parte residuale non smaltibile?

Se si tratta di rifiuto organico come residui di cibo di cucina piuttosto che delle aziende alimentari è tutto riciclabile e tutto trasformabile in compost. Le impurità purtroppo sono altre e sono quando si fa male la raccolta differenziata, dove finisce in mezzo la lattina del tonno, la pellicola con cui si era ricoperto il piatto degli avanzi, che diventano gli errori o le disattenzioni di quando si fa la raccolta.

Il caso Roma? E’ solo una questione di buona volontà

E il compost è tutto utilizzabile in agricoltura o anche in altri settori?

“Il compost è un ammendante, un fertilizzante, e l’organico è l’equivalente del letame, il fertilizzante della storia, per cui ha una funzione trasversale nella pratica della concimazione. Può esser utilizzato in agricoltura a pieno campo, sia in quella biologica se non ci sono i fanghi nella miscela di partenza, ma se ci sono bisogna andare nell’agricoltura convenzionale o si possono fare altri usi, molte volte miscelato con altri ingredienti, per esempio la torba. Ed è sempre meglio miscelarlo o al 50% con il terreno, il suolo, o con altri ingredienti, e con l’aratura si mischia tutto”.

E così invece il biorisanamento?

“È una pratica agronomica che ha anche una valenza ambientale e cioè a volte i suoli sono contaminati da contaminanti organici, gli idrocarburi per esempio. Il compost aiuta a degradare le molecole inquinanti e le degrada direttamente. Senza spiegare tutto il processo, si può dire che il biorisanamento è una tecnologia di bonifica ambientale basata sul metabolismo microbico di determinati microrganismi in grado di biodegradare o detossificare sostanze inquinanti. Una tecnologia di bonifica efficace e versatile, applicabile dentro o fuori dal sito”.

Un po’ l’ha detto all’inizio, ma qual è il punto debole o l’ostacolo principale dello smaltimento o del riciclo dell’organico urbano? Cosa dovrebbero fare realmente i Comuni?

“I Comuni fino a quando hanno l’alternativa del trattamento meccanico biologico piuttosto che dello smaltimento in discarica, credo non si applicheranno al 100% per nella raccolta differenziata. Soprattutto per farla bene. Bisognerebbe prima esaurire magari gli spazi che ci sono ancora in questo tipo di trattamenti e poi spingere al massimo la raccolta differenziata in ciò che non è vetro, plastica, carta, cartone, che non è alluminio oppure organico, in tutto ciò che non è il residuale. A quel punto potrebbe essere incenerito, ma non parlo dei classici inceneritori molto discussi. Ci sono termovalorizzatori che potrebbero risolvere il problema. Però il residuale, tutto ciò che non può essere recuperato, riciclato, dovrebbe esser distrutto”.

E una città come Roma cosa dovrebbe fare?

“Roma ha innanzitutto il problema della pulizia delle strade, della disinfestazione, della derattizzazione, però mancano secondo me i fondamentali, mi spiace dirlo. La raccolta differenziata spinta la si può fare anche nelle grandi città, Milano insegna. È passata da percentuali bassissime a percentuali altissime. Ad un certo punto la municipalizzata, di comune accordo con la parte politica della città, ha deciso che la raccolta differenziata andava fatta e da un giorno all’altro i risultati sono arrivati. Lo Si è fatta anche l’analisi della qualità merceologica di Milano ed è risultata buona. Non dico che ha le stesse caratteristiche di Roma, ma anche Milano è molto popolata ed è piena di pendolari e turisti al pari di Roma. Penso sia solo una questione di volontà. Non è detto poi che il sistema di Milano vada bene per Roma, ma si trovano sempre delle soluzioni, basta volerlo. Metropoli è l’una, metropoli è anche l’altra”.

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