Principale Politica La vera partita è adesso, più che il 25 settembre

La vera partita è adesso, più che il 25 settembre

Editoriale sulla situazione politica italiana di Daniela Piesco 

Dopo la crisi di governo e le dimissioni del presidente del Consiglio Mario Draghi, lo sguardo dei partiti è rivolto alle elezioni politiche del 25 settembre. Centrale è il tema delle possibili alleanze, soprattutto per quanto riguarda Pd e M5S.

A pochi giorni dalla presentazione delle liste per le elezioni politiche bocche cucite e poche certezze nei partiti, specie nel centrodestra dove ottenere la candidatura in buona posizione potrebbe equivalere all’ingresso in Parlamento

Una legge elettorale poco comprensibile e il taglio dei parlamentari stanno provocando la lotta decisiva per l’elezione al prossimo Parlamento in questi giorni e non alle urne, con ulteriore deperimento del valore democratico delle elezioni. Perché i partiti politici hanno già un quadro più o meno preciso dei seggi che conquisteranno e dove, in base a sondaggi e previsioni. E quindi stabilire chi si candida dove assume una valenza ancora maggiore che in passato

La legge elettorale non è cambiata

Ad essere utilizzato sarà il Rosatellum, già usato nel 2018, e che verrà applicato al ridotto numero di deputati (400) e senatori (200) eleggibili.
Questa legge è un mix tra il sistema elettorale maggioritario e quello proporzionale: il 61% dei seggi (244 alla Camera e 122 al Senato) sarà assegnato su base proporzionale, un 61 che diventa 63% perché è di tipo proporzionale anche il voto degli italiani all’estero (a questo giro eleggono 8 deputati e 4 senatori) e il 37% (148 deputati e 74 senatori) dei seggi sarà assegnato con il sistema maggioritario in collegi uninominali.

Scenari possibili

Il primo scenario preso in considerazione vede confrontarsi il Centrodestra, il Centro separato, il Centrosinistra con la Sinistra e Verdi e infine il Movimento 5 Stelle correre da solo, concorrendo a disegnare un sistema “quadripolare”.

In questa analisi il centro è composto da Azione/+Europa, Italia Viva e il partito di Toti. Il centrosinistra da PD, SI-EV, A1-MDP e lista Di Maio. Il centrodestra infine da Lega, FDI, Forza Italia e altri di centrodestra (es. NcI).

Il centrodestra stravincerebbe in tale modello predittivo, aggiudicandosi una vastissima maggioranza sia alla Camera (61%) sia al Senato (61%).

Si tratterebbe in effetti della più larga maggioranza mai uscita dalle urne nell’epoca repubblicana. Anche senza alleanze con il centro o con il Movimento 5 Stelle il centrosinistra riesce comunque a salvare una ventina di collegi alla camera e una decina al senato, sebbene, occorre farlo presente, la maggior parte di questi siano comunque in bilico.

Si può notare anche che la ripartizione a livello regionale dei seggi plurinominali al senato favorisce leggermente le coalizioni maggiori.

Questa considerazione varrà anche per gli scenari successivi.

Il centrosinistra è competitivo, ma non per questo sempre vincente, nei collegi delle grandi città: Roma, Milano, Napoli, Torino. Oltre a quelli vinti qui riesce a prendersi dei collegi in Emilia e in Toscana.

Nel secondo scenario la coalizione di centrosinistra con l’innesto del centro diventa più competitiva riuscendo a vincere in questa simulazione il doppio del collegi al senato e quasi il doppio alla camera. Il centrodestra mantiene una maggioranza solida alla Camera (58%) e al Senato (57%) anche se meno larga rispetto a prima.

Un’altra dinamica in questo scenario è che il centrosinistra, oltre a partire avanti in molti più collegi riesce a “mettere al sicuro” molti più collegi rispetto allo scenario precedente. Questo accade perché tendenzialmente la coalizione di csx è forte nelle medesime aree del centro, per cui l’ulteriore apporto di voti mette in sicurezza diversi collegi (circa 20 alla camera e 10 al senato)”.

Con l’ultimo scenario si ipotizza che la coalizione di centrosinistra riesca a superare le attuali divisioni tra dem e grillini e si allarghi nel verso opposto al caso precedente, vale a dire verso il Movimento 5 Stelle, ripristinando il cosiddetto campo largo un tempo tanto caro a Enrico Letta e lasciando anche stavolta un sistema “tripolare”: cdx, centro, csx+5s.

