Principale Politica Prudenza in Politica. E l’Italia tutta ne giova

Prudenza in Politica. E l’Italia tutta ne giova

Prudenza in Politica. E l’Italia tutta ne giova

di Evelyn Zappimbulso

Ora che la destra si accinge a governare vorrei rivolgere una proposta onesta ai partiti, la gente, opinionisti e notabili di sinistra.

Una proposta per rendere civile il clima del nostro paese, giovando all’Italia e alla stessa sinistra, oltre che al governo che nascerà. Lo so, è molto difficile che l’appello verrà accolto ma ci provo lo stesso.

Abbiamo visto come hanno reagito al primo atto politico della maggioranza, l’elezione dei due presidenti delle Camere, vituperati come incendiari, estremisti, inaccettabili. Crocefissi a una mezza frase mai detta o mal riportata, divenuta tam tam di condanna. Basta una parola, non un atto, per condannare. Inveire rinserra i ranghi, accende i seguaci, ma non porta a nulla.
E’ stato un carosello indecente, a cui si sono accodati esponenti cattolici, perfino direttori di testate episcopali, che giudicano indecente l’elezione di un presidente cattolico tradizionale (la Boldrini, invece, andava bene?). Non richiamerò il rispetto dei ruoli istituzionali ma la capacità di affrontare la realtà senza pregiudizi. L’Italia, l’Europa, il mondo sono spaccati tra chi si riconosce negli orientamenti conservatori e chi, invece, si riconosce negli orientamenti progressisti. In realtà l’Italia non è spaccata in due ma in ventidue, anzi c’è un’Italia per ogni italiano. Ma la differenza principale è tra quei due modi di pensare.

Voi coltivate, per eredità marxista e illuminista, la convinzione che la storia abbia un percorso già definito a senso unico: marcia verso quel che voi ritenete essere il progresso, l’evoluzione, la modernità. E chi si oppone a quella marcia inesorabile si pone fuori dalla storia, è un disturbatore, un brigante appostato agli angoli della storia a tendere imboscate (la reazione in agguato).

In realtà la storia, lo insegna l’esperienza, non ha un cammino prestabilito e obbligato. Voi avete tutto il diritto di battervi perché trionfi la vostra idea di società; ma abbiate l’onestà, l’intelligenza e l’umiltà di considerare che c’è un’altra Italia, un’altra Europa, un altro mondo che non la pensa come voi ma ha altri valori, altre sensibilità, altre aspettative. Non dirò che gli uni siano migliori degli altri, perché i migliori e i peggiori sono mescolati tra gli uni e gli altri. Dunque, nessuna supremazia etnica o etica ma due diverse visioni della vita e del mondo. Ciascuna ha diritto di ritenere che la sua sia la verità e faccia il bene degli uomini; ma la realtà dice che al mondo ci sono posizioni antitetiche e se crediamo davvero alla libertà e alla democrazia dobbiamo accettarlo.

Dunque, contestate e contrastate pure, come faccio io nei vostri confronti, le opinioni avverse. Ma non potete ritenere vergognoso chi le esprime e chi rappresenta quella metà di popolo (fermiamoci alla metà, non rivendichiamo maggioranze) che in quelle idee si riconosce. Non si possono estirpare o mettere al bando. Si deve accettare la loro esistenza, e riconoscere che è legittimo difendere la famiglia, la tradizione religiosa, nazionale e civile di un popolo, come è legittimo ritenere da parte vostra che il progresso comporti il loro superamento.

La politica è questo: scontro tra due o più visioni contrapposte o fortemente diverse. Ciò non toglie che possano esserci ulteriori differenziazioni.

Di fronte a questa contrapposizione ci sono due soluzioni: trovare un punto di compromesso, una mediazione di alto profilo, un punto d’incontro o accettare che chi vince si assuma la responsabilità di realizzare quel che sostiene. Il primo atteggiamento è di difficile attuazione e di scarsa attrattiva ma è necessario per non sottoporre la società allo stress di cambiamenti radicali a ogni tornata elettorale. Il secondo atteggiamento è più coerente ma anche più traumatico.

La politica deve sapere usare prudenza e audacia e avvalersi, dove è possibile e fin dove è possibile, del primo, che garantisce un po’ tutti e dove non è possibile andare in fondo con l’altro.

Voi invece ritenete d’essere, per diritto supremo, dalla parte giusta della Storia e volete decidere i giusti e i dannati (o bannati).

Volete una prova? C’è un’Italia, la vostra, che considera l’aborto un diritto sacro e inviolabile e c’è un’altra Italia, che ritiene la vita un diritto sacro e inviolabile. Ora, essendoci ormai da decenni, e dopo un referendum popolare, una legge per “l’interruzione di gravidanza” si propose mesi fa, e di recente lo ha proposto pure la Meloni, di non toccare la legge ma attuarla anche in quella parte che prevede di aiutare a non abortire chi è intenzionato a farlo. Non rimette in discussione il diritto e la scelta ma dice: se non lo fai per problemi pratici noi cerchiamo di aiutarci. Risultato: il mondo intero di sinistra è insorto, ministri stranieri vigilano su di noi, cortei femministi e minacce. Così finite col dar ragione a chi negli Usa vuol cancellare la legge o chi ha contestato quella ipotesi realista nel nome sacrosanto di difendere la vita, bene non negoziabile (giusto in via di principio, ma l’atteggiamento drastico sul piano pratico porta al muro contro muro e non dà frutti).

Al di là della questione spinosa dell’aborto, si tratta di mutare atteggiamento: se la sinistra è antipatica (come dice Luca Ricolfi), se non è popolare, è perché è boriosa e suprematista, non ammette margini di mediazione e non riconosce legittimità a chi la pensa diversamente. E invece ne guadagnerebbe il Paese, il suo clima, la governabilità. E, sono convinta, ne guadagnerebbe anche la sinistra, mostrandosi ferma nelle sue convinzioni ma non intollerante verso quelle altrui, non degradandole sempre a qualcosa tra il losco e il mostruoso.

Su, fate uno sforzo e sarà meglio per tutti e pure per voi. Nutro sfiducia, ma voi smentitemi…

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

Corriere Nazionale

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