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Scuola e famiglie, ripensare le modalità di comunicazione, per costruire una degna società

In questo momento di grande fermento per l’entrata a regime del nuovo anno scolastico, quando ancora tante cose sono da sistemare, non possiamo non registrare, come sempre più spesso accade, frizioni tra scuole e famiglie, due mondi che, in realtà, se tutto funzionasse correttamente, dovrebbero costantemente costruire insieme, guardando l’unico orizzonte che hanno davanti. Entrambe dovrebbero farlo senza pregiudizi e senza mai dimenticare vicendevolmente la sacralità della scuola, quale fondamenta per il futuro dei nostri figli.
Sicuramente si avverte un senso di sfiducia “reciproca e non unilaterale”. Secondo la nostra visione, la causa di quello cui, purtroppo, stiamo assistendo, ha origini più profonde e non semplicemente riconducibili ad una crisi di considerazione sociale e valoriale della figura del docente (come sovente sentiamo dire) e ad un’ingerenza esagerata delle famiglie nell’assegnazione di un banale voto di profitto. Riteniamo invece che scuole e famiglie siano entrambe vittime di un sistema che non sta funzionando come dovrebbe e che non si sta adeguando all’evoluzione della società, le scale valoriali non sono sempre condivise, mentre tutti siamo vittime della volatilità’ della notizia e del fenomeno “leoni da tastiera” che avremmo dovuto cogliere quando, tantissimi anni fa,’ gli esperti ci presentavano la “generazione 2.0”.
Il prof. Raniero Regni ci indicava già nel volume “il viaggio verso l’altro”, edito da Mondadori nel lontano 2004,la strada da percorrere ma, non abbiamo saputo cogliere tanto di quanto ci veniva detto. Ora, se da una parte registriamo quotidianamente scuole che si chiudono nella loro autoreferenzialità, senza aprirsi a quel necessario dialogo e confronto, per far fronte alle sfide del presente, dall’altro abbiamo le famiglie che, attaccano l’unico front che si trovano dinanzi, perché non conoscono tante cose, i due mondi non stanno navigando alla stessa velocità e faticano ad incontrarsi, eppure, la storia ci insegna che si combatte ciò che si ignora e non ciò che si conosce.
Il problema reale che si va profilando sempre più, soprattutto a valle della pandemia, è proprio la mancanza di comunicazione, sostanziale, chiara ed esaustiva tra queste due realtà, questo genera il venir meno di quell’alleanza necessaria e indispensabile. La comunità scolastica è unica ed il focus primario dell’intero agire educativo sono il bambino o la bambina, il ragazzo o la ragazza, lo studente o la studentessa, a loro dovremmo volgere quotidianamente, tutti, insieme e compatti, l’attenzione; questo vale a maggior ragione se parliamo di particolari allievi, quali possono essere quelli con disabilità o fragilità in generale.
Il fare Rete è un valore immenso per il benessere di tutta la comunità scolastica e per far funzionare la “complessa macchina scolastica” occorre sentirsi tutti parte della stessa comunità, come alleati. Assistiamo ad una disgregazione più che a una costruzione congiunta di un percorso educativo adeguato, assistiamo purtroppo ad una chiusura e ad un’autoreferenzialita’ senza  volersi mettere in discussione, aspetto che, sinceramente, non ha ragione alcuna di esistere.
Rete SupeRare
Il Presidente
Mariella Tarquini

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