In questa ipotesi il centrodestra ottiene nettamente meno seggi, pur mantenendo sempre la maggioranza. In questo caso si assesta però al 53% alla Camera e al Senato (contro il 61% e il 58§% degli scenari precedenti). La coalizione di centrosinistra con l’aggiunta dei 5S diventa competitiva al Sud, contendendo diversi collegi, mantenendo comunque vantaggio anche in collegi di Emilia e Toscana e in diversi collegi cittadini.

In questo scenario pur aumentando i collegi assegnati al centrosinistra rispetto a quello precedente otteniamo però un numero minore di collegi sicuri, almeno al senato. Questo perché, al contrario di quanto succedeva prima, centrosinistra e 5 stelle sono forti in aree diverse del paese, e questo aiuta a essere competitivi in molti più collegi, ma riduce il numero in cui la forza va a sommarsi al sicuro il risultato, come era invece nel caso del centro.(BiDiMedia)

Cosa accadrà dopo il voto

Dopo il voto però diversi sono gli appuntamenti importanti per il nostro Paese: il 27 settembre ci sarà l’approvazione delle nuove previsioni macro economiche – Pil, deficit e debito – che il governo inserisce nella Nadef, la nota di aggiornamento del Def che va presentata entro questa data. Visto che probabilmente non si sarà ancora formato un nuovo governo, sarà il ministro dell’Economia dell’esecutivo Draghi, Daniele Franco, a mettere a punto queste previsioni.

La prima seduta del nuovo Parlamento dovrà invece tenersi tra il 13 e il 15 ottobre e, a stabilirlo, è l’articolo 61 della Costituzione in base al quale “la prima riunione” delle Camere “ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni”.

Ma, non finisce qui. Il 20 ottobre arriverà la prima scadenza importante: l’approvazione della nuova Legge di Bilancio. Quest’ultima non è una data da rispettare tassativamente ma, l’importante, è che il 31 dicembre siano conclusi i lavori altrimenti scatta l’esercizio provvisorio in base alle regole della Costituzione. Che cosa significa? In pratica la mancata approvazione della manovra di Bilancio entro fine anno fa scattare una sorta di contingentamento sulle spese che vengono ripartite in quattro dodicesimi quindi con una tagliola trimestrale che andrebbe a limitare gli esborsi.

La patologia dell’instabilità

L’Italia si trova puntualmente a dover fare i conti con una delle sue caratteristiche politico-istituzionali più gravose e deleterie: l’instabilità di governo. La recente caduta del  Governo è solo l’ultima manifestazione di quella che sembra in modo evidente
una patologia del nostro sistema politico.
Una patologia che comporta ricadute su ambiti che riguardano anche la capacità di programmazione economica, la gestione dei rapporti internazionali e il livello di disaffezione dell’opinione pubblica nei confronti delle istituzioni.

In Italia, dal 1945 a oggi, si sono succeduti 66 governi. Nel Regno Unito invece 29, in Germania 22. Non è un caso, dunque, che nel nostro Paese si torni ciclicamente a discutere del possibile inserimento in Costituzione della sfiducia costruttiva, strumento conosciuto per la sua potenziale funzione di stabilizzazione degli esecutivi.

Adottando una prospettiva comparata, è possibile notare che il voto di sfiducia costruttivo è stato inserito in Costituzione solo da tre Paesi dell’Europa occidentale: Germania, Spagna e Belgio

Quindi ci si chiede se una simile riforma sia ipotizzabile in Italia nella fase finale dell’attuale legislatura.

A questo proposito, sono almeno due i fattori da considerare: se
da un lato è evidente che i tempi turbolenti derivanti dalla gestione della pandemia e delle sue ricadute economiche costituiscano inevitabilmente degli ostacoli per delle riflessioni approfondite circa le riforme istituzionali, dall’altro la peculiare composizione a stampo consociativo del nuovo Governo potrebbe permettere alle forze politiche di trovare maggiori opportunità di dialogo per riformare alcuni meccanismi della democrazia italiana, adottando un’ottica di sistema.

Rimane, dunque, un interrogativo: sapranno i governi instabili di oggi produrre governi stabili per il futuro?

Daniela Piesco

Redazione Corriere Nazionale

Redazione Stampa Parlamento

Co-direttore Radici

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

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