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Recensione libro di Italia Buttiglione: “Che cosa bella è l’uomo quando fa l’uomo vero”

(Menandro fr. 484 ).

Tratto dal saggio “ Una luce al tramonto dell’umano”di Italia Buttiglione (edito da Nolica del gruppo editori Cartacanta).

Un’indagine sociale e una proposta di ripartenza umana

Realizzare un focus sulla crisi dell’umano, osservato nei comportamenti e in situazioni socio-culturali laddove l’etica della dignità della persona e del rispetto della Vita umana è offesa, è divenuto oggi un doveroso impegno culturale per comprenderne le origini e proporre una prospettiva diversa. Occorre una riflessione antropologica per un appello alla rinascita .

Il Saggio della prof.ssa Italia Buttiglione “ Una luce al tramonto dell’umano“  affronta il difficile tema della caduta di un percorso storico annunciato sin dagli albori di ogni civiltà. Da una lenta, e talvolta altalenante affermazione della grandiosità del progetto “uomo” che ha consentito di sviluppare nel corso dei secoli un umanesimo in cui è la persona attenta e lungimirante con la sua umanità a vincere ogni male per fondare progresso ed emancipazione in ogni settore della società. Questo è l’incipit del saggio per uno scorrere successivo di messaggi molto interessanti, scaturenti anche dal potere narrativo dell’arte,  per dimostrare come a fatica e lottando contro il prevalere dell’individualismo e dell’indifferenza oggi abbiamo voltato pagina e abbrutito l’umanità.

Nel saggio unico protagonista dell’indagine è l’Uomo, inteso come categoria unica e suprema di questo mondo, come attore di processi che hanno sviluppato potenzialità umane, universalmente valide nonostante la presenza di criticità legate alla comune fragilità di un destino umano, anch’esso a carattere universale. Attualmente fatti e situazioni, quali guerre fratricide, violenze e stragi, povertà di ogni tipo, sono fattori aggiuntivi a tante vite umane denudate di ogni diritto umano e civile, di ulteriori disuguaglianze  che hanno fatto dimenticare quanto valga un uomo e come la sua vita sia legata alla nostra. Infatti ogni eccesso contro l’umanità è un grave  problema globale, segna differenze eccessive e innaturali ponendo alcuni in stato di superiorità e di aggressioni, altri di vittime.

L’autrice continua la sua narrazione  dimostrando con citazioni e riflessioni quanto sia deleterio per l’umanità assistere al declino sociale dell’uno contro l’altro,  ancora peggio all’emulazione di quelle persone che per interessi e brama di poteri  dimenticano l’efficacia del saper stare insieme in armonia e mostrano indifferenza verso il prossimo più vulnerabile.  Dimostra come il bene per l’altro incida sul proprio benessere. In un rapporto umano interattivo e di integrazione con il fratello-uomo, spiega come una sana comunità possa allontanare quel male che svuota l’anima e il territorio di significati. Oggi ci avvertiamo soli e scoraggiati dall’assenza di una visione di futuro. Ma non bisogna abbandonarsi nel buio della disperazione, è urgente adoperarsi per costruire un sistema sociale di partecipazione e di solidarietà ai problemi del mondo,  sensibilizzare all’interesse comune per una rispettosa vivibilità e crescita umana.

L’antropologia cristiana ,  sviluppando una grammatica diversa, restituisce il senso alla vita di ciascun essere umano e tiene uniti tutti nel segno intramontabile ed universale della prossimità. Per l’umanità, oggi, aver perso la soggettività e quel valore intrinseco alla propria esistenza, aver dimenticato l’unico principio-guida dell’umano e averlo sottomesso all’economia, inevitabilmente ha prodotto gravi misfatti con profonde differenze socio-economiche e indisponibilità a cercare l’altro e l’Alto. Questo fondamentale contatto intimo avviene ascoltando la voce della propria coscienza, nell’interrogarsi sui crimini voluti non dalla natura ma da un sistema fondato sulla cecità ed indifferenza del più forte, per cui  se il costume diventa comune  non importa se si cade nel disumano.

La ripartenza è nella volontà di rivalutazione e partecipazione all’osservanza  del primo diritto, il più grande, quello della comune appartenenza alla famiglia umana. L’invito dell’autrice, nel ricordo di  Publio Afro Terenzio “Homo sum , humani nihil a me alienum puto ( sono uomo e di quello che è umano nulla io trovo che mi sia estraneo ), è  nel valorizzare questa grande meraviglia del creato , l’uomo, che tanto sa pensare e ancora di più creare nell’avanzamento dei diritti umani, nell’impegnarsi al limite delle proprie risorse a commuoversi e a muoversi per il prossimo in difficoltà, nel rigettare ogni caduta possibile nel disumano.

La speranza è riposta nella cultura, con uno sguardo privilegiato verso le nuove generazioni, ai processi di formazione che devono nascere prima come esigenza di ricerca interiore e ascolto dell’anima poi della mente, quindi dell’azione e della libera presenza partecipata a piccoli passi e all’interno della propria Comunità. La speranza è riposta in tutti i lettori e su chi può  e ritiene di iniziare un percorso di vita diverso, solo al fine di riappropriarsi di quella umanità tristemente perduta , rappresentata da tramonti di sogni ed attese, e nello stesso far sorgere un’alba nuova per un mondo più umano.

Ringrazio Italia Buttiglione per la sua dedica

Antonio Peragine

direttore@corrierepl.it

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