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Disumane limitazioni attuate da Rssa e strutture sanitarie pugliesi per le visite dei parenti ai degenti

Roma, 28 lug. (askanews) - Sono 181 i nuovi casi di persone contagiati dal Coronavirus in Italia il cui totale è salito a 246.488. E' quanto si legge nel bollettino quotidiano del ministero della Salute e dell'Istituto Superiore di Sanità, sottolineando che i decessi sono stati 11, portando il totale a 35.123. Ci sono poi 749 pazienti ricoverati con sintomi negli ospedali italiani, 40 sono in terapia intensiva mentre 11.820 persone sono in isolamento domiciliare. Complessivamente sono attualmente positive in Italia, 12.609 persone.

Nota stampa del Consigliere regionale Antonio Tutolo (Gruppo Misto), presidente della Seconda commissione (23 settembre 2022). 

“Sono pronto a portare in Consiglio la questione delle irragionevoli e disumane limitazioni che ancora vengono attuate da Rssa e strutture sanitarie e ospedaliere pugliesi alle visite dei parenti ai degenti. Chiederò che vengano revocati gli accreditamenti a chi si sta approfittando della posizione di inferiorità dei familiari dei ricoverati, abusando del proprio potere, per impedire accessi regolari e addirittura, in alcuni casi, non fornendo informazioni sulle condizioni di salute dei degenti”.

È l’annuncio del Consigliere della Regione Puglia Antonio Tutolo (Gruppo Misto), presidente della Seconda Commissione consiliare, che ieri ha incontrato l’assessore alla Salute Rocco Palese.

“Ormai ricevo quotidiane segnalazioni da parte di cittadini a cui è intralciato l’accesso – spiega il Consigliere – qualche volta perfino attuando dei subdoli stratagemmi come, per esempio, la richiesta di una prenotazione telefonica obbligatoria, il silenziare del campanello d’ingresso ai reparti o, addirittura, l’imposizione di una visita a settimana. Tutte iniziative immotivate e illegali alla luce delle nuove disposizioni emanate dal Ministero della salute e dalla legge regionale da me fortemente voluta sulla cosiddetta ‘umanizzazione delle cure’.

La circolare ministeriale del 10 giugno scorso parla chiaro quando dice che «…in particolare, il dettame normativo riconosce, su tutto il territorio nazionale, il diritto alla continuità delle visite di familiari e visitatori, con cadenza giornaliera, consentendo loro anche di prestare assistenza quotidiana nel caso in cui la persona ospitata non sia autosufficiente. Si evidenzia che, in relazione allo specifico contesto epidemiologico, il direttore sanitario di una struttura di cui sopra può adottare eventuali misure precauzionali più restrittive previa comunicazione al competente Dipartimento di Prevenzione (DdP) dell’azienda sanitaria locale competente per territorio.

Circolare Ministero Salute 10-6-2022 (1)

Tuttavia, se le motivazioni di rischio sanitario fornite dal direttore sanitario sono ritenute prive di evidenze scientifiche, il DdP emana, entro tre giorni, un provvedimento motivato che vieta l’applicazione di misure più restrittive. L’esercizio del potere affidato dalla legge al direttore sanitario comporta una limitazione dell’attività di assistenza che i familiari e i volontari possono assicurare ai degenti, nonché una compressione delle relazioni socio affettive, che può trovare giustificazione esclusivamente se derivante da obiettive ragioni di carattere sanitario. Si sottolinea, quindi, l’importanza dello svolgimento, da parte di tutte Regioni e Province Autonome, di un’attività di vigilanza e controllo, nonché di eventuale supporto a strutture interessate, al fine di assicurare l’effettivo pieno ripristino dell’accesso e della continuità d visite dei familiari nelle strutture residenziali e di lungodegenza comunque denominate».

Dunque, in qualità di amministratore con funzioni di controllo che da oltre un anno sta portando avanti una battaglia contro quello che considero un ‘esproprio degli affetti’, negli ultimi mesi mi sono recato in alcune strutture per verificare di persona quanto accade, e ho inviato note a Rssa e ospedali della provincia di Foggia in modo da sollecitare i dirigenti sanitari ad effettuare anche loro dei controlli sui protocolli seguiti per l’accesso dei visitatori e sull’uniformità delle disposizioni, che spesso variano addirittura da reparto a reparto, al fine di escludere quelle limitazioni stringenti che in questo momento non hanno più motivo di essere praticate.

Sia il direttore sanitario della Asl di Foggia, Franco Mezzadri, che quello del Policlinico Riuniti di Foggia, Leonardo Miscio, hanno risposto alle mie note, anzi il dottor Miscio – che ringrazio per la sensibilità dimostrata – ha diramato una nuova circolare interna con la quale sostanzialmente si adeguano e uniformano i protocolli di accesso per familiari e visitatori ai vari reparti.

Mentre ci sono strutture del territorio che non hanno nemmeno risposto e questo lo ritengo un atteggiamento gravissimo. Perché immagino come possa sentirsi un cittadino.

Dai racconti disperati dei familiari dei degenti, ho l’impressione che qualcuno ci stia marciando e  che con la scusa del Covid abbia deciso di rendere invisibile quanto accade nei propri reparti.

È una vergogna che va denunciata e, qualora qualche cittadino voglia testimoniare e mettere per iscritto quanto gli accade, mi preoccuperò io stesso di inoltrare le denunce alla Procura della Repubblica. Sono disposto anche a sostenere le spese legali di coloro che ne avessero necessità.

L’assessore Palese ha preso atto della situazione e si è mostrato disponibile a un intervento efficace per richiamare quelle strutture che ancora oggi, a dispetto sia delle disposizioni del Ministero della Salute che della stessa Regione Puglia, hanno di fatto messo in atto delle misure arbitrarie, immotivate e illegali per bloccare l’ingresso dei visitatori.

Le restrizioni stringenti non giustificate sono immorali, perché privano della presenza e di una parola di conforto sia la persona ricoverata che i suoi familiari. Si rischia di cancellare gli ultimi momenti affettuosi e si condanna il degente a credere di essere stato abbandonato, compromettendo così anche la sua salute.

Tutto questo è inumano e non lo accetto. Farò qualunque cosa – conclude Tutolo – perché vengano rispettati i protocolli di sicurezza previsti senza, però, che si travalichino le norme”.

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