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Il diritto di scegliere, Marta Pisani (Florestano Edizioni) 

di  Maria Pia Latorre

Parte con echi di ninna nanna e il graffio della guerra, coi profumi salmastri sciolti nelle ampie tinteggiature marine e stemperate nel brunito della terra del Sud  Il diritto di scegliere, nella collana Echi di storie, di Florestano Edizioni, romanzo primo di Marta Pisani.

“La memoria: lo spazio in cui le cose accadono per la seconda volta”, riporta la citazione di Paul Auster in prefazione, ed è stata brava Marta Pisani a costruire il suo particolare e personalissimo spazio di memoria dove far rigermogliare l’albero familiare dei ricordi e della ricostruzione storica individuale, alla luce della grande storia collettiva.

Il romanzo ha inizio con il ritorno a casa di Antonio, nel 1945, dopo la liberazione della penisola, quando potrà riabbracciare la sua famiglia, anche se unico bagaglio che riporta a casa è la sua secca povertà.

Ma la seconda guerra è senz’altro stato un acceleratore sociale che ha emancipato e prodotto un evidente balzo in avanti delle società, comprese quella rurale e contadina dell’entroterra e quella marinara costiera, rischiando di snaturarne la ricchezza.

Così il racconto di Marta Pisani prende corpo e si snocciola in sequenze narrative (quasi fermo-immagini) che ricreano un puntuale spaccato di vita del Sud, con una famiglia impegnata a difendere tanto la propria quotidianità quanto il magro boccone da mettere ogni giorno in tavola.

Ogni sequenza è un capitolo etno-antropologico che ripercorre, restituendoci, tradizioni, usi, costumi, feste che stiamo purtroppo inevitabilmente perdendo.

Già le prime immagini si soffermano nitidamente su azioni che intuiamo venire da un passato sapido, ma indubbiamente presente nel nostro dna, azioni antiche compiute da protagonisti forniti di intelligenze vivaci e traboccanti vitalità.

Essi agiscono con fermezza certa e forza quieta, e con un continuo e robusto rimando all’atavico rapporto di filiazione della silente umanità del Sud, e poi dei figli del Sud nei confronti del proprio territorio, unendo il tutto nel profondo senso di appartenenza di uomini e terra alla sua carnale ancestralità.

Così Antonio e Carmela, nel segno del progetto coniugale, mettono al mondo numerosi figli, e li affidano, a braccia larghe, alla provvidenza divina e alla fratellanza umana. Costruendo il loro spazio esistenziale di fatica e amore ogni giorno, uno uguale all’altro.

E allo stesso modo la loro terza figlia, l’incantevole ed elegante Lucrezia, si affida alla ‘sorte’ di un matrimonio per procura, fidando in un avvenire che non potrà che essere sull’onda della bella immagine fiera che lo specchio le rimanda. Non riesce a immaginare altro per sé, Lucrezia, nella certezza di un futuro d’amore e di bellezza le cui premesse sono ora proprio lì davanti a sé.

La forza (che le viene da se stessa) la porta a partire, a lasciare la famiglia, lanciandosi verso un ignoto lontano da cui, sprovveduta come appare, non è in grado di tornare.

Ma “ogni matrimonio è territorio segreto, uno spazio necessariamente bianco sulla mappa della società”, e questo Lucrezia, giovane inesperta della vita, non lo ha messo in conto.

Scatta qui la domanda, quella che cambierà la vita della donna, quella che ha bisogno di tutto il coraggio per adempiersi nella risoluzione e che lasciamo al lettore il gusto di scoprire.

Efficace la scelta di raccontare i fatti in terza persona, con stile vagamente impersonale, rendendo la realtà distaccata e in lontananza, in un alone di irresistibile fascino, anche se si intuisce il profondo legame tra la protagonista e l’Autrice.

L’uso della terza persona, inoltre, mette ben in rilievo le pagine diaristiche dei migranti, narrate in prima persona, e che riprendono efficacemente la traccia etno-antropologica dei primi capitoli.

Il diritto di scegliere rende giustizia dei danni del tempo, assumendo la memoria come fondamento valoriale e affidando ad essa la stigmatizzazione di un portato culturale che rischierebbe inesorabilmente di andare perduto.

Auspico che il romanzo di Marta Pisani sia conosciuto e apprezzato sopratutto dalle giovani generazioni perché il nostro passato è fonte di ricchezza e seme di vita per il futuro.

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