Principale Politica Elezioni 2022 Le elezioni e il gas: l’ossigeno della politica sta per finire!

Le elezioni e il gas: l’ossigeno della politica sta per finire!

Dario Patruno

In queste ore irrompe in campagna elettorale una variabile, imprevedibile solo ai più sprovveduti.

Può un Governo che deve pensare agli “affari correnti” occuparsi e varare un provvedimento che fissi un tetto al prezzo del gas?. Le Camere sono state sciolte ma questa è la guerra nella guerra perché al dramma non c’è mai fine. Il senso di smarrimento e la reazione vibrata, ma composta degli italiani serve a narcotizzare il clima della conflittualità tra partiti che stentano a trovare argomenti validi per indurci a votare.

Andiamo per ordine.  Il prezzo del gas non smette di salire e ieri ha stabilito il nuovo record di 339 euro al Megawattora, per scendere poi a quota 337 nelle quotazioni del metano al Ttf di Amsterdam, il mercato di riferimento per l’Europa. Il contratto a scadenza settembre è a quota 333 euro al Mwh, mentre il contrato in scadenza a dicembre viene quotato al prezzo record di 346,6 euro.

Il dibattito sul gas accende la sfida politica. In generale i partiti puntano a una soluzione che preveda un tetto ai prezzi del gas, e da più parti si chiede un provvedimento di urgenza, un decreto legge “sostegni” per aiutare famiglie e aziende davanti ad aumenti che comporterebbero effetti devastanti ma contenuti, fidandosi che le elezioni abbiano un valore taumaturgico come la manna di San Nicola, patrono di Bari.

E mentre l’Europa s’interroga su come sostituire il gas di Putin, il gas che la Russia doveva esportare in Germania, brucia. Lo svela un’analisi della società di ricerca energetica norvegese Rystad Energy. Quindi Mosca, con la scusa di interventi di manutenzione, sta sperperando gas naturale per un valore di 10 milioni di dollari nel suo impianto di Portovaya, vicino al confine con la Finlandia. Le grandi emissioni di anidride carbonica e di fuliggine sono anche minaccia anche il ghiaccio artico.

La crescita del prezzo del gas si scarica anche sul costo dell’elettricità in Italia e ieri nelle contrattazione ha toccato il picco di 870 euro per poi attestarsi su una media giornaliera di 713,69 euro a megawattora. Il valore medio della borsa elettrica, dati del Gme, è in flessione rispetto ai 718,71 euro di ieri. Un valore comunque altissimo: solo due giorni fa era 614 euro, 100 in meno, e 200 euro in più dei 507,79 di una settimana fa.

Ma mi chiedo a che servono le elezioni, adesso?

Nel 1976 si svolsero le elezioni politiche che videro l’affermazione dei due partiti maggiori Democrazia cristiana e Partito Comunista con uno scarto dello scudo crociato di 35 seggi alla Camera e 19 al Senato sulla falce e martello. Ci fu la non sfiducia del Partito Comunista nei confronti del Governo che fruttò al partito comunista la presidenza della Camera con Pietro Ingrao e inaugurò la breve stagione dei governi di “solidarietà nazionale” in cui artefice Aldo Moro pagò con la vita nel 1978. All’epoca c’ erano le preferenze.

A questo punto mi taccio e lascio alla riflessione dei lettori il testo ironico della canzone di Giorgio Gaber “ Le elezioni” scritta proprio nel 1976 che fotografa la realtà meglio di qualunque commento, in cui alla fine c’è una parola magica che racchiude la volontà di un popolo che vorrebbe incidere ma che in questa tornata viene trattato come analfabeta obbligato a riconoscere i simboli dei partiti per tracciare un segno solo sui simboli. Non è contemplato neanche il voto trasversale. E’ questa la “democrazia”? il potere del popolo sognato dai costituenti? Penso proprio di no. Ma questa è la minestra e buttarci dalla finestra danneggerebbe solo noi. Quindi andiamo alle urne perché i pochi che voteranno determineranno il destino di tutti. A proposito la guerra in Ucraina continua con morti e i morti, non dimentichiamolo, non hanno colore politico, perché la vita umana ha sempre valore, come ci ricorda senza stancarsi Papa Francesco.

Generalmente mi ricordo
Una domenica di sole
Una mattina molto bella
Un’aria già primaverile
In cui ti senti più pulito
Anche la strada è più pulita
Senza schiamazzi e senza suoni
Chissà perché non piove mai
Quando ci sono le elezioni

Una curiosa sensazione
Che rassomiglia un po’ a un esame
Di cui non senti la paura
Ma una dolcissima emozione
E poi la gente per la strada
Li vedo tutti più educati
Sembrano anche un po’ più buoni
Ed è più bella anche la scuola
Quando ci sono le elezioni

Persino nei carabinieri
C’è un’aria più rassicurante
Ma mi ci vuole un certo sforzo
Per presentarmi con coraggio
C’è un gran silenzio nel mio seggio
Un senso d’ordine e di pulizia
Democrazia

Mi danno in mano un paio di schede
E una bellissima matita
Lunga, sottile, marroncina
Perfettamente temperata
E vado verso la cabina
Volutamente disinvolto
Per non tradire le emozioni
E faccio un segno sul mio segno
Come son giuste le elezioni

È proprio vero che fa bene
Un po’ di partecipazione
Con cura piego le due schede
E guardo ancora la matita
Così perfetta e temperata
Io quasi quasi me la porto via
Democrazia.

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