Principale Politica Vivere non esistere: come “ideare” il futuro

Vivere non esistere: come “ideare” il futuro

Markus Krienke

Più consapevolezza ambientale per vivere meglio: ecco il messaggio che il sindaco di Montaldo Torinese, Sergio Gaiotti, lancia con il primo Green Festival che tra il 17 e il 18 settembre ha proposto conferenze e attività in contatto con la natura, un mercato del green e la riscoperta della comunità dopo il lungo stop forzato dal Covid. Complice anche del bel tempo, l’ottima partecipazione ha dato come prima risposta che Gaiotti ha individuato bene una sensibilità della sua comunità, e probabilmente anche oltre.

Si è parlato molto dello sfruttamento delle risorse della terra, e delle ingiustizie che si creano di conseguenza: sono i più poveri del mondo che spesso subiscono le catastrofi naturali causate dal cambiamento climatico, e in futuro migrazioni e guerre saranno motivate appunto dalle conseguenze di fenomeni climatici sempre più estremi. Crisi ambientale e ingiustizia sociale sono dunque sempre di più due facce della stessa medaglia. Per non parlare delle ingiustizie verso le future generazioni alle quali non garantiamo più condizioni di vita come le possiamo godere noi.

Proprio per questo, il programma dell’Ue “Next Generation” che riprende il “Green New Deal” lanciato da Ursula von der Leyen già nel 2019, va nella direzione giusta, perché non solo cerca di garantire “ripresa e resilienza” alle nazioni colpite dal Covid, ma vuole anche utilizzare questi investimenti per realizzare una vera e propria transizione ecologica e con essa una visione più giusta ed equa della società. Ci vogliono infatti politiche concrete per non lasciare a livello di mere parole il rango ormai costituzionale della salvaguardia dell’ambiente, si pensi soltanto alla “neutralità climatica” entro il 2050.

È dunque una società più equa ed inclusiva, quella che prende sul serio la sfida ambientale e si mette in ottica green. Ecco che cosa significa non “isolare” la preoccupazione per l’ambiente da una visione più completa e integrale circa il futuro della società – un tale isolamento, infatti, produrrebbe un’ideologia, e renderebbe il “green” un fine a se stesso. Il “green”, come sottolinea giustamente Gaiotti, infatti non è più un programma politico “di parte”, cioè di un partito piuttosto che di un altro, ma deve diventare sempre di più un impegno trasversale di tutto, che segna una nuova “epoca” o “stile di vita” in cui stiamo entrando. E che certamente non deve sostituire ma appunto fare da pendant agli sforzi non solo politici bensì anche imprenditoriali a creare una società resiliente, ossia pronta alle sfide del futuro di cui in questi anni, non solo per i cambiamenti climatici ma anche per le disuguaglianze sempre più eclatanti, ci possiamo fare qualche idea.

Per quanto sia irenica questa prospettiva, ci rendiamo conto però giorno per giorno quanto difficile è realizzarla anche solo inizialmente. Dal livello di politica internazionale più alta, cioè dai COP di cui l’ultimo (il 26mo!) si è tenuto a Glasgow l’anno scorso, fino alla concretezza della nostra quotidianità: siamo davvero pronti per un cambiamento “green”? Certamente, per affrontare la sfida del futuro, in cui i già difficili equilibri sociali vengono caricati anche della dimensione green, ci vuole l’insieme tra un’economia forte e una politica decisa. Tuttavia, anche le migliori strategie politiche ed economiche non serviranno se prima non avviene quel cambiamento di mentalità che mette l’uomo concreto, fatto di spirito e corpo, e proprio per questo ec-centrico ossia orientato verso l’ambiente, il centro del ragionamento. È questo anche il migliore modo di non far diventare il “green” stesso la nuova ideologia dei nostri tempi. Equilibri umani, dunque, che spesso vengono ormai riassunti nel concetto dell’«ecologia umana integrale».

Certamente, concentrare lo sguardo sull’uomo in ricerca di giustizia nei suoi rapporti agli altri e all’ambiente, significa anche riconoscerlo come vero “fattore di rischio” nell’ecologia globale, e proprio per questo, richiamarlo alla sua responsabilità di garantire non solo l’esistenza dell’ecosistema (a questa l’ecosistema pensa al limite anche da solo), ma la vita nella sua qualità variegata. Proprio per questo, più che “disegnare” il futuro (la natura, al limite, designerebbe meglio), siamo chiamati a “idearlo”: “ideare”, infatti, nella filosofia greca, significa andare oltre le riduzioni “scientifiche” o “tecniche” di un fenomeno ma comprenderlo nell’intreccio delle varie dimensioni che troppo spesso nasconde dietro il suo fenomeno materiale. Come abbiamo visto, l’“idea” dell’ecosfera, in questa prospettiva, è quella di un’universale giustizia, di cui altro nome sarebbe “armonia” o “pace”, e alla quale l’essere umano non può sottrarsi.

LASCIA UNA RISPOSTA

Inserisci il tuo commento, grazie!
Inserisci il tuo nome qui, grazie

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.