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L’invito

Sempre tempi difficili per il mondo del lavoro in Italia. Con l’inverno, si potrebbe tornare a respirare l’aria degli scioperi; anche se non c’è ben chiaro contro chi e per cosa. Intanto, il nuovo Governo dovrà “qualificarsi”.

Nella Penisola della recessione, non tutte le agitazioni sociali sono spontanee. Molti scioperi, però, hanno origini assai più complesse che rivelano rivendicazioni politiche più che sociali. Questa è la reale situazione nel Bel Paese. Gli scioperi saranno delle prove di forza che non smembreranno, comunque, questo Parlamento che dovrebbe essere innovativo. Allora, chi ha veramente il polso della situazione socio/economica nazionale? 

 Chi opera, veramente, in favore della classe lavoratrice? A questo interrogativo si può solo tentare di formulare una valutazione. Per cominciare, il sindacalismo italiano continua a vivere una perenne e dannosa contraddizione. Da un lato persegue l’obiettivo di un’impossibile unificazione, dall’altro intende svincolarsi dai suoi rapporti con i partiti. Quindi, più strategie per l’occupazione e meno accordi di facciata. Un atteggiamento più conciliante, tra l’altro, potrebbe anche favorire un meno tribolato sviluppo del Paese sia a livello interno, che internazionale. Sarà difficile, ancora per molto, presagire un sindacato “unico”, con “uniche” finalità. Le incoerenze non si contano più. 

 Se non mancasse l’impegno socio/politico, anche le varie matrici sindacali potrebbero trovare il modo di sviluppare un accordo. Il passato del”muro contro muro” non ha più pregio. Sarà la volta buona? A noi non resta che rispettare il beneficio del dubbio. Con l’invito, più che esplicito, di fare chiarezza. Che, tra l’altro, è un nostro diritto. 

Giorgio Brignola

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