Principale Arte, Cultura & Società Musica, Eventi & Spettacoli Cellamare, una serata d’estate al Castello Caracciolo

Cellamare, una serata d’estate al Castello Caracciolo

Si è svolto a Cellamare il concerto pianistico delle Prof.ssa Mafalda Baccaro, accompagnata da Elena De Natale nel ruolo di conduttrice e, introdotta da due straordinari musicisti: Adamelania Masotti e Giacarlo Camposeo, allievi del Maestro Rocco Peconio, fautore del progetto di musicoterapia. La Baccaro ha alternato brani della musica classica, spaziando con le note in un crescendo di emozioni, che ha visto la musica intesa come terapia d’inclusione, un progetto delle “comunità sensibili”.

Una meravigliosa serata di musica che ha coniugato intrattenimento e cultura.

di Antonello Liuzzi

Quando è cominciata la tua passione per la musica?

La mia passione per la musica è nata con un dono ricevuto da bambina per la Befana e, di lì, a meno di un mese avrei compiuto quattro anni: un piccolo pianoforte giocattolo meccanico. Ci suonavo ad orecchio le musiche che sentivo alla radio o alla televisione o che magari imparavo alla scuola materna.

Ben presto, insieme ai primi anni di scuola elementare, ho iniziato gli studi di Pianoforte. Dal

momento in cui partono i miei ricordi, la musica è sempre stata con me.

Quando l’evoluzione del tuo percorso artistico? 

Il mio percorso artistico ha avuto diverse svolte. Non è stato facile avviare una carriera di concertista… Poco prima di terminare gli studi, nella mia città natale, a Taranto, frequentavo  un’associazione che non mi ha mai offerto la possibilità di suonare come solista, ma solo in formazioni cameristiche. A 19 anni, ho vinto il concorso a cattedre per l’insegnamento della Musica nella scuola media e, agli inizi, – anche perché pendolare – ho accantonato i miei progetti: avrei voluto non solo diventare una pianista concertista, ma anche un’organista e studiare Direzione d’orchestra.

Piano piano, però, la mia vocazione artistica si è fatta sentire e ho avuto il coraggio di propormi da

sola, senza lo scudo di un’associazione, a istituzioni private, a parroci… Nella mia storia ha funzionato così: tra il pubblico c’è sempre stato qualcuno che mi ha sentita, che è rimasto colpito dal mio stile, non solo musicale e interpretativo, ma dal mio modo di intessere col pubblico una

liaison e, mi ha invitata a suonare in altro contesto e luogo. Di sicuro, una svolta è stata subito dopo un delicato intervento chirurgico, subito quando avevo appena compiuto 40 anni. Ho dovuto fare i conti col fatto che non avevo ancora realizzato alcuni sogni: gli studi d’organo in primis. La vita mi ha dato l’occasione che aspettavo: ho conosciuto Padre Anselmo Susca, monaco benedettino dell’Abbazia Madonna della Scala e, con lui ho iniziato gli studi di organo e canto gregoriano. Collaborando con i monaci benedettini, col compositore P. Gregorio Santolla e con l’archivista P. Gennaro A.Galluccio, tengo concerti d’organo, realizzo come editor e master, CD e DVD delle Edizioni La Scala, partecipo a convegni, scrivo saggi…

Mi sono diplomata in Organo in meno di tre anni, presentandomi agli esami da privatista. E qui l’altra svolta: a seguito degli esami portati a termine col massimo dei voti al Conservatorio di Pescara, il M. Mauro Pappagallo, docente di Organo, mi nomina Vice Presidente della Confederazione Organistica Italiana e co-organizzatrice del Turismo Organistico Italiano. Su suo consiglio, mi iscrivo al Conservatorio di Monopoli e, qui il M. Galliano Ciliberti mi invita a collaborare alla stesura di altri saggi e a partecipare a convegni al suo fianco.

Oggi, mi si può contattare dal sito web, dalle pagine social… Ma continua quella semplice regola: chi mi ascolta, mi chiama a suonare.

Un’altra svolta è ancora possibile: sto studiando Strumentazione per orchestra di fiati e la direzione d’orchestra.

Questa sera hai riscritto la storia a Cellamare con i tuoi ex alunni, sicuramente una vibrazione emotiva da entrambe le parti, cosa riesci a vedere nella Prof. che eri e quella che sei…?

I miei alunni di Capurso che mi hanno invitata a suonare a Cellamare hanno avuto un’insegnante giovanissima, (sono stata lì dal 1989 al 2001 per undici anni scolastici, ci sono arrivata a 23 anni), ma ero già “avanti” per tante cose. Qualcuno si è ricordato di quando andavo a scuola con una valigia, con all’interno un lettore CD, i miei primi dischetti, le casse acustiche.

Per qualche collega ero una “marziana”, fin troppo innovativa. Una volta, misi le mie competenze nell’uso del computer a disposizione anche dei miei colleghi, tenendo un corso di formazione interno. Piano piano, ho sviluppato anche queste competenze tecnologiche e digitali, ma mai, sin dal primo giorno in cui ho messo piede in una classe, ho dimenticato cosa volesse dire stare dall’altra parte della cattedra, l’essere stata bambina anche io, bisognosa di attenzioni, fiducia, ascolto…

Vorrei aggiungere solo un pensiero: anche io ho dovuto adeguarmi agli alunni che “erano” quasi quarant’anni fa e agli alunni di “oggi”. Agli alunni di un tempo, potevo proporre delle canzoncine che adesso non proporrei mai, a 11/13 anni avevano pensieri e sogni da bambini, erano ambiziosi, o meglio fortemente desiderosi di “essere migliori”, stavano insieme e giocavano. Oggi i ragazzi sono (generalmente, dico) più confusi, meno determinati, ascoltano una musica che li distrae dal vero, si confrontano con modelli che influenzano le loro scelte, vogliono “avere il meglio”, sono apparentemente più “social”, ma stanno troppo tempo da soli con uno smartphone.

