Principale Cronaca Taranto – Per la “sacralità del cibo” si offende l’Arte Sacra

Taranto – Per la “sacralità del cibo” si offende l’Arte Sacra

Sinceramente questo è un pezzo che non avrei voluto scrivere. Leggo commenti in rete di chi, pur mostrando disgusto per un pessimo manifesto, tenta di ammorbidire il giudizio esaltando i contenuti dell’evento. Operazione che appare la solita manfrina “politica” che accontenta tutti.

Ci vuole Tiziano per mescolare sacro e profano, ci vuole intelligenza, qui c’è un’operazione davvero sconcertante che offende non solo chi vive in un mondo religioso, ma è un uso squallido della creatività. Con la scusa della sacralità del cibo per cui forse varrebbe usare Gea la madre terra e non la Madre di Dio.
Vi ricordate la pubblicità di Poltrone sofà quando, in un laboratorio oscuro si accendeva una luce in alto a destra dello schermo e l’artigiano parlava col Padre Eterno che lo gratificava per i suoi divani? All’epoca io scrissi un articolo di denuncia per il fatto che si scomodava il divino per il divano. Credo che dopo anni quegli autori di spot abbiano deciso di cambiare i contenuti della comunicazione.
Non lo so se c’è se c’è davvero vilipendio di religione, previsto dal codice penale, personalmente credo che sia un’operazione di pessimo gusto e non certamente degno di patrocini istituzionali come il comune di Taranto e la Regione Puglia e provincia di Taranto.

Roberto De Giorgi capo redattore

Qui di seguito l’intervento di Evelyn Zappimbulso vice direttrice CPL

Senza scomodare l’articolo 404 del codice penale, visto che, con velata innocenza e spinta leggerezza, si è importunata l’arte sacra e insultato il più sentito e storico credo religioso d’Italia, ritengo sia un’offesa alla intelligenza e alla bellezza la locandina di presentazione dell’Ego Festival, che si terrà nel capoluogo jonico da lunedì 19 settembre.

Una scivolata di stile che sottende poca conoscenza delle norme giuridiche e prima ancora del rispetto umano.

Una rilettura di cuore dell’art. 3 della Costituzione italiana avrebbe dovuto far riflettere l’amministrazione tarantina prima di dare alle stampe ed allo scempio lo sfregio senza veli di un’opera d’arte pittorica che rappresenta la Sacra famiglia e Santa Caterina di Bartolomeo Cavarozzi, ora esposta al Museo del Prado di Madrid.

Lo Sposalizio mistico di Santa Caterina inginocchiata accanto al Cristo Bambino con la mano sul cuore in ammirazione, involgarito senza pietà da spaghetti colanti sul capo, colapasta, mestoli e tovagliolo a quadretti. Ogni commento è ulteriore offesa.

Mi chiedo: come mai tanto silenzio dagli sbandieratori del politicamente corretto? E mi chiedo ancora: tutti quegli atti vandalici di teppisti o semplicemente incoscienti ai danni della Pietà di Michelangelo, a San Pietro, fino alla Barcaccia del Bernini in piazza di Spagna, passando per la fontana di Trevi e quelle di piazza Navona erano segnali per pubblicizzare qualche evento e non ce ne siamo accorti? Perché se così fosse, tanto da giustificare oggi una vergognosa locandina, vi invito tutti a tener giù le mani dall’arte, dalla storia, dalle religioni, dai simboli e dalle penne.

Avete ecceduto i limiti del decoro e della correttezza, oltre ad aver commesso un atto penalmente rilevante. Se non avete idee e la vostra fantasia, assetata di “perché se ne parli”, scarseggia nelle vostre menti, fatevi da parte che il lavoro nobilita chi merita.

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

Corriere Nazionale

 

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