Principale Arte, Cultura & Società Codex Gigas: la Bibbia del Diavolo di epoca medievale

Codex Gigas: la Bibbia del Diavolo di epoca medievale

Fu durante i secoli del Basso Medioevo che, in un monastero benedettino non lontano da Chrudim, in Repubblica Ceca, verrà redatto il libro che, successivamente, sarà battezzato con il nome di “Codex Gigas”, e rinominato “Bibbia del Diavolo”.
Considerato il più grande manoscritto medievale, la realizzazione del “Codex Gigas” si colloca tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo.
La stessa data, presunta, di completamento dell’opera di produzione è sta rinvenuta all’interno del libro e riporta l’indicazione “A.D. MCCXXIX” (Anno del Signore 1229).
Secondo esperti di paleografia e di conservazione di antichi documenti, per redigere l’opera il tempo impiegato per la produzione potrebbe essere pari ai venti anni circa; quest’analisi “tecnica” ha fatto sorgere delle questioni che hanno avuto come fulcro la alla persona dell’amanuense che ha portato a compimento l’opera più discussa del XIII secolo.
Il tomo, secondo le ricostruzioni, fu presente in diversi cenobi benedettini, tra i quali vi fu anche quello dell’Ordine Cistercense; il suo spostamento fu, dunque, assoggettato ad una vasta area geografica sino a divenire – secoli più tardi – pezzo pregiato della collezione privata dell’imperatore del Sacro Romano Impero, Rodolfo II d’Asburgo dove fu custodito sino a quando, al termine della Guerra dei Trent’anni fu requisito dall’esercito svedese entrando a far parte della Biblioteca Reale di Svezia.
Attualmente l’opera è conservata nella Biblioteca Nazionale di Stoccolma.
Il Codex Gigas deve il suo nome alle straordinarie dimensioni che lo riguardano, consistenti in 92cm di lunghezza x 50cm di larghezza x 22cm di spessore;
il suo peso totale è di circa 74,8 Kg; quest’ultimo risulta motivato dalla copertina realizzata in legno poi rivestita in pelle e dalla sua composizione di 320 pagine in vellum, delle quali otto son state sottratte per ragioni ancor ‘oggi avvolte nel mistero.
Il Codex riporta una trascrizione della Vulgata, Bibbia tradotta in latino dall’ebraico e dal greco. È, tuttavia, tralasciata la copiatura del libro dell’Apocalisse e la trascrizione degli Atti degli Apostoli.
Il suo contenuto presenta numerosi trattati di magia, storia e fisiologia; sono altresì presenti il calendario dei Santi, l’elenco dei consacrati benedettini ed alcune trascrizioni degli scritti greci ellenistici dello storico Giuseppe Flavio, “Antiquitates Iudaicae”, del 93 d.C, che narrano delle vicende del popolo ebraico e della guerra in Giudea. L’opera, considerata tra i più grandi capolavori di tutti i tempi, definita “ottava meraviglia del mondo”, presenta pregiate miniature di grandezza insolita e una sbalorditiva uniformità calligrafica che, secondo studiosi ed esperti di paleografia, potrebbe essere la prova che il lavoro di copiatura sia stato iniziato e concluso dall’abile pennino di un solo monaco amanuense.
I capilettera, perlopiù di colore rosso, nero, verde e foglia oro, si presentano accuratamente miniati e impegnano un’intera pagina.
A pagina 577, sul Folio 290 Recto, compare un’inquietante iconografia del Diavolo che, per i membri superiori dell’Ordine, fu motivo di scandalo.
La sua raffigurazione prevede un’interpretazione della bestia, metà uomo e metà animale, assimilabile con quella del greco Panche presenta un aspetto satirico ed è provvisto di corna, artigli, barba caprina e sguardo inquietante.
LE LEGGENDE
Tra le celle dei confratelli e al di fuori delle mura del cenobio, per un lunghissimo tempo si sostenne che il monaco amanuense redattore del Codex avesse venuto la propria anima al demonio in cambio dell’ardua impresa di completamento della straordinaria opera.
