Principale Arte, Cultura & Società Don Pino Puglisi: una luce tra le tenebre

Don Pino Puglisi: una luce tra le tenebre

“Me l’aspettavo.”

Questa è la frase che si dice abbia detto Don Pino Puglisi al suo killer.

Ma chi è Don Puglisi e perché un servitore di Dio viene barbaramente assassinato?

Per capirlo basta una frase del parroco:

“A questo può servire parlare di mafia, parlarne spesso, in modo capillare, a scuola: è una battaglia contro la mentalità mafiosa, che è poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell’uomo per soldi.”

Ecco la causa del suo assassinio:

la lotta ai cosiddetti “uomini d’onore, che dell’onore non hanno neppure l’ombra.

Cosa c’entra l’onore con chi vive nella criminalità organizzata, macchiandosi di gesti ignobili come l’uccisione di un “sacerdote esemplare e dedito specialmente alla pastorale giovanile”?

Cosa c’entra l’onore col far fuoco, colpendo alla nuca un essere umano?

Niente, assolutamente niente, come niente c’entra col concetto di civiltà e appartenenza al genere umano qualsiasi forma di criminalità organizzata.

Un sacerdote esemplare

E a proposito d’onore, parliamo di chi è stato un uomo di nome e di fatto, riportando quanto detto da Papa Francesco nel ricordarlo

«Don Puglisi è stato un sacerdote esemplare, dedito specialmente alla pastorale giovanile. Educando i ragazzi secondo il Vangelo vissuto li sottraeva alla malavita e così questa ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo. In realtà però è lui che ha vinto con Cristo risorto.»

Don Giuseppe Puglisi, meglio conosciuto come don Pino Puglisi; infatti non era solo un presbitero, educatore e insegnante italiano, ma era costantemente in prima linea nel suo impegno evangelico e sociale.

Il parroco fu in grado di togliere dalla strada ragazzi e bambini che, senza il suo aiuto, sarebbero stati inevitabilmente risucchiati dal mondo mafioso e impiegati per piccole rapine e spaccio.

Condotta questa, che non stava bene “agli uomini d’onore” che, infatti, vedevano in lui un ostacolo.

Un ostacolo pericoloso e quindi da eliminare.

Prima con una serie di minacce di morte di cui don Pino non parlò mai con nessuno, per poi assassinarlo, con una tipica esecuzione mafiosa all’ingresso della sua abitazione, quando qualcuno lo chiamò e lui si voltò, mentre qualcun altro gli scivolò alle spalle e gli sparò un colpo di pistola alla nuca.

Il 19 giugno 1997 venne arrestato a Palermo il mafioso Salvatore Grigoli, accusato di diversi omicidi, tra cui quello di don Pino Puglisi.

Poco dopo l’arresto, Grigoli cominciò a collaborare con la giustizia, confessando 46 omicidi, compreso quello di padre Puglisi.

I mandanti dell’omicidio furono i capimafia Filippo e Giuseppe Graviano, arrestati il 26 gennaio 1994. Giuseppe Graviano venne condannato all’ergastolo per l’uccisione di don Puglisi il 5 ottobre 1999. Il fratello Filippo, dopo l’assoluzione in primo grado, venne condannato in appello all’ergastolo il 19 febbraio 2001. Furono condannati all’ergastolo dalla Corte d’assise di Palermo anche Gaspare Spatuzza, Nino Mangano, Cosimo Lo Nigro e Luigi Giacalone, gli altri componenti del commando che aspettò sotto casa il prete.

(Fonte: Wikipedia)

La missione di Don Puglisi

“Il primo dovere a Brancaccio è rimboccarsi le maniche. E i primi obiettivi sono i bambini e gli adolescenti: con loro siamo ancora in tempo, l’azione pedagogica può essere efficace.”

Bambini, adolescenti e azione pedagogica, questi erano gli obiettivi don Don Puglisi per salvare il futuro dalla “cultura dell’illegalità”.

E a proposito di giovani e pedagogia, uno strumento di notevole rilevanza è proprio il fumetto.

Come, ad esempio, Marco Sonseri, sceneggiatore di fumetti e scrittore di libri, che ha realizzato un fumetto su Don Puglisi e altre vittime di mafia e col quale, in occasione della rubrica “Vittime di Stato”, parleremo di questo sacerdote nonché uomo esemplare

Marco, cosa l’ha spinta a realizzare un fumetto su Pino Puglisi?

“La voglia di raccontare una bella storia, la storia di un uomo che ha sdoganato, senza volerlo, il

concetto a volte fin troppo semplicistico di “prete antimafia”.

Don Pino non amava essere definito in questo modo.

Lui aveva una magna carta a cui fare riferimento:  il Vangelo e la preghiera del Padre Nostro, e grazie a queste coordinate ha trasformato la sua vita in una catechesi”.

Cosa pensa dell’attuale fumettistica e soprattutto dei temi affrontati? Cosa c’ è da mantenere a riguardo, cosa invece da condannare e cosa da riformare?

“Oggi c’è una maggiore attenzione alle tematiche sociali perché finalmente si è assodato che con il fumetto si può raccontare tutto.

Basta andare in fumetteria o in libreria per vedere quante storie interessanti ci sono”.

E a proposito di temi, la fumettistica è comunque un mezzo di comunicazione ed essendo questo un periodo di censura, 58esimo posto della stampa docet, quanto e come pensa sia stato colpito il suo settore? Ci vorrebbe forse un altro (forse anche più) Don Puglisi?

“In generale bisogna avere coraggio.

Ponderatezza, sicuramente, ma anche coraggio, che è poi una scelta.

Mi è successo di presentare progetti a editori che sono stati poi rifiutati per via del tema da trattare.

Ma so anche che le conquiste sono tali perché si raggiungono nel tempo e mai immediatamente.

Il motto di Don Puglisi era “Si, ma verso dove?”

È una domanda che ogni tanto dovremmo rivolgerci.

Ci aiuterebbe a fare un bel punto della situazione”.

Esempi di fede ma anche di vita, una vita che va vissuta all’insegna dell’onestà, della legalità e dell’onore non solo di nome ma anche di fatto.

Rita Lazzaro

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

Redazione Corriere Nazionale

 

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