Principale Politica Maledetto Pd: la società precaria

Maledetto Pd: la società precaria

Con che entusiasmo il popolo riformista-progressista  si è fatto possedere  dai demoni del neoliberismo.

E ci credo, si tratta di una teologia che garantiva l’appartenenza a un ceto superiore lungimirante e concreto, a una cerchia “speciale” realistica e  dinamica affrancata dalle ubbie arcaiche dell’utopia socialista, ispirata da una  ideologia che risparmiava dall’obbligo sociale e culturale di impegnarsi in una alternativa da immaginare e praticare. E,  sotto sotto ma non poi tanto, godere della facoltà di esercitare soprusi, di distinguere chi merita i benefici dello sviluppo e della distruzione creativa e chi invece era preferibile venisse  messo ai margini, pericoloso per la stabilità, la governabilità, l’evoluzione della gente.

È così confortante sapere che qualcuno negli anni ha scavato per loro/per alcuni di noi, una nicchia dove coltivare rassicuranti convinzioni a cominciare da quella di partecipare per nascita o appartenenza scelta, o fidelizzazione, a una guerra giusta, condotta per minare i rapporti forza e le aspettative di riscatto dei ceti subalterni ridotti all’obbedienza per necessità, nel rispetto del comandamento “affamare la bestia” ostacolando l’accesso a fonti di reddito con la precarizzazione, impedendo la promozione sociale grazie alla cancellazione del ruolo dell’istruzione pubblica, dell’informazione corretta e trasparente. E conducendo la battaglia contro il “sovranismo”, in virtù della  fine degli stati nazione ridotti a finanziatori e ong per multinazionali per via dell’ abiura del ruolo di regolatori dei flussi di capitale, del mercato, degli effetti aberranti della globalizzazione.

Si sono perfino persuasi e cullati con l’illusione che l’Europa potesse occupare un posto tra i grandi in quello che alcuni osservatori chiamano il Grande Stato di chi gode del processo di concentrazione di risorse finanziarie, scientifiche e militari in regime di esclusiva – Usa, Cina, Russia, in attesa che si uniscano Brasile e India- e una miriade di altri soggetti che conservano un margine di manovra, invece di essere il vaso di coccio che è diventata, senza capacità e potenzialità sovrane e incapace di di identificare e tutelare i propri interessi.

Col risultato di una totale impotenza nella comprensione dei grandi mutamenti, tutti archiviati come cigni neri inattesi e imprevedibili, perfino quando sono orchestrati per produrre fertili emergenze tali da consentire l’instaurarsi di stati di eccezione variamente ma uniformemente applicati dando per scontato e fatale l’arroccamento difensivo e offensivo di un mondo i cui confini sono quelli dell’Occidente unificato nel quale l’economia, il mercato e le sue leggi devono sostituire la inutile se non dannosa Politica.

La conversione neoliberista delle sinistre riformiste si è sviluppata così, in forma accelerata, malgrado l’ideologia dominante desse i primi segni di sofferenza,  incrementata dalla sufficienza sdegnosa con la quale si è guardato alla  radicalità, al retaggio libertario, pacifista e internazionalista dei movimenti politici eredi del ‘ 68 cui adesso si è aggiunto un ferreo e incrollabile  bellicismo atlantista.

E intanto si registravano le remunerazioni più basse d’Europa, si consolidava il precariato di massa, aumentavano le morti sul lavoro in un Paese senza lavoro, le pensioni non toccavano la soglia di dignità là dove c’era l’età pensionabile più alta di tutta la zona euro.

Basta con le querimonie in difesa dei sommersi, dei disagiati, dei lavoratori espropriati di diritti e conquiste che mostrano di non sapersi meritare un posto al sole dell’avvenire secondo il Grande Reset.

Adesso è tempo di rappresentare unicamente interessi e aspettative di minoranze marginali che aspirano ad essere annesse, sposarsi con tanto di wedding planner, ottenere il riconoscimento perenne della loro particolarità.  E a forza di celebrare le differenze si normalizzano e sanificano le disuguaglianze con l’intento di determinare al posto di una unità, un blocco sociale in lotta per autodeterminazione e affrancamento, una omogeneizzazione al basso, in favore del Sistema.

Andando incontro al Popolo con le fattezze ancora presentabili delle organizzazioni della sinistra tradizionale e parlamentare, Blair, D’Alema e Prodi, Schroeder, Blair, si sono prodigati per applicare nei loro paesi la deregolamentazione di Thatcher e Reagan, hanno perseguito fino al ridicolo le misure di tutela e salvataggio delle banche, hanno messo in atto privatizzazioni sostenuti dai processi di liberalizzazione dei capitali, hanno imposto la precarietà mentre ammettevano al tavolo sindacati pronti al compromesso e all’apostasia.

E al tempo stesso predicavano i benefici di politiche identitarie a uso di pochi, in modo che si superasse il limite morale della equiparazione legale delle minoranze che giustamente combattono per il riconoscimento di diritti e prerogative, per giungere alla richiesta di privilegi come compensazione e risarcimento, non dovuto alle vittime della lotta di classe alla rovescia.

Così le giuste rivendicazioni portate avanti per cancellare le discriminazioni sulla base del loro orientamento sessuale, delle loro origini, del loro colore, mettono in secondo piano quelle degli svantaggiati secondo le estrazioni della lotteria della vita, degli emarginati ricacciati ai confini della società, ma guardati con dolce tolleranza purchè si prestino a tacere, a diventare invisibili, a obbedire. (2. segue)

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