La leggenda narra che il monaco, raggiunto il suo scopo ed affetto da follia mistica, visse in una condizione fisica e mentale irreversibilmente drammatica.
Durante gli anni “bui” determinati dalla superstizione e da un forte ancoramento ai principi cristiani che caratterizzarono il periodo medievale, alla Bibbia del Diavolo furono imputate le peggiori sciagure che colpivano i monasteri i quali rivestivano temporaneamente la funzione di custodi del libro.: eventi “paranormali” si susseguirono ed il tomo maledetto fu ritenuto l’unica causa dei crimini macabri e morti apparentemente accidentali che, in quegli anni, colpivano i cenobi interessati.
Con tratti analoghi al capolavoro letterario “Faust”, ad opera del drammaturgo Gothe, ed alcune peculiarità del romanzo medievalista “Il nome della rosa” dello scrittore coevo, Umberto Eco, il Codex Gigas porta alla luce un susseguirsi di credenze legate al folklore ed alle superstizioni che hanno come protagonista il diavolo. Un’altra leggenda legata a quest’opera “maledetta” narra la storia di Herman, un monastico benedettino inosservante della Sancta Regula il quale fu condannato ad una delle più macabre penitenze che avrebbero posto fine alla sua vita: dopo la pronunzia del verdetto di colpevolezza egli sarebbe stato murato vivo.
Durante le ore di buio che precedettero l’esecuzione della pena esemplare, Herman fece un patto con i suoi confratelli: se fosse riuscito a scrivere, in quella sola notte, la più grande opera che racchiudesse ogni conoscenza umana ed ogni sapere più occulto, la sua vita sarebbe stata risparmiata; consapevole dell’impossibilità della riuscita dell’unica possibilità di mettersi in salvo, domandò aiuto al Diavolo, il quale accorse in soccorso chiedendo in cambio l’anima del monaco.
Questi racconti, narrati sin dai tempi più antichi, trovano la loro ratio nella necessità di un uomo non ancora “maturo” sotto il profilo della sapienza, il quale cerca di spiegare l’esistenza di un lavoro meticoloso ed impeccabile che è considerato il custode dei più grandi saperi medievali e che racchiude conoscenze che, nel tempo coevo alla redazione, erano oltremodo “surreali” e non di comune portata.
IL MISTERO DELLE PAGINE SCOMPARSE
Tuttavia, dei numerosi misteri che riguardano l’opera, una di esse si concentra sulla misteriosa scomparsa di otto pagine del Codex; ad oggi, nonostante le numerose ipotesi, non vi è ancora una certezza che potrebbe scongiurare scientificamente ogni dubbio.
Secondo alcune testimonianze risalenti al 1858, la c.d. Bibbia del Diavolo è stata la causa di un noto evento, apparentemente inspiegabile, che ha coinvolto direttamente il custode della biblioteca di Stoccolma: costui, addormentatosi durante la lettura del Codex, affermò di essere stato “bloccato” nella sala principale e che al suo risveglio si siano registrate attività che l’uomo stesso definì “paranormali”.
L’uomo, ritrovato al mattino spaventato e rifugiato sotto un tavolo della sala lettura della biblioteca, nel giro di poco tempo fu internato in un ospedale psichiatrico poiché si ritenne fortemente assoggettato a disagi psichici.
Fatti con dinamiche analoghe sono state riportate da altre fonti raccolte nel primo decennio del Novecento dallo scrittore Eugène Fahlsted, narrerà di una vicenda che ha riguardato personalmente un suo amico e custode della biblioteca reale, August Strindberg, il quale, recatosi nelle ore notturne, in compagnia di alcuni suoi amici, nella stanza entro cui era custodito il Codex Gigas, assistette a fenomeni che mai trovarono una spiegazione empirica.
Il Codex Gigas, opera protagonista di diaboliche leggende, resta ancora oggi il Santo Graal del sapere più antico e la fonte scritta che custodisce le più arcaiche conoscenze di cui l’umanità è, grazie ad esso, in possesso.
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