Principale Politica Tra corsi e ricorsi

Tra corsi e ricorsi

L’Opinione di Roberto Chiavarini

Mi riporto ad una notizia “battuta” Sabato 28/03/2020 e riproposta in video dalla Tv nazionale.

Le immagini diffuse in quel sabato del 28 marzo 2020, a proposito di una famiglia disagiata di Bari, come tantissime altre di tutta Italia, che era scesa in strada per gridare la propria solitudine, la disperazione, la incapacità di sopravvivere con la prole al digiuno, conseguenza dei provvedimenti governativi di allora, chiusa il più delle volte in autentici tuguri, la dicono lunga su ciò che potrebbe accadere nel prossimo futuro.

Devo sottolineare che, gli incolpevoli Poliziotti giunti sul posto, non hanno reagito (ed hanno fatto benissimo, per carità), dimostrando la loro grande solidarietà verso il popolo sofferente, non hanno minimamente accennato ad una azione di polizia, anzi, hanno cercato di comprendere quel dramma che si stava consumando sotto i loro occhi ed una Signora pietosa, che era li vicino, ha offerto del denaro a quella povera gente disagiata.

Ho inteso riproporre questo triangolo di posizioni diverse, che dimostra come quella sia la vera solidarietà tra gli italiani. I veri Italiani. E vuol dire anche che le Forze dell’Ordine sono solidali con il Popolo. Nessuno pensi di utilizzarli per i propri scopi.

LE BESTEMMIE DI UN OPINIONISTA

Tempo fa, in televisione, ho sentito bestemmiare un opinionista quando, questi, ha sostenuto che, le persone, soprattutto del Sud, che non hanno reddito ma che sopravvivono con piccoli lavoretti “in nero” (in nero?), che poi gli spiccioli che riescono a racimolare sono appena sufficienti per metter il piatto a tavola, in quanto sconosciuti al Fisco, non hanno diritto a nulla da parte dello Stato (ma sbaglio o Papa Francesco evocava la tutela degli “ultimi” ? Sono convinto che se, oggi, avessimo avuto a capo della Chiesa Papa Wojtyla, tante cose non sarebbero accadute. Papa Wojtyla, aveva conosciuto il Comunismo e il Fascismo, e sapeva il pericolo di una deriva. Lo aveva manifestato tante volte nella sua vita).

Proverei a togliere il comodo stipendio, a quel signore opinionista (magari riveniente dalla Criminale “raccomandazione” frutto della applicazione della legge del comparato tanto di moda in Italia negli ultimi decenni), lo farei scendere negli inferi dei poveri, dei disagiati, degli ultimi e dei senza diritti … (pare che siano più di sei / sette milioni di individui ed oggi anche di più) …
… molto più semplicemente, lo metterei volentieri nella condizione di chi non ha trovato una raccomandazione per sistemarsi “vita natural durante” .

Piangerebbe sicuramente quell’opinionista maldestro, maledicendo i governanti e con gli occhi al cielo si chiederebbe: “Signore, perché tanta cattiveria nel mondo?”

Il Signore, gli replicherebbe sicuramente: “Beh… punti di vista …”.

Bene.

Evidentemente quell’opinionista che, per fortuna, appare raramente in TV, con la classica libreria alle spalle, per dimostrare una superiorità culturale e per mettersi di conseguenza in una posizione di autorevolezza che non gli compete assolutamente, ha dei limiti di immaginazione, perché, forse, non conosce i corsi e i ricorsi storici.

Quindi, provo a rammentare a tutti, ciò che accadde nella prima metà dell’800 a Milano.

LA FOLLE LEGISLAZIONE AGLI INIZI DEL 1800 E LA TASSA SUL MACINATO

Prestatemi attenzione.

Quella che segue, non è una mia opinione, ma un fatto storico reale, riportato nel libro dello Scrittore Romano Bracalini, edito dalla Libreria San Giorgio e sul Periodico “STORIA” pubblicato nell’ottobre del 2015.

In quel tempo, siamo agli inizi dell’800, venne introdotta anche la famigerata tassa sul macinato (guarda un po’), che ridusse in povertà tutti i produttori di grano e i fabbricanti di pane, che fu alle origini di gravi disordini sociali a Milano, che si risolsero con morti e feriti.

La folle legislazione, ebbe come conseguenza un fortissimo aumento del prezzo del pane, che ridusse alla fame migliaia di famiglie già provate da altre numerose tasse e costrinse quasi tutti i mulini a chiudere.

E a nulla valsero gli assalti del popolo ai forni.

E, di conseguenza, i tanti negozietti legati alle attività principali penalizzate, chiusero.

Una breve parentesi.

Bisogna pur dire che, a livello internazionale, casi di ribellione sociale sono stati tanti nel corso della Storia dell’Umanità, tra i più famosi a cominciare dalla Francia dove le misere condizioni del popolo, condussero alla Rivoluzione francese del 1789 e, la tassazione iniqua, necessaria agli inglesi per tenere in soggezione i coloni americani, ma alla fine produsse la ribellione di quella gente, che finì per fondare gli Stati Uniti d’America.

Torniamo a Milano, agli inizi dell’ottocento.

Un evento straordinario e altamente drammatico, fu quello che si verificò a Milano all’indomani del crollo del regime napoleonico, del quale parla nel suo libro, appunto, l’accreditato Romano Bracalini, edito dalla Libreria San Giorgio.

Insomma, la prima (e l’ultima) rivolta anti tasse in Italia, degna di questo nome.

Napoleone, aveva imposto tasse gravose ai paesi assoggettati e, a tale scopo, aveva scelto colui che risultò essere uno tra i più implacabili “gabellieri” dell’epoca, tale  Giuseppe Prina, nominandolo Ministro delle Finanze del Governo di Eugenio Beuharmais.

Napoleone, chiedeva agli italiani denaro, lacrime e sangue (che qualcuno ancora oggi evoca), in misura sempre maggiore.

LA SOCIETA CIVILE INSORSE

Nel luglio del 1814, dopo il tragico fallimento della campagna di Russia e della sconfitta delle truppe napoleoniche di Lipsia, a Milano la città insorse e migliaia di cittadini stremati dalla fame, scesero nelle strade del capoluogo Meneghino, fino ad irrompere nel palazzo del Ministro.

Evito di narrare le cronache del tempo, per i più sensibili, su cosa accadde in quel palazzo.

Ciò nonostante, il Ministro riuscì a scappare, malgrado fosse ridotto in malo modo, mascherato da prete, con un abito che gli aveva fornito il fratello sacerdote (la chiesa offre sempre una scialuppa di salvataggio a chiunque, anche ai peccatori incalliti).

Ma ai cittadini non sfuggì quella mascherata del Ministro, e il suo incedere claudicante frutto delle mazzate che aveva preso, lo fece riconoscere immediatamente dalla folla impazzita, che lo raggiunse…

Concludo ritenendo che, tra i corsi e i ricorsi della vita, sia necessario imparare la lezione impartita dalla Storia alla intera umanità, ovvero quella di non sottovalutare mai il Popolo posto in uno stato di sofferenza … mai!

E non dimenticate neppure che, dietro l’angolo, in agguato, c’è sempre “l’imponderabile”.

Perché il Popolo unito, non sarà mai vinto.

Un inno, che è rivolto contro il Potere iniquo. Di qualsiasi colore e forgia esso sia, non fa alcuna differenza.

ROBERTO CHIAVARINI

Opinionista di Arte e Politica

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