Principale Estero Il magnate dei chip di Taiwan che investe sugli “orsi neri guerrieri”

Il magnate dei chip di Taiwan che investe sugli “orsi neri guerrieri”

Robert Tsao, fondatore della United Microchips Corporation, ha promesso un miliardo di dollari di Taiwan (32,7 milioni di euro) per l’addestramento di una milizia civile di 3,3 milioni di persone a supporto dell’isola in caso di invasione da parte della Cina.

di Eugenio Buzzetti

© Twitter – Robert Tsao, magnate dei semiconduttori di Taiwan

 

AGI – Robert Tsao, magnate dei semiconduttori di Taiwan e fondatore della United Microchips Corporation, ha promesso un miliardo di dollari di Taiwan (32,7 milioni di euro) per l’addestramento di una milizia civile di 3,3 milioni di persone a supporto dell’isola in caso di invasione da parte della Cina.

L’annuncio è arrivato durante una conferenza stampa tenutasi oggi a Taipei, alla quale il tycoon si è presentato in giubbotto anti-proiettile. Davanti ai giornalisti, l’anziano imprenditore ha anche mostrato un ingrandimento della sua nuova carta di identità di Taiwan, annunciando di avere rinunciato alla cittadinanza di Singapore, ottenuta nel 2011, e dicendosi “emozionato” della scelta di tornare ad abbracciare quella della Repubblica di Cina, il nome ufficiale di Taiwan.

Nel programma del 75enne imprenditore, 600 milioni di dollari di Taiwan verranno spesi nei prossimi tre anni per realizzare una milizia di tre milioni di “orsi neri guerrieri”, come li ha definiti, a supporto delle Forze Armate dell’isola, mentre gli altri 400 milioni di dollari di Taiwan saranno elargiti alle amministrazioni locali per l’addestramento di 300 mila cecchini.

Tsao, che ha fondato nel 1980 la Umc e si è ritirato dagli affari, ha un patrimonio personale stimato in 16,3 miliardi di dollari, secondo quanto riporta l’agenzia di Taiwan Central News Agency, e l’annuncio di oggi sembra indicare un cambiamento netto nel suo approccio alla Repubblica Popolare Cinese.

Nel 2011 aveva rinunciato alla cittadinanza in segno di protesta contro le restrizioni agli investimenti diretti in Cina approvate dall’amministrazione di Chen Shui-bian, il primo presidente dell’isola del Partito Democratico-progressista inviso a Pechino, e di cui è oggi a capo l’attuale presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen.

Tsao si era anche detto favorevole alla “unificazione” dell’isola con la Cina, a fronte di condizioni favorevoli, ma più recentemente si era spostato su posizioni critiche verso il governo cinese, in particolare dopo la repressione messa in atto da Pechino contro i manifestanti pro-democrazia di Hong Kong, che avrebbe fatto svanire le sue speranze per una “unificazione pacifica”.

Taiwan, che non è mai stata sotto il controllo della Repubblica Popolare Cinese, non parla di “riunificazione”, termine usato esclusivamente da Pechino, ma solo di una eventuale “unificazione” con la Cina.

L’irritazione verso Pechino ha toccato il culmine il mese scorso, dopo la visita a Taiwan della speaker della Camera dei Rappresentanti Usa, Nancy Pelosi, che ha innescato imponenti esercitazioni militari cinesi attorno all’isola: in seguito alle manovre cinesi, Tsao promise tre miliardi di dollari di Taiwan (97,9 milioni di euro) per aumentare le capacità di Difesa di Taiwan.

Taipei, per il momento, non si sbilancia sulla proposta dell’anziano imprenditore: il portavoce del governo Lo Ping-cheng ha ringraziato il tycoon e ha aggiunto che ne verrà valutata la “fattibilità”.

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