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Nel libro dello scrittore Francesco Valente la vita di Spinazzola nel Settecento

Nel libro nomi di capi famiglia e toponimi di contrade - ricerca storica a tutto campo REDAZIONE ALTAMURA - ALTA MURGIA

Foto di copertina

Il Capitolo di Spinazzola attraverso la rivela del 1743”, pubblicato  recentemente dallo scrittore Francesco Valente di Spinazzola, è uno studio certosino, ricco di riferimenti toponomastici  e di indicazioni sulle proprietà immobiliari con le relative rendite catastali del Capitolo.

 Sulla copertina campeggia un’immagine  della chiesa madre di S. Pietro dei primi decenni del Novecento, dove al centro della piazza esisteva una fontana dell’Acquedotto Pugliese, attualmente non più presente. E’ tratta da una antica foto dell’archivio del cultore spinazzolese Vincenzo Cerabino.

Sul retro,  una veduta del castello di Spinazzola con uno scorcio del borgo in un affresco sulla volta di casa “Valente” del 1925. Grafica e copertina di Raffaella Valente; stampa curata da Ragusa Grafica Moderna s.r.l./Modugno (Bari).

lo scrittore Francesco Valente

La presentazione è stata fatta  nella Sala Innocenzo XII il 6 agosto 2022 da S.E. Arcivescovo Mons. Luigi Renna di Catania alla presenza di S.E. Arcivescovo Mons. Giovanni Ricchiuti della Diocesi di Altamura-Gravina in Puglia-Spinazzola; del sindaco Michele Patruno, con interventi dell’archivista  di Stato dott.ssa Paola Bozzani e dell’autore;  presente un pubblico numeroso e attento.

Francesco Valente è autore di altre pubblicazioni  con cui ha contribuito ad arricchire la letteratura locale. Un suo profilo biografico è riportato nel libro dello scrivente “Spinazzola tra passato e presente”/2018.

Con questo nuovo volume l’autore   ci fa fare un salto nel passato accompagnandoci  col suo linguaggio semplice e lineare  alla comprensione della “rivela”, rappresentata  da una serie di documenti ecclesiastici. In definitiva sono fonti  di notizie interessanti da cui ricavare nomi di capi  famiglia importanti, ancora presenti nel territorio, oppure già estinti,  e i componenti dei nuclei familiari, espressi all’epoca in “fuochi”.

L’opera si presta bene non solo  alla lettura, ma anche  ad una analisi di approfondimento.

Insomma, come  egli stesso dice   a pag. 11 del predetto volume, questo lavoro nasce come complemento alla mia precedente pubblicazione del 2019.

E’ uno spaccato antecedente alla formulazione del  Catasto onciario del 1741 voluto dal Re Carlo III di Borbone.

Da sx: S.E. Arcivescovo Mons. Luigi Renna; lo scrittore Francesco Valente; S.E.  Arcivescovo Mons.Giovanni Ricchiuti; sindaco di Spinazzola Michele Patruno

I registri esaminati facevano parte all’epoca della  chiesa madre di S. Pietro, la quale dipendeva dal vescovado di Venosa.

I documenti originali riportati nel libro,  scritti a mano in una grafia settecentesca, sono accompagnati da testo a fronte in un italiano  comprensibile. E’ qui che la lettura si fa più  scorrevole scoprendo nomi e cognomi di capi famiglia: Domenico Buico, Benedetto Galeota, Aquilecchia, Domenico Pierro,  Doleson, Ferrara, Giovanni Gasparino, Nicola Cerabino, Domenico Angelo Di Noia, giusto per citarne alcuni, nella cui descrizione sono indicati i toponimi delle contrade, in mancanza di uno stradario. Seguono i nomi del clero con la rivela del Capitolo parrocchiale.

Qui si infittisce il racconto del bravo autore che fa una distinzione tra Capitolo Cattedrale e Capitolo Parrocchiale con la loro rispettiva patrimonialità; Spinazzola era aggregata al Capitolo Parrocchiale.

Entrambi i Capitoli erano tenuti a mantenere dei registri dei nati e dei morti, e di matrimonio; insomma possiamo dire che sono stati gli antesignani dello Stato Civile, dell’anagrafe; fa una precisazione sulla Chiesa Ricettizia, la quale era fondata  sulla costituzione di una dote che assicurasse ai suoi ministri una rendita adeguata.

Questo dato viene desunto da Francesco Valente attraverso la documentazione  del 1528 con la confisca del feudo e  con il successivo accordo fatto nel 1534 tra il  Capitolo Parrocchiale e la feudataria Beatrice Orsini-Ferrillo.

Un altro capitolo interessante viene dedicato ai “Censi”, nel cui solco si annidava il “censo redimibile” , ovvero il prestito di denaro previo interessi, proibito dalla Chiesa, ma sfacciatamente velato da un escamotage, mascherato come dice l’autore dal termine “palliare”.

Siamo nel 1500, e la circolazione della moneta purtroppo prevedeva il prestito previo ricompensa in termini di percentuale.

Il contratto di censo non era altro che un contratto di vendita-acquisto di un bene immobile formalizzato da un atto notarile nel cui documento erano indicati: i contraenti, il bene immobile (normalmente masserie) produttore della rendita, con i suoi confini, la somma messa a disposizione per l’acquisto della rendita, la definizione del tempo per il riacquisto della rendita da parte del venditore, ossia del debitore.

In questo contesto erano presenti molti ecclesiastici, conduttori di aziende agricole che facevano ricorso al contratto di censo; le famiglie più esposte con il Capitolo Parrocchiale erano quelle più in vista della città: Aquilecchia, Coccinelli, Catapano, Craca, De Cesare, Spallati, Spada Stancarone, Rinaldi, Ricci D’Elia.

In conclusione, il lavoro dello scrittore Francesco Valente getta ulteriore luce sulla storia di Spinazzola che ha avuto un ruolo importante nel territorio confinante tra due regioni Puglia e Basilicata.

 

 

 

 

                    

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