Principale Ambiente & Salute Sulla proposta di legge della Commissione Sanita’ della Regione Puglia  

Sulla proposta di legge della Commissione Sanita’ della Regione Puglia  

Brevi considerazioni sull’umanizzazione delle cure per una vera morte serena e indolore

Riguardo al metodo di chi legifera:

Le questioni della vita, in modo particolare dei più vulnerabili con patologie in stato terminale o cronico, vanno considerate più che con un approccio culturale con quello umano.  Situazioni di gravissima precarietà sia situazionale che di salute si identificano nell’ottica sistemica di chi per disperazione, isolamento e insopportabili dolori chiede di porre fine alla sua vita in piena consapevolezza, ma non in piena libertà. La libertà infatti è possibilità di fare scelte, e quando si è sereni tra la vita e la morte si sceglie sempre la vita anche se è comunque al termine. Questi malati se scartano l’ultimo tratto della loro vita dentro di sé vivono la stessa condizione del suicida, per altri motivi ma sempre per disperazione e grandi sofferenze. Ma lo Stato non può eseguire un atto simile ad una ingiusta condanna, un atto di assistenza ma anche di anticipo  della morte, anche se il cittadino non è libero né sereno di decidere sul suo diritto alla vita.

La laicità del pensiero politico comprende il rispetto dell’uomo e della sua essenza vitale naturale fino all’ultimo istante, considera l’accompagnamento in situazione di chi si chiama la morte per liberarsi di un corpo avvertito come inutile fardello, la cui eliminazione diviene un atto di ribellione alla disperazione e alla sofferenza. E’ una volontà condizionata a cui la società e il sistema sanitario deve poter rispondere in pari dignità e diversamente, deve offrire soluzioni alternative per la vita ad un cittadino che pur andando incontro alla morte ha il diritto di avere cure e assistenza per poter incontrare la stessa morte effettivamente nella pace del suo spirito.

Se è vero che il malato ha il diritto di rifiutare le cure (per l’attuazione della Legge del 2017 n°219) è anche vero che in un ambiente sanitario prima dell’applicazione della legge esiste quel rapporto umano medico-paziente con il quale molte situazioni assumono un sapore diverso, per una via più assistenziale e confacente al rispetto di una persona gravemente afflitta, per cui stanca di vivere in quel modo. La flessibilità e il dialogo  sono strumenti che rendono queste situazioni più dignitose e di civiltà, ove per civiltà significhi aprirsi ad una cultura delle pari opportunità, che avanzi in vera libertà, rispetto e dignità della persona in difficoltà.

Riguardo alla nuova prestazione sanitaria nel sistema sanitario della Puglia

Ma il congedo dalla vita può essere dato dal sistema sanitario pubblico?  Io penso proprio di no. Unico scopo del sistema socio-sanitario all’interno del modulo medico-assistenziale è solo la cura della persona malata, certamente non le pratiche medico-assistenziali di anticipo della morte, anche se queste sono richieste consapevolmente dal malato. Non rientra nei compiti e nei doveri del medico, in virtù anche del suo giuramento di Ippocrate.

E per giustificare la proposta di legge della Commissione sanità della Regione Puglia non è sufficiente l’inserimento dell’obiezione di coscienza, all’interno di questo nuovo servizio di assistenza s’inserisce una questione morale che risponde alla coscienza del medico e tocca la verità inscritta in ogni Uomo che è per la vita e in accettazione del suo destino. Non è sufficiente offrire “quasi come articolo nel pacchetto” preventivamente all’atto del congedo l’accesso alle cure palliative diverse dalla sedazione profonda. Non per convinzione ma per vicinanza ed incoraggiamento, in una condizione più umana e meno sofferta, il malato terminale si accompagna alla morte serena e indolore.  Uno sguardo meno tecnico e una visione più ampia  dà valore sempre alla vita umana, ben coglie come nei pazienti terminali, sopratutto in condizioni estreme di difficoltà e sofferenze, non bisogna fornire assistenza serena e indolore provocando e accelerando il processo che determina la morte.

Quella persona in fase terminale va considerato bisognoso di cure diverse con soluzioni che non ricadano su di lui ma sulle responsabilità di chi le determina. La richiesta di non vivere la propria morte appartiene alla cultura di un’umanità che cresce malamente sui falsi desideri, sull’indifferenza e soprattutto sulla mancata accettazione dei limiti umani. Quando il tempo della vita volge al termine è disumano vivere in un ambiente freddo, con persone estranee in attesa che la morte spenga l’anima e silenzi il corpo,  tale attesa diviene una speranza solo accanto a persone care e con il conforto dello sguardo volto al Cielo. Questo può accadere anche alle persone assistite in ambienti che appartengono al sistema sanitario, ma certamente la ratio di questa legge è fuori da tali finalità.

Inoltre le spese delle prestazioni e i trattamenti previsti per l’attuazione di questo nuovo servizio aggiuntivo nelle strutture sanitarie della Regione per i malati terminali e cronici non possono essere assicurate gratuitamente dai Livelli essenziali di assistenza in quanto non sono trattamenti di assistenza per la salute ma per produrre pratiche di eutanasia passiva, al di fuori di trattamenti di natura terapeutica .

Riguardo al sistema legislativo della proposta

C’è anche un problema giuridico che stravolgerebbe la nostra Costituzione  di fronte alle cause di condizionamento non affrontate ma subite, risolte solo con una dichiarata volontà di morte anticipata. In tal senso e direzione infatti non si rispetterebbe nemmeno l’art. 13 della nostra Costituzione perché sarebbe al di fuori della vera libertà del cittadino espressa solo quando si ha una scelta da poter valutare. Nemmeno la presenza del Comitato etