Principale Ambiente & Salute Ex Ilva): ‘La ragion di Stato non prevede la tutela dei tarantini’

Ex Ilva): ‘La ragion di Stato non prevede la tutela dei tarantini’

Puntuali, come i picchi periodici di inquinamento al quartiere Tamburi (nei limiti di legge, perché in Italia il veleno industriale è codificato!), o come da qualche tempo guasti o addirittura incendi (ultimo in ordine cronologico l’evento che ha segnato un treno nastri), arrivano i soldi degli italiani nelle casse dell’acciaieria meglio nota come ex Ilva.
A quanto pare, senza nemmeno il fastidio di citare la fabbrica in bozza, una clausola del decreto ‘Aiuti bis’ redatto dai ministri del governo Draghi (il leghista Giorgetti in testa) riguardo ‘misure urgenti per il sostegno alla siderurgia’, autorizza Invitalia  (socio di Mittal) ‘a sottoscrivere aumenti di capitale o diversi strumenti, comunque idonei al rafforzamento patrimoniale anche nella forma di finanziamento soci in conto aumento di capitale, ulteriori rispetto a quelli previsti ai precedenti periodi e sino all’importo complessivamente non superiore a 1 miliardo di euro’.
Significa che la crisi di liquidità delle acciaierie italiane, la cui capitale suo malgrado è Taranto, viene risolta con i soldi dei cittadini.
In attesa di capire se e come a questo salvataggio di cassa contribuirà direttamente anche il socio privato. Debiti verso fornitori in salvo, dunque. Quelli contratti (almeno si spera) e quelli da contrarre a breve.

Ma il credito accumulato dei tarantini in termine di salute chi lo onora? Chi lo paga?

La condizione degli impianti dello stabilimento tarantino chi la controlla?
Il futuro di migliaia di operai chi lo assicura? I limiti di legge alle emissioni chi li mette in discussione?
Quale forza politica si assume l’onere di fronte alla cittadinanza di proporne l’abrogazione, magari con una legge volta alla reale tutela della Salute di chi abita nella vasta area di rischio ambientale? Lo stato dell’arte delle bonifiche – dentro e fuori lo stabilimento – chi lo certifica?
E infine, alla vigilia di questa controversa campagna elettorale ferragostana, chi si candida a governare l’Italia avrà il coraggio di venire a Taranto, in piazza, di fronte ai cittadini a spiegare perché ancora una volta non si spende nemmeno una parola sui rischi per  la salute di operai e cittadini, mentre il Governo Draghi consente di poter spendere sino a 1 miliardo di euro per le casse del mostro d’acciaio?
Tutto ciò, dopo che la Corte d’Assise di Taranto ha detto NO al dissequestro degli impianti formalmente ‘sottochiave’ dal 2012, e mentre in Procura, negli ultimi tempi, sono giunti nuovi esposti di cittadini e associazioni per verificare se ed eventualmente chi alla Salute da alcuni anni ha anteposto le ragioni del profitto. Una ragion di Stato davvero sui generis…
Che continueremo a combattere.

Rosa D’Amato

eurodeputata del gruppo Greens/EFA

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