Principale Arte, Cultura & Società Una strada di parole scritte

Una strada di parole scritte

di Maria Pia Latorre

Nell’ideale percorso d’immaginazione intrapreso negli interventi precedenti, ci siamo sforzati di immaginare l’origine preistorica della pedagogia e la sua evoluzione nelle epoche successive.

Stesso affascinante percorso, questa volta ben analizzato dagli studiosi delle scienze umane e linguistiche è il percorso della parola scritta.

La nascita della scrittura è stato un processo lentissimo, lungo e articolato, che si è potuto avviare solo successivamente allo sviluppo della motricità fine nelle specie ominine. Di questa fase, le pitture rupestri ne sono sicura fonte.

Col passare dei millenni i disegni stilizzati (con le classiche figure di tipo filiforme) si evolvono in pittografie, nel tentativo di tradurre il linguaggio verbale in segni grafici che evochino e imprimano l’esperienza. In questa fase le specie ominine hanno tentato di rappresentare idee, e i prodotti di scrittura erano comprensibili universalmente da tutti i gruppi umani.

Una svolta determinante è stato il passaggio alla logografia, quindi, da questo passaggio in poi, non è stata più l’idea ad essere rappresentata in segno grafico, ma il suono. Nasce in tal modo l’idea di alfabeto, una serie di suoni, quindi, a cui sono associati specifici segni grafici. I primi tipi di scrittura logografica sono stati il cuneiforme e il geroglifico.

I passaggi successivi vedono la nascita dei sillabogrammi (segni che rappresentano intere sillabe) e dei fonogrammi (segni che rappresentano suoni più o meno complessi).

Ancora oggi, a scuola, l’apprendimento della scrittura passa attraverso due fondamentali metodi, il sillabico e il fonologico, con una serie infinita di varianti.

Interessante è che storicamente i primi a usare i fonogrammi furono i Fenici, successivamente nascono quelli che gli archeologi definiscono “lineari”, con sviluppo nella civiltà cretese (il lineare A) e greca (il lineare B).

Un altro elemento fondamentale da considerare nello sviluppo della scrittura è la progressiva diffusione dei gruppi umani su tutto il globo terracqueo, che ha portato a creare differenti scritture (comprensibili esclusivamente dai singoli gruppi umani che le hanno elaborate), in virtù delle distanze geografiche che hanno agito da diaframma d’isolamento.

In Oriente dalla scrittura di origine fenicia si sono sviluppati il cananeo e l’aramaico, che avrà molta fortuna e si propagherà fino in India. Dall’aramaico deriverà anche l’alfabeto arabo.

Nel bacino mediterraneo è il greco a farla da padrone, tanto da avere il sopravvento sui molti dialetti italici che stavano prendendo forma (ad esempio l’etrusco e il runico). Sempre dal greco deriveranno il cirillico, con diffusione nell’Europa dell’Est, e il latino, con diffusione nel resto dell’Occidente.

Ma la scrittura è nata per rispondere prima ad un’esigenza del pensiero o del linguaggio?

Stando a come sono andate le cose, sembrerebbe che prima ci sia stata la relazione col pensiero e cioè con la parte interiore dell’essere umano. Successivamente, con l’uso del linguaggio essa è stata utilizzata con la funzione di comunicare con i propri simili.

A pensarci, è davvero poetico immaginare i nostri antenati alle prese con un bastoncino nel tentativo di fermare su una lastra di roccia un’idea, un moto interiore, il bisogno di esprimere lo stupore e la meraviglia per la magnificenza della natura circostante o forse per i primi innamoramenti, chissà…

Un dato è certo, a tutt’oggi le cose funzionano ancora così.

Maria Pia Latorre

 

 

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