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Riflessioni sulla correlazione tra iper utilizzo dei social e disturbi del comportamento alimentare negli adolescenti

Avv. Roberta Schiralli

Le Avvocate Italiane

Ogni inizio estate porta con sé mode e canzoni “tormentoni” che diventano il leitmotiv delle nostre giornate e delle imminenti vacanze.

Non tutte!

E’ fatto notorio che agli inizi dell’estate del 2022, ha spopolato sulla piattaforma Tik Tok la “Boiler Summer Cup”, una nuova challenge estrema lanciata sui social, che umilia le ragazze in sovrapeso.

La Boiler Summer Cup è un concentrato di bullismo, body shaming e misoginia a dir poco raccapricciante: una sfida su Tik Tok dove i ragazzi devono “farsi le ragazze più grosse” della discoteca o della spiaggia, per guadagnare più punti calcolati in base al peso della vittima e vincere un ingresso omaggio o un drink.

Da qui spiegato il termine “boiler”, appellativo rivolto alle giovani vittime che si vedono “adescare” sulla pista dagli sfidanti, mentre un amico li filma di nascosto, per poi ritrovarsi in video postati sulla piattaforma – ovviamente senza il loro consenso– sentendo il ragazzo raccontare come l’aver ballato con uno ‘scaldabagno’ gli abbia fatto vincere la prova.

Per fortuna dopo le polemiche e gli allarmi lanciati da associazioni e psicologi, la piattaforma Tik Tok ha rimosso i video e la challenge incriminata.

Questa gara è solo l’ultima di tante altre estreme che hanno procurato anche giovani vittime: ad esempio le coronavisrus challenge, planking challenge, balconing challenge o blacK out challenge, dove gli sfidanti arrivano a procurarsi l’asfissia oppure a sostare su cornicioni o luoghi pericolosi, camminare bendati o addirittura far cadere gli altri come nella pericolosissima skullbreaker challenge (spacca – cranio).

Conosciamo benissimo l’impatto che il prolungato lokdown ha avuto sui giovani adolescenti immersi nella didattica a distanza: l’iper-utilizzazione dei i Social Network unica valvola di sfogo nella limitata possibilità relazionale, hanno aumentato sentimenti di frustrazione, attenzione eccessiva e insoddisfazione verso il proprio corpo, ritrovandosi davanti ad una realtà distorta caratterizzata da esibizione, finzione e idealizzazione.

In pochi minuti di quelli che chiamano reels si possono trovare consigli su come dimagrire in fretta, indicazioni su come “vomitare” dopo un pranzo e avere sempre l’alito fresco, indicazioni su come sopportare la fame, consigli sul calcolo spasmodico delle calorie aiutate da applicazioni facilmente scaricabili e ancora… teenager ti spiegano quali esercizi fare per dimagrire, rinforzano e gratificano l’utente sui c.d. progressi esibendo forme filiformi e inneggiando a raggiungere taglie XXS, esibiscono cibo “sano” per corpi magri e perfetti, trasfondono messaggi grassofobici, consumando pasti in video e ponendo l’attenzione su corpi spesso modificati con photoshop, il tutto per un like o un followers in più.

La pandemia per gli adolescenti ha rappresentato un trauma: l’isolamento li ha portati a pensare alla propria immagine corporea“, dice lo psichiatra Leonardo Mendolicchio, direttore della Riabilitazione dei Disturbi Alimentari e della Nutrizione dell’Auxologico Piancavallo e massimo esperto in materia. Che aggiunge: “Avere una società che esalta l’aspetto è pericoloso: l’identità è proiettata su come appariamo. Ma non è così. Servono strumenti per superare piccoli traumi di tutti i giorni, perchè non si accumulino“. (intervista di Valeria Pini su Repubblica.it).

Le statistiche parlano di 3,5-4 milioni di italiani (il 5% della popolazione, di cui il 70% adolescenti) affetti da disturbi del comportamento alimentare (Dca) che, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, rappresentano la seconda causa di morte (dopo gli incidenti stradali) con circa 4 mila decessi all’anno per le ragazze nella fascia d’età tra i 12 e i 25 anni.

Secondo i dati della prima indagine epidemiologica nazionale sul tema, diffusi lo scorso febbraio dal Ministero della Salute, l’incidenza di anoressia e bulimia è aumentata del 30% per effetto della pandemia, con un picco soprattutto tra i giovanissimi (12-17 anni di età di entrambi i sessi), colpiti fino a quattro volte di più rispetto al periodo pre-Covid a causa dell’isolamento, della permanenza forzata a casa, della chiusura delle scuole e dell’annullamento delle iniziative di coinvolgimento sociale.

Dati che fanno paura.

Il sistema sanitario nazionale è del tutto impreparato a fronteggiare quella che è stata chiamata vera e propria “epidemia” non garantendo  un numero sufficiente di centri specializzati, di qualità e gratuiti dove curare i disturbi del comportamento alimentare.

Le strutture pubbliche esistenti e dedicate alla cura di tali disturbi sono poche e distribuite in maniera disomogenea, ma l’aspetto più problematico riguarda le liste d’attesa che possono ritardare l’accesso ai percorsi terapeutici da tre a sei mesi, ma anche oltre.

Le famiglie, spesso, non ricevono informazioni sufficienti e sono costrette, per chi può, a ricorrere a strutture private per non rimanere bloccate in un limbo e veder aumentare i sintomi della malattia. E’ notorio che una diagnosi precoce in questi casi è di vitale importanza.

C’è da segnalare un piccolo passo avanti ovvero che la legge di bilancio del 2021 ha inserito questi disturbi nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza (Lea) e stanziato, per il biennio 2022/2023, un fondo da 25 milioni di euro che le Regioni potranno utilizzare per dotarsi delle strutture e del personale qualificato per erogare le cure necessarie.

Si spera che l’agenda politica si occupi di fornire alle famiglie un piano per la diagnosi e la cura dei Dca (disturbi comportamento alimentare), con strutture e percorsi ad hoc, rapidi nell’accesso, di qualità e integrati nel Servizio sanitario nazionale.

Recentemente il SSN ha provveduto a mappare, in collaborazione con le Regioni e le Associazioni di settore, i servizi territoriali per la cura dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Lo scopo è garantire ai cittadini affetti da tali patologie e alle loro famiglie informazioni che facilitino l’accesso alle strutture, agevolando un intervento precoce e quindi più efficace (https://piattaformadisturbialimentari.iss.it/)

Occorre al di là delle norme vigenti o delle tutele più o meno efficaci, essere promotori quali genitori, educatori o cittadini, di un uso critico e consapevole dei social media: internet è uno strumento prezioso per tutti, minori compresi che però devono essere accompagnati in un mondo dove il virtuale è reale!

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