Principale Arte, Cultura & Società Taranto Città Vecchia, un mondo a parte

Taranto Città Vecchia, un mondo a parte

Taranto Città Vecchia, un mondo a parte

di Evelyn Zappimbulso

La zona più antica di Taranto sembra un mondo a parte dal resto della città. Non si azzarda nel dire che sembra diversa anche la gente lì. Semplice al punto che sembra catapultata su qui vicoli che trasudano storia da un’altra epoca. D’estate accade che ci si conceda una passeggiata in più lungo i pontili galleggianti che costeggiano il primo seno del Mar Piccolo, in Città Vecchia appunto e lo scenario che ne appare stupisce. Famiglie intere accoccolate su sedie portatili in riva al mare che consumano panini portati da casa; bambini liberi che scorrazzano in bici lungo tutto il marciapiede che costeggia l’acqua; chiacchiere tra anziani ad altra voce; musica per ballare e cantare; tutto composto e straordinariamente semplice, al limite della stranezza, da far invidia a chi abita la città dall’altra parte del ponte girevole, dove la vita corre troppo veloce per fermarsi a godere di una serata d’estate a costo zero, ricca di tanta scontata bellezza.

Credo che Taranto sia l’unica città al mondo (insieme a Siracusa, forse) in cui parte antica e nuova siano separate non solo storicamente ma anche geograficamente e aggiungerei pure umanamente. Insomma, confondersi fra le due è praticamente impossibile. Ma forse è proprio questa “separazione fisica” a rendere Taranto Vecchia un posto speciale. Quando percorro le sue strade, ho sempre l’impressione di trovarmi immersa in un mondo a parte, in un’atmosfera tutta diversa, per nulla simile a quella che ferve altrove.

E’ come se a Taranto Vecchia non splenda lo stesso sole che brilla per gli altri luoghi tarantini. Sembra un altro sole, creato apposta per illuminare quei tetti, quelle strade, quei volti, provati, ma tanto innamorati di quel posto.

Passeggiando fra le viscere dell’isola, ci si accorge di quanto sia facile passare da uno scorcio mozzafiato ad un altro: il mare a strapiombo dalla ringhiera di Corso Vittorio Emanuele II, il tripudio architettonico di chiese e palazzi d’epoca, il fascino antico delle colonne del Tempio di Poseidone.

E poi il tocco finale, così normale e quotidiano, dei balconcini delle case, da cui pendono lenzuola e capi di biancheria variopinta.

Si va avanti così, di stupore in stupore, senza averne mai abbastanza, senza che gli occhi si abituino a una simile suggestione. Eppure, in mezzo allo splendore, sbucano tratti di strade abbandonatezone interdettecase disabitate che hanno il sapore di un’occasione sprecata, di una trascuratezza ingiusta.

Stradine tortuose e cunicoli senza sole si intervallano a palazzi vecchi, sbarrati, addormentati. Osservandone le crepe, qualcuno scorge il fascino di un passato importante, altri l’amarezza per un futuro ancora solo probabile.

Quelle strutture, erette in luoghi strategici ma fatiscenti, aspettano di essere restaurate, di essere riportate alla loro antica, palpitante, unica bellezza. La Città Vecchia chiede presenza, azione e amore. Lo stesso amore di chi la sera imbraccia una sediolina e si affaccia lì, a pelo sull’acqua, senza null’altro desiderare che star lì.

Evelyn Zappimbulso Vice Direttore Corrierepl.it

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

Corriere Nazionale

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