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Cassano delle Murge, “Poeti e poesie in collina”: tra poesia, musica e Medioevo

A Cassano delle Murge, l’1 e 2 settembre 2022 si svolgerà l’evento “Poeti e Poesie in Collina” a cura dell’Associazione Officine del Sud.

L’evento, patrocinato dal Comune di Cassano delle Murge, avrà luogo sulla suggestiva e panoramica Collina di Santa Lucia ove, nella prima giornata, a cura de “La dote della formica“, dalle ore 18.00, saranno lette delle poesie a voce alta accompagnate dalla musica eseguita dal violino di Letizia Carrasso.

Durante il secondo giorno dell’evento gratuito letterario-culturale “Poeti e poesia in collina“, dalle ore 19.00, si terrà un reading di giovani poeti.

Le antiche vestigia presenti sul posto faranno, poi, da scenario ai banchetti illustrativi e didattici curati dall’ Associazione Stupor Mundi – Historia Magista Vitae che si occuperà dei pennini medievali tanto amati da appassionati e studiosi di tutto il mondo.

Si affiancherà al banchetto che illustrerà e rappresenterà l’ipotesi ricostruttiva della trobairitz, donne di lettere e di versi, quello dell’usbergaio che ricorderà e ricostruirà in tempo reale l’equipaggiamento dei cavalieri ricordati per le loro nobil gesta nei poemi medievali più noti.

Trovatori, Minnesanger, Cantori e Poeti sfatano il mito che afferma che il Medioevo sia stata un’ epoca d’oscurità, affermando invece, il tempo di quei secoli come connotato dalle arti e dalle lettere che hanno dato al patrimonio umano un contributo non indifferente. Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, vennero meno le condizioni che avevano, in epoca precedente, determinato l’unità linguistica e culturale dell’Europa. Un inestimabile patrimonio culturale, in quei secoli, fu detenuto dalla Santa Sede ed i cenobi, maggiori luoghi adibiti allo studio ed alla produzione dei saperi; Durante i secoli dell’Alto Medioevo, la stessa cultura classica veniva respinta dalla Chiesa di Roma in quanto pagana ed ancorata all’ idolatria.

A partire dall’ anno Mille, con la fine delle invasioni barbariche, si assiste ad una rinascita degli studi classici – per il cui studio si ritiene determinante l’incontro tra cultura occidentale e mondo arabo – filosofici, medici e giuridici vedono l’affiancarsi alle scuole ecclesiastiche delle Università laiche, tra le quali è vi sarà la Scuola Medica Salernitana che, ancor ‘oggi, ne conserva il primato temporale e il prestigio culturale. Indiscussa protagonista di questo periodo di rinnovamento fu, senza dubbio, la classe sociale borghese, seppure l’aristocrazia feudale raggiunge un periodo di massimo sviluppo.

Con il cessato pericolo delle invasioni barbariche le corti diventano luogo di promozione culturale che attirerà poeti e trovatori provenienti da tutta Europa i quali allieteranno – in cambio di vitto ed alloggio – i commensali dei castellani o le piazze pubbliche, luogo d’incontro per la comunità.

Il Medioevo è ancora oggi ricordato come l’epoca della cavalleria, dei cuori gentili e delle cortesie, connotati che si esprimevano nel contenuto delle interpretazioni dai menestrelli e che erano finalizzate all’esaltazione della donna – creatura pura – e dell’amore.

L’etimologia del nome “trovatore” risiede nell’ origine dal verbo “trobar” che designerebbe il lavoro di composizione di strofe e versi destinati alla musica.

L’attività di composizione vede l’impiego delle lingue romanze, le quali vengono suddivise da Dante Alighieri – nell’opera De Vulgari Eloquentia (1304- 1308 ca.)– in tre ceppi principali: la lingua del Sì, corrispondente a quella italiana, la langue d’oc che interesserebbe la Francia centro-meridionale e la langue d’oil che sarebbe propria della Francia settentrionale. La figura del trovatore, propria della Francia settentrionale, predilige per l’attività di composizione la langue d’oc, diffusa nei feudi di rilevante importanza avrà quello di Aquitania; a tal proposito, secondo le fonti, il capostipite della poesia trobadorica sarebbe stato il letterato Guilhem de Peitieus (1071-1127), conosciuto con il nome di Guglielmo il Giovane, il quale fu investito del titolo di duca di Aquitania e conte di Tolosa.

Diffusa era la tradizione trobadorica tra i signori feudali, così come riportato dalle cosiddette vidas (vite), biografie anonime in prosa, solitamente scritte in occitano, spesso presenti nei canzonieri medievali le quali fungevano da prefazione e presentavano l’autore dei versi decantati. Tra i trovatori non mancarono gli uomini d’arme tra i quali si ricorda – nei “Breviari d’Amor” di Matfre Ermengaud – Guiraut  Riquier, poeta e musico al servizio di Aimeric de Narbonne e di Alfonso X, detto “il Saggio”, re di Castiglia.