Cosa hai lasciato nei tuoi ex alunni?

Me l’hanno detto loro, riporto testuali parole: “Grazie per averci trasmesso la passione per la musica” – oppure – “Era bello quando sapevo che doveva arrivare lei, perché ci faceva ridere” – “Mi è stata sempre vicina nei momenti difficili” – o ancora – “I suoi alunni sono privilegiati, perché lei è vera”. Che dire, mi hanno lasciata senza parole! Non posso che essere grata alla vita per questi sentimenti così carichi di affetto e stima.

Quale il messaggio più significativo dei tanti ricevuti dai tuoi ex alunni? 

Il messaggio più significativo è la conferma che il bene genera altro bene, che il bene dato si trasforma in bene che si riceve e, si riceve con gli interessi, talmente grande che dal cuore tutto questo amore si trasforma in lacrime di gioia, in sentimenti di riconoscenza, in desiderio di compiere altro bene.

C’è qualche compositore che hai particolarmente nel cuore?

È una domanda alla quale è difficile rispondere. Ci sono momenti in cui l’anima è più bisognosa di conforto, di quiete, altri in cui la musica può sottolineare la gioia, l’entusiasmo.

Diciamo che mi piace molto suonare Debussy, mi piace pensare che molte delle sue musiche siano state composte apposta per me, così come amo suonare Chopin e, non di rado, ricevo dei ringraziamenti proprio per le interpretazioni di questo compositore. Se invece suono all’organo, allora posso letteralmente impazzire per la musica di Bach e di tanti altri compositori moderni, ma il mio cavallo di battaglia è il “Finale di Franck”. Anche quello sembra sia stato composto per me!

Hai dei rimpianti del tuo percorso musicale?

Se rimpianto si può dire, sarebbe non aver potuto studiare direzione d’orchestra quand’ero ragazza, ma ciò purtroppo dipendeva anche dal sostegno che potevano ancora darmi i miei genitori. Mi sto impegnando per realizzare quel sogno di allora, adesso.

Quale il tuo segreto nelle tue interpretazioni e composizioni?

Come sai, non solo interpreto musica di grandi compositori, ma io stessa compongo musica per pianoforte, che a volte inserisco nei programmi di concerto, commedie musicali e anche canzoni per bambini e ragazzi. Durante i miei recital, mi piace interagire col pubblico, renderlo parte attiva del concerto, mettermi dinnanzi a chi ascolta per come sono, anche con le mie fragilità. Come ho detto ieri sera a chi mi ha ascoltata, il pianoforte diviene una sorta di altare sul quale porto non solo i miei sentimenti, ma anche tutte le vibrazioni emotive di chi mi ascolta.

Secondo te, che rapporto oggi c’è tra musica e poesia? 

Un critico musicale, Hoffman, affermava: “La musica è la più romantica di tutte le arti, perché il suo scopo è l’infinito”. Volendo alludere al fatto che mentre non possiamo comprendere una poesia scritta in una lingua che non conosciamo, possiamo invece ascoltare la musica di qualunque compositore e comprenderla, perché non c’è bisogno di alcuna traduzione. Non conosco una parola di polacco, eppure interpreto Chopin.

Ma se per poesia intendiamo quello stato di grazia, quella capacità di cercare il “Bello” e il “Sublime”, di elevarci al di sopra dell’Uomo-materia, allora, la Musica può essere Poesia solo se si stacca dalle mode, se continua a nascere dall’ispirazione vera e sincera, se è suggerita da esperienze di vita profonde e significative, se non cerca il successo e il denaro, ma è scritta e suonata per raggiungere i meandri più nascosti del nostro cuore e portare gioia, pace, donare un sorriso, alleviare un dolore, riempire il vuoto della solitudine, spingerci ad amare la Vita…

Quale concerto ti ha lasciato il segno? 

Ci sono dei concerti che non dimenticherò mai: quello nell’Abbazia di Noci del 2 gennaio 2010, subito dopo il mio diploma d’organo, che volli offrire alla comunità benedettina e a quanti ne sono amici come segno di gratitudine; quello sempre organistico nella Badia di Cava de’ Tirreni – inoltre, un assessore mi disse alla fine: “Non ho mai visto nessuno, tanto meno una donna, domare così questo strumento! –  quello pianistico tenuto a Noci il 14 gennaio 2017, dedicato a mio padre, che all’epoca non stava molto bene e nel cui programma inserii un pezzo che a lui piace tantissimo, “La Fantasia Wanderer” di Schubert… oppure quelli davanti al Trullo Sovrano ad Alberobello, nel 2018 e nel 2020 (per quest’ultimo, eseguii un recital intitolato “l’anno zero”, a causa della pandemia); il concerto tenuto in Abruzzo come organista, ancora visibile sulla pagina Facebook del Comune di Celano, 2021.

Ma ne sono certa: il concerto tenuto ieri sera per l’APS “Statti Tu!” resterà nei miei ricordi come una pietra miliare.

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