Principale Ambiente & Salute Siccità e biodiversità nel Parco delle Gravine

Siccità e biodiversità nel Parco delle Gravine

Parco delle Gravine – Appesantiti come siamo da innumerevoli problemi che riguardano la politica, l’economia e la salute, oggi dobbiamo far fronte anche al riscaldamento climatico che sta assumendo livelli pericolosi, legati in estate non solo ai numerosi incendi e ai danni all’agricoltura, ma anche al venir meno di fondamentali servizi ecosistemici che poi avvantaggiano anche gli ecosistemi agrari.

La siccità prolungata procura anche un risvolto negativo che purtroppo tendiamo a trascurare: segnatamente nel nostro territorio, carsico per origine, al fondo di molte gravine letteralmente si prosciugano pozze, fossi e zone umide in cui l’acqua piovana s’ era raccolta in precedenza diventando in tal modo la culla di tutta una serie di organismi che trascorrono una parte importante della loro vita in altri ecosistemi, arricchendoli notevolmente a mezzo di quegli stessi servizi ecosistemici di cui si parlava sopra. Girini e soprattutto rospi che fungono da cibo e a loro volta mangiano larve dannose nei campi, rane e raganelle che predano numerose, dannosissime cimici sulle piante e sugli alberi (una di queste è vettore della Xilella), salamandre che ingoiano voracemente lumache nei boschi, senza parlare delle svariate specie di svettanti Odonati o libellule che divorano mosche e zanzare anche a diversi chilometri di distanza.

Mi sono calato recentemente in alcuni paleoalvei delle nostre gravine e ho notato con stupore che molti di tali piccoli ecosistemi in miniatura sono secchi e senza vita.

Complice non solo la siccità ma anche le alte temperature che, specie nelle pozze più piccole, produce un’evaporazione sempre più rapida non lasciando scampo a larve e girini che non possono compiere il loro ciclo vitale, evolvendo poi in quegli animaletti terrestri che sarebbero dovuti andare ad arricchire (e a equilibrare…) il resto degli ecosistemi, agrari compresi.

E qui, signori miei (mi rivolgo segnatamente alle amministrazioni locali, in assenza di un Ente di Gestione…), i danni sono molteplici, per ora possiamo solo dire che potrebbero estinguersi alcun specie, e non vogliamo neanche immaginare quali gli infausti effetti a catena sul buon funzionamento degli ecosistemi.

Certo è che un ecosistema più povero di specie diventa anche più fragile e maggiormente soggetto a squilibri, ed è più facile che specie aliene e invasive (es.zanzare) possano prenderne il sopravvento: un vero disastro per la biodiversità delle nostre gravine!

Comunque, un suggerimento ce l’avrei: aspettando la pioggia (che si spera cada abbondante…) allo stesso tempo l’acqua nelle gravine io ce la porterei, magari a mezzo di autobotti e privilegiando tratti di gravina che possano adeguatamente ospitarla.

So per esperienza personale che comprare acqua e portarla a destinazione con i mezzi citati non è molto dispendioso, bisogna solo prendere l’iniziativa di surrogare la natura “inadempiente”.

Del resto, non dice forse il noto proverbio che “a mali estremi, estremi rimedi”?

Valentino Valentini

Redazione Corriere Nazionale

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

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