Principale Ambiente & Salute A Torre Guaceto estensione ‘partecipata’ per fronteggiare la crisi della pesca

A Torre Guaceto estensione ‘partecipata’ per fronteggiare la crisi della pesca

A fronte di una situazione fortemente critica di sovrasfruttamento del Mediterraneo, c’è una buona notizia: nell’Area Marina Protetta di Torre Guaceto si è raggiunto un accordo che prevede l’estensione dei confini della Riserva sino a farli coincidere con quelli dell’omonima Zona Speciale di Conservazione, e la dichiarazione di due nuove zone a protezione integrale.

La decisione, un modello da seguire in Italia in materia di pesca e gestione di aree protette, è il frutto del coinvolgimento di tutti gli stakeholder locali e regionali, inclusi i pescatori professionali e ricreativi.

Il processo partecipativo ha seguito un approccio scientifico che ha preso in adeguata considerazione gli habitat chiave e le attività economiche dell’area.

L’estensione dell’area protetta e le due nuove zone di interdizione della pesca (rispettivamente da 600 e 90 ettari) situate a protezione di habitat chiave, e già proposte agli enti competenti, sono un passo importante verso una migliore conservazione dei mari italiani e una pesca più sostenibile n linea con quanto richiesto dalle Direttive europee e con la nuova Strategia sulla Biodiversità 2030.

 

Il caso studio vincente, che verrà presentato domani, 15 ottobre, ore 12 nel Convegno SNIM – Salone Nautico di Puglia presso la Marina di Brindisi, si è sviluppato all’interno del progetto MAVA NTZ MPA per il quale il WWF, in collaborazione con il Consorzio di Gestione dell’AMP di Torre Guaceto, ha facilitato il processo partecipativo.

 

Grazie a questa partecipazione attiva e costruttiva di tutti gli stakeholder coordinati da WWF e dal Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, non solo si sono gettate le basi per l’ampliamento dell’AMP e la costituzione di due nuove aree a protezione integrale supportate dal basso, ma è anche stata concordata all’unanimità l’istituzione di un tavolo di cogestione della pesca nella ZSC Torre Guaceto-Macchia San Giovanni, attraverso il quale tutti gli stakeholder concorderanno le misure gestionali necessarie nella ZSC per una pesca ecologicamente ed economicamente più sostenibile.

 

 “L’esito del progetto MAVA per noi è molto confortante e riafferma ancora una volta quanto sia importante nelle aree protette condividere i processi di sviluppo e di cambiamento, coinvolgendo sin dal primo momento tutti i portatori di interesse del territorio – ha dichiarato il Presidente del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, Rocky Malatesta 

Se a Torre Guaceto è stato possibile raggiungere tale traguardo in così breve tempo è perché questa modalità operativa noi la adottiamo da sempre, ottenendo che l’intera comunità cresca coesa e consapevole e che si innalzino costantemente gli standard di qualità ed efficacia delle nostre azioni di tutela ambientale.

Grazie al WWF per questo fruttuoso percorso e grazie alla nostra comunità di pescatori, i veri protagonisti del cambiamento possibile e realizzabile”. 

 

“L’AMP di Torre Guaceto è sempre stata un modello di gestione in Mediterraneo in quanto ha dimostrato che la co-gestione delle attività di pesca supportata da autorità, pescatori, ricerca e ONG è la chiave per garantire un’efficace conservazione e ripopolamento del mare: con questo ulteriore passo abbiamo dimostrato che ampliare le aree protette in accordo con le comunità locali e seguendo criteri scientifici è possibile e doveroso. Ci auguriamo pertanto che le autorità nazionali ratifichino quanto prima questa proposta di ampliamento e zonizzazione e diano impulso a processi simili nel resto del paese”dice Isabella Pratesi, Direttore Conservazione WWF Italia.

 

MEDITERRANEO IN CRISI

L’impatto negativo esercitato negli ultimi decenni dalle attività antropiche sull’ambiente marino sta depauperando i nostri mari.

Negli ultimi 50 anni, le popolazioni di mammiferi marini del Mediterraneo sono diminuite del 41% e il 75% degli stock ittici è sovrasfruttato. Più del 50 % delle specie di squali e razze sono a rischio di estinzione e le praterie di Posidonia oceanica, uno degli habitat più importanti in Mediterraneo, sono regredite del 34%.

Nella difficile situazione generale, il quadro di conservazione migliora nelle Aree Marine Protette (AMP) ben gestite e, nel dettaglio, nelle zone nelle quali vige il divieto di pesca (No-Take Zones, NTZ). Tuttavia, le aree marine protette in Mediterraneo sono ancora troppo poche, troppo piccole e spesso mancando di adeguati piani di gestione.

Le zone a protezione integrale, inoltre, fondamentali per garantire il ripopolamento delle risorse, al 2019 coprivano solo lo 0,04% del Mediterraneo, e la situazione non è migliorata di molto ad oggi.

La nuova Strategia Europea per la Biodiversità al 2030 richiede di proteggere attraverso una rete efficace ed ecologicamente connessa di aree protette il 30% dei mari, di cui il 10% dovrà essere protetto in modo rigoroso. Il Piano d’Azione Regionale per la Piccola Pesca e l’Acquacoltura aritigianale FAO/GFCM siglato nel 2018 chiede ai paesi firmatari, tra cui l’Italia, di promuovere meccanismi di cogestione delle risorse con il settore della piccola pesca per identificare congiuntamente nuove aree protette.

 

IL PROGETTO

Per migliorare la gestione delle AMP e sviluppare meccanismi duraturi per un mar Mediterraneo resiliente, nel 2020, otto enti (AGIR, HCMR, LIFE, MedPAN, NGB, SPA/RAC, BlueSeeds e WWF) hanno unito le forze ed hanno avviato il progetto MAVA NTZ MPA (Empowering the legacy: Scaling up co-managed and financially sustainable No-Take Zones/Marine Protected Areas).

Il progetto si è sviluppato attorno a tre strategie: implementare soluzioni concrete per ridurre la pesca eccessiva e proteggere habitat chiave come le praterie di fanerogame marine ed il coralligeno; diffondere a livello mediterraneo i risultati ottenuti nelle realtà locali; incoraggiare i governi ed i decisori politici ad attuare su scala nazionale e internazionale le soluzioni locali che si sono dimostrate vincenti.

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