I tratti di pennino in langue d’oc erano guidati dai più nobili sentimenti d’amore ma anche dalle epiche imprese dei cavalieri e dalle nobili gesta che caratterizzavano la loro vita. Un elegante elogio, ad esempio, ricorda Filippo di Nanteuil, signore di Nanteuil-les-Haudouin, il quale – durante la Battaglia di Gaza del 1239, conosciuta anche come “Crociata dei Baroni” – fu imprigionato. La tristezza e il rimpianto per la dipartita di una persona preziosa al proprio cuore erano, invece, celebrati nel planh, termine che in lingua occitana viene adoperato per designare il “lamento”; tra i planh si ricorda quello composto dal trovatore Cercamons, natio di Guascogna che nell’ A.D. 1137 ricordò Guglielmo X d’Aquitania intitolato “Lo plaing comens iradamen”:

Lo plaing comenz iradamen / D’un vers don hai lo cor dolen;/ Ir ‘e dolor e marrimen/Ai, car vei abaissar Joven: /Malvestatz puej’ e Jois dissen/ Despois muric lo Peitavis./Remazut son li prez e · ill lau / Qi solon issir de Peitau. /Ai! com lo plagno li Barrau./Peza · m s’a longas sai estau./ Segner, lo baro q’ieu mentau / Metetz, si · us platz, em paradis! / Del comte de Peitieu mi plaing / Q’era de Proeza compaing; / Despos Pretz et Donars soffraing, / Pezam s’a lonjas sai remaing. / Segner, d’efern lo faitz estraing, / Qe molt per fon genta sa fis. / Glorios Dieus, a vos me clam, / Car mi toletz aqels qu’ieu am; / Aissi com vos formetz Adam, / Lo defender del fel liam / Del foc d’efern, qe non l’aflam, / Q’aqest segles nos escharnis. / Aqest segle teing per enic / Qe · l paubre non aten ni · l ric. / Ai! com s’en van tuit mei amic, / E sai remanem tuit mendic. / Pero sai ben q’al ver afic / Seran li mal dels bos devis. / Gasco cortes, nominatiu, / Perdut avez lo segnoriu, / Fer vos deu esser et esqiu, / Don Jovenz se clama chaitiu, / Qar un non troba on s’aiziu, / Mas qan n’Anfos, q’a joi conquis. / Plagnen lo Norman e Franceis, / E deu lo be plagner lo reis / Cui el laisset la terr ‘e · l creis; / Pos aitan grans onora li creis, / Mal l’estara si non pareis / Chivauchan sobre Serrazis. / Aqil n’an joja, cui que pes, / De Limozi e d’Engolmes; / Si el visques ni Deu plagues, / El los agra dese conqes; / Estort en son car Dieus lo pres, / E · l dols n’es intratz en Aunis. / Lo plainz es de bona razo / Qe Cercamonz tramet n’Eblo. / Ai! com lo plaigno li Gasco, / Cil d’Espaign ‘e cil d’Arago. / Sant Jacme, membre · us del baro / Que denant vos jai pelegris.

[[Tristemente inizio il canto funebre/in un verso che mi fa male al cuore;/tristezza, dolore e stupore/mi prendono, perché vedo la giovinezza degradata: la/malizia si alza e la gioia declina da/quando è morto il Poitevin./In stallo sono le azioni degne e lodevoli/che erano solite venire dal Poitou./Ahimè! come manca ai Barrois!/Mi pesa molto, se devo vivere a lungo./Signore, metti il ​​barone di cui parlo,/e ti prego, in paradiso! /Mi lamento del conte di Poitiers,/che era il partner di Prowess;/poiché Worth e Bounty non ci sono più,/mi addolora se rimango qui a lungo./Signore, tienilo lontano dall’inferno,/perché la sua fine è stata molto nobile./Dio glorioso, ti protesto,/ perché porti via quelli che amo;/allo stesso modo in cui hai plasmato Adamo,/proteggilo dai legami malvagi/del fuoco dell’Inferno: non lasciarlo bruciare,/perché questo mondo ci svia./Considero questo mondo odioso/perché non asseconda i poveri né i ricchi./Ahimè! Come tutti i miei amici se ne vanno,/lasciandoci tutti infelici qui./Ma so bene che nel giorno/del giudizio il bene sarà separato dal male./Gentili, rinomati Guasconi,/hai perso il tuo dominio,/che devi trovare duro e crudele: la/gioventù si definisce infelice per questo,/perché non può più trovare riparo da nessuno,/tranne Sir Anphos, che ha vinto la gioia./I Normanni e i Francesi lo piangono,/e chi dovrebbe farlo anche lui è il re/al quale lascia la sua terra ed erede;/dal momento che il suo dominio aumenta così tanto,/sarà biasimato se non si mostra a/cavalcare contro i Saraceni./Chi è addolorato, quelli del Limosino/e degli Angoumois sono felici:/se fosse sopravvissuto (e se Dio fosse rimasto),/li avrebbe prontamente conquistati;/sono liberati perché dio lo ha preso,/e il lutto è entrato in Aunis./Il canto funebre che Cercamon invia/a Sir Eble riguarda un argomento nobile./Ahimè, come lo piangono i guasconi,/insieme a quelli della Spagna e dell’Aragona!/San Giacomo, ricorda il barone/che giaceva davanti a te come pellegrino.]

La poesia cortese ebbe larga diffusione anche in terra germanica ed i protagonisti di questa scena letteraria furono i lirici Minnesänger.

Il componimento lirico-poetico era scritto e cantato in Mittelhochdeutsch (alto tedesco medio), lingua che si pone a metà strada tra l’alto tedesco antico (750 – 1050 ca.)  e l’alto tedesco proto moderno (1350 – 1650 ca.).

Tra i primi Minnesänger si ricorda il poeta di Litz del XII secolo, Der Kürenberger, il cui patrimonio letterario dall’inestimabile valore è raccolto nel canzoniere medievale Codex Manesse – formato da 426 fogli di pergamena ed impreziosito da un rilevante numero di miniature – contiene circa 140 raccolte poetiche; l’opera, redatta tra il 1300 e il 1340 in scrittura gotica, è attualmente ubicato presso la Biblioteca Universitaria di Heidelberg.

“Poesia e poeti in collina” è, dunque, un appuntamento imperdibile destinato ad adulti e bambini, dai 5 anni, che si svolgerà in uno dei posti più strategici per ammirare il cielo stellato e più amati di Cassano delle Murge.

File:Codex Manesse Brunwart von Augheim.jpg - Wikimedia Commons

 

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