Principale Arte, Cultura & Società Un anno senza De Donno: intervista a Silvana De Mari

Un anno senza De Donno: intervista a Silvana De Mari

E’ passato un anno dal suicidio di Giuseppe De Donno, l’ex primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova che per primo aveva iniziato la cure del Covid con le trasfusioni di plasma iperimmune.
Una terapia che prevedeva l’infusione di sangue di contagiati dal coronavirus, opportunamente trattato, in altri pazienti infetti.
Una terapia inizialmente attaccata e ostacolata da una certa stampa e politica, forse perché De Donno aveva dichiarato forte e chiaro di essere un medico di campagna e non un azionista di Big Pharma.
Tensione , linciaggio mediatico e non solo, che lo porteranno a dimettersi dal ruolo di primario e tornare a fare il medico di base.
Un professionista trattato come un ciarlatano, che però avrà il suo riscatto; infatti il New England, la più importante rivista scientifica del mondo, qualche mese fa, ha riabilitato la cura del primario messo alla gogna per il suo plasma iperimmune: la terapia funziona e costa poco

Di questo eroe o martire della pandemia parleremo con un altro medico, anch’essa messa all’angolo, censurata, attaccata dal mainstream, perché sempre contraria al modo in cui è stata affrontata l’emergenza sia dal punto di vista medico che politico: la dottoressa Silvana De Mari.

Dottoressa, perché De Donno è stato trattato in questo modo? Di conseguenza la sua morte si sarebbe potuta ma soprattutto dovuta evitare?

“Tutta la narrazione pandemica, per poter imporre i sieri in fase sperimentale così da trasformare tutta la Nazione in un popolo di cavie, aveva bisogno di una narrazione falsa in cui la malattia fosse terribilmente grave, cosa che non era.
Infatti i tassi di mortalità sono falsi, in realtà il tasso di mortalità è dello 0,7%, ciò conferma che lo scopo principale della narrazione pandemica era quello di trasmettere il messaggio di una malattia incurabile.
Quindi c’è stato un attacco a qualsiasi tipo di terapie, incluse le terapie che nei primi istanti sono state date dai virologi mondiali.
Dal momento che è comparsa la Sars-2-covid 19, noi abbiamo sempre avuto la terapia , perché l’agente patogeno è stranamente simile all’agente patogeno della Sars del 2003 e le terapie dell’una funzionano benissimo per le terapie dell’altra.
Nei primi istanti noi abbiamo sempre saputo che omicina, idrossiclorochina, cortisone ed eparina avrebbero stroncato la malattia impedendo morti di covid, a questo si aggiungeva nei casi più gravi il plasma iperimmune
La scoperta di De Donno, in realtà, è stata una scoperta ovvia, ma con questo non voglio sminuirla ma trovo scandaloso che lo abbia fatto solo lui.
Perché l’uso del plasma iperimmune è una idea assolutamente ovvia , funzionava certamente, non poteva che funzionare,  infatti in questo momento è largamente usata anche negli Stati Uniti, in Russia e in altre nazioni.
Solo che bisognava assolutamente screditare, altrimenti non sarebbe andata in porto la narrazione pandemica di una malattia terribile, incurabile, che poteva solo essere prevenuta con sieri chiamati impropriamente vaccini, sperimentati per soli due mesi.

Uno scandalo terribile, che non hanno alcuna funzione nel prevenire la malattia come per inciso è scritto sugli stessi foglietti ostativi.
Su come sia avvenuto il suicidio di De Donno, direi che è un omicidio provocato, in quanto è stato isolato in maniera drammatica, ma credo ci siano state anche minacce.

A suo avviso, quanto sono responsabili la politica e i media in tutto ciò?

“I media e la politica hanno avuto una responsabilità spaventosa nell’inventare un’emergenza pandemica.

La politica ha avuto una qualche responsabilità.
Ricordiamoci che è un virus ingegnerizzato, quindi qualcuno si è anche assunto la responsabilità di crearlo.
Dopodiché, come ha scritto Speranza nel libro poi ritirato, tutti i soldi dei contribuenti italiani sono stati sperperati prima in un ridicolo spot televisivo del febbraio 2020, che affermava di non preoccuparsi perché la malattia è poco trasmissibile; poi, invece, i fiumi di denaro che sono arrivati sia ai media tradizionali che ai social per bloccare qualsiasi informazione divergente.
Infatti la mia pagina Facebook è stata bloccata otto volte, ogni volta che nominavo l’ idrossiclorochina col professor De Donno, ed è stato abbattuto il mio canale Youtube , questo è il motivo per cui ho creato la brigata per la difesa dell’ovvio.
 

Secondo lei, come finirà questa situazione concernente la gestione pandemica? E cosa bisogna fare per tenere viva la memoria di De Donno, soprattutto se si tratta di una scomparsa gettata subito nel limbo(aspetto questo, che fa riflettere e non poco)?

“Basta leggere le parole della giornalista Selvaggia Lucarelli, per rendersi conto quanto sia stata complice tutta la macchina del mainstream.
Non dobbiamo sprecare il voto, dobbiamo andare a votare, perché è l’unica arma che abbiamo.
Gli italiani devono piantarla di aprire la bocca ossia le narici e farsi fare un tampone che da un punto di vista scientifico, è quanto di più idiota si possa immaginare, che non ha alcun valore scientifico e serve solo per imprigionarli.
Gli italiani devono piantarla di portare sulla faccia una mascherina , di far respirare ai loro stessi figli l’anidride carbonica, di far respirare ai loro stessi figli i loro virus e batteri amplificati da questa azione di incubatrice e che permette anche a un positivo asintomatico di diventare un positivo sintomatico.
Gli italiani devono piantarla di comportarsi da servi e diventare uomini liberi”.

Censura, minacce e isolamento contro chiunque osa far la voce fuori dal coro pandemico, di conseguenza la risposta alla domanda se De Donno sia un eroe o un martire sembra amaramente scontata.

Rita Lazzaro

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

Redazione Corriere Nazionale

 

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