Principale Arte, Cultura & Società Formazione & Scuola Università di Taranto: non c’è spazio per gli umanisti?

Università di Taranto: non c’è spazio per gli umanisti?

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Fonte immagine Pixabay

Di Rosaria Scialpi

In data 3 ottobre 2022, il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci ha pubblicato sulla sua pagina Facebook la brochure esplicativa del Piano UniversiTaranto. In relazione ad esso, nel post si legge quanto segue:

“Con il Piano “UniversiTaranto” e le agevolazioni per fitto e libri, vogliamo sostenere gli studenti che scelgono le facoltà cittadine.
È un pacchetto di misure che, sfruttando i fondi Ilva in a.s. provenienti dal “Piano di rigenerazione sociale dell’area di crisi di Taranto”, offrirà agli studenti delle facoltà attive nel capoluogo diversi vantaggi e servizi, con lo scopo di accrescere la presenza universitaria in città, consolidare il progetto di autonomia e favorire ricadute su tutto l’indotto collegato. La misura più importante è quella dei buoni abitativi, un contributo da 400 euro mensili per un anno da destinare al pagamento del fitto. Le altre misure sono i buoni libro, 280 euro pro capite per l’acquisto di testi funzionali al corso di studi, un premio per le migliori tesi, la carta universitaria “Io studio a Taranto”, con sconti nelle attività commerciali convenzionate e i tirocini formativi retribuiti negli uffici comunali.
Saranno gestiti direttamente dagli atenei, invece, i fondi che pur provenendo dallo stesso plafond saranno destinati a borse di studio e di ricerca. In accordo con il Governo, quindi, siamo riusciti a indirizzare queste risorse verso misure concrete, che sostengono realmente giovani e famiglie, attivando un circolo virtuoso del quale beneficerà l’intera comunità. È la prima scheda progettuale che variamo, nell’ambito del piano per l’utilizzo dei fondi Ilva in a.s., ma siamo già al lavoro su tutte le altre schede che garantiranno ulteriore sostegno alla popolazione.”

Un piano, dunque, lodevole e di cui qui non si vuole sminuire la validità, che si propone di dare alle attuali e alle future matricole tarantine la possibilità di studiare al meglio nel capoluogo jonico, usufruendo di una serie di benefici (Dal buono libro, al buono abitativo sino alla possibilità di realizzare tirocini formativi all’interno dello stesso comune -come si legge nella brochure-, evitando così di doversi spostare altrove con le relative spese derivate), ma che risulta cieco.

C’è infatti un particolare che salta immediatamente agli occhi di chi, come me, è costretto dall’offerta formativa tarantina scarsamente variegata al suo interno a studiare in altre province della regione Puglia: la carta recante la dicitura “Io studio a Taranto”.

Una dicitura, questa, che, per chi come me non ha avuto scelta e ha dovuto ripiegare su altri lidi, e che ha potuto farlo solo perché borsista, suona come un ulteriore schiaffo. Perché, infatti, si possa parlare di scelta, cosa che forse il sindaco di Taranto ignora, è necessario proporre un’alternativa, un ventaglio di offerte più ampio e che comprenda anche i corsi di laurea di stampo umanistico dei quali, ad oggi, a Taranto non vi è traccia alcuna e per la cui sopravvivenza la stessa scrivente e i suoi coetanei tanto hanno combattuto e hanno manifestato ancora adolescenti.

Ed è proprio così che quell’ “Io studio a Taranto” diventa mera scelta retorica priva di conoscenza del contingente, della sondabile insoddisfazione della popolazione in età universitaria che è, ripeto, costretta a studiare a Lecce e a Bari -pur ottime università, non mi si fraintenda- e per la quale non si prospetta la possibilità di rimanere a Taranto, risparmiando notevolmente tempo e denaro.

Quando in questo articolo si parla di risparmio in termini economici e di tempo, poiché probabilmente molti di coloro i quali non vivono o non hanno vissuto tale situazione non ne sono pienamente al corrente, occorre spiegare che si fa riferimento ai seguenti fatti:

  • Taranto e le altre città pugliesi non sono collegate alla perfezione;
  • Spesso i trasporti delle varie compagnie, su cui gli studenti viaggiano stipati come sardine, versano in condizioni fatiscenti, sono soggetti ad avarie poiché troppo vecchi e le corse sono troppo rare per assicurare un ritorno a casa in tempi brevi;
  • Vivere in un’altra città, qualora non si sia pendolari, comporta alle famiglie, in modo particolare se non si è vincitori di borsa di studio, un esborso economico che pesa notevolmente sul bilancio mensile e annuale;
  • Frequentemente si fa ritorno nella propria abitazione tarantina nel tardo pomeriggio o in tarda serata e ciò si traduce, ovviamente, in un margine di tempo inferiore per studiare rispetto a chi vive e studia nella stessa città;
  • Infine, si tenga conto del costante innalzarsi dei prezzi per gli abbonamenti dei mezzi.

Se, come nel post del sindaco, si parla di garantire un sostegno solo a coloro che frequenteranno l’università a Taranto è evidente che manchi la volontà di porre attenzione al fenomeno dei fuori sede e a quello dei pendolari, conseguenze delle mancanze già elencate sopra, tagliando fuori, senza nemmeno troppi fronzoli, una parte consistente della popolazione tarantina votante.

Ed è sempre così che quel “Io studio a Taranto” diviene per me “Io studio a Lecce”, ma rivendicato con fierezza, perché le istituzioni della mia città, con questa cecità, mi spingono costantemente ad allontanarmi da essa, a rivolgermi altrove per portare a termine il mio percorso di studi, per provare a realizzare i miei sogni, per diventare una cittadina più consapevole dei propri diritti e con un bagaglio culturale più pesante e che, se Taranto lo permettesse, potrebbe essere sfruttato qui e non divenire eccellenza in un altro comune.

Che sia forse proprio questa consapevolezza che non si vuole far sviluppare ai giovani e alle giovani di Taranto per renderli impassibili dinnanzi il dilagante depauperamento culturale contro il quale non bastano, seppur importanti, manifestazioni culturali nel nome di Archita e di Leonida? Che siano la capacità critica, l’attitudine ad approcciarsi alla complessità del reale, smembrandola e ricomponendola per avere una più approfondita visione dei fenomeni, delle loro cause e delle loro conseguenze, la conoscenza dei “corsi e ricorsi storici” che qualcuno -sarebbe in questa sede opportuno spiegarci bene chi- preferisce che non vi sia più nemmeno l’ombra di un corso di laurea umanistico a Taranto e non lotta per esso?

Non si usi, però, la scusante di un basso numero di iscritti poiché poco aderente al reale odierno -tantissimi giovani talenti tarantini studiano presso l’Uniba e l’Unisalento e non per scelta, come già spiegato- e poiché non è stato motivo di chiusura eterna per altri corsi scarsamente frequentati.

Eppure, di Humanitatis ce ne sarebbe un forte bisogno in una città languente come la nostra.

Rosaria Scialpi

 

 

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