Principale Politica Mogli e buoi dei partiti tuoi

Mogli e buoi dei partiti tuoi

Anna Lombroso

Ma vi ricordate con quanta fiera dignità le donne del centro sinistra subirono gli attacchi condotti in nome della  somatica di regime e dell’estetica Mediaset che al posto delle irsute a imitazione orgogliosa di baffone, più belle che intelligenti, della pettoruta compagna del leader, delle valorose ma poco avvenenti  Teresa Noce o Rita Montagnana, le volevano tutte levigate, tirate, siliconate,  eternamente minorenni? Dileggiate per i loro abiti da poco prezzo, disadorni e atti a mascherare  e travisare ogni forma incompatibile con impegno e militanza, severità e moderazione scevra da ogni eccesso e civetteria?

Ma adesso basta! ebbe a dire un giorno con piglio deciso una figurina affacciatasi sulla ribalta in aperta competizione con le morbidezze calendarizzate di Carfagna, la languida biondezza normanna di Prestigiacomo, in eterna lizza per battere le ruspanti grazie di ninfe poco più che sedicenni senza velleità di carriera se non sgambettare sulla scrivania di Greggio, ma pronte a crudeli vendette dando del culosecco impresentabile al benefattore.

Si chiamava Alessandra Moretti, ed è ingiustamente passata alla cronaca per alcune gaffe da sciuretta di provincia che diserta impegni per andare in sospirate mete   esotiche e per commerci sentimentali con isterici presentatori. Mentre a lei si deve un atto a dir poco rivoluzionario: riposizionare le donne progressiste e il loro appeal valorizzato da minuziose cure, trattamenti, depilazioni, massaggi, french manicure, laminazione.

Adesso basta! era ora di rivendicare il legittimo diritto alla ficaggine, per troppo tempo mortificata da costumi sobri e frugali, da panni informi assimilabili a divise di guardiani di gulag.

E si trattava anche di riposizionare le mogli, le solerti e miti compagne di una vita,  quelle che per anni avevano subito assenze coniugali, sedicenti domeniche sindacali, vendite porta a porta dell’Unità, campagne elettorali i sperduti siti. E corna, attribuibili alla distanza che si creava tra  militanza politica e incombenze domestiche, e peggio ancora quando il politico impegnato scopriva affinità mai conosciute con giovani ambiziose, partecipi attive  delle sue stesse battaglie, mentre le fedeli compagne di una vita aspettavano pazienti le redenzione o meglio la guarigione dalla malattia d’amore che minacciava oltre che la catena degli affetti, la carriera.

Alla fine l’avevano vinta, il reprobo tornava su raccomandazione del Comitato Centrale, le solerti consorti potevano  prendersi qualche tardiva vendetta con diete ferree, ritiri in campagna nella casuccia di famiglia, spesa al supermercato il sabato mattina.

A ben vedere l’operazione non sembrava riuscita a leggere le esternazioni dell’ex presidente di eterna gratitudine per l’interprete del mito domestico della “sua signora”, la Maria Serenella che tanto ha fatto per lui sia pure qualche passo dietro di lui come si addice al ruolo, che gli ha impedito sciocchezze e piccole trasgressioni lasciandogli invece la licenza di commettere crimini sociali.

Ma se avevamo pensato che si fosse davanti a una riedizione della leggenda della buona moglie, silenziosa, cauta, riservata, che sa apparire e scomparire al momento giusto, a scombinare le carte sono arrivate altre mogli e reclamare e pretendere di esistere autonomamente, di affermarsi a prescindere, di avere uno spazio personale e pubblico autodeterminato.

Sarà certamente frutto di una colpevole disattenzione di frustrate se non le abbiamo scorte picchettare fabbriche occupate, protestare accanto alle donne che dovrebbero essere gratificate da un part time “volontario” che combini lavoro esterno e domestico, alle braccianti tradite dalla Bellanova, alle commesse del supermercato alla cassa la domenica. E sarà effetto di una accidiosa invidia se non ci è capitato di leggere i programmi elettorali della signora De Biase o Piccolotti, avvelenate di collera perché chiamate in causa con la formula lady e via col cognome del marito. D’altra parte la totale assenza di documenti programmatici che vadano oltre le promesse di rito le accomuna ai consorti, impegnati unicamente nella spartizione e nella creativa costituzione di fragili alleanze a termine e associazioni temporanee d’impresa..

È che ormai le battaglie politiche si combattono per il riconoscimento di meriti acquisiti mediante fidelizzazione, obbedienza, annessione a cricche e cupole. Meriti che in questo caso sono largamente ereditati o dati in prestito da generazioni di donne che hanno lottato per il riscatto e la liberazione da oppressioni patriarcali, dallo sfruttamento, dalla mercificazione dei loro corpi.

Abbiamo imparato a riconoscerle le combattenti che pensano di rompere il soffitto di cristallo a colpi di tacco 11, sostituendo meccanicamente servi schiocchi con testosterone con serve ancora più avide e arriviste, che si sono fatte possedere da una ideologia perversa che valorizza il capitale umano disposto a prodigarsi per i più uguali, i più privilegiati, i più eletti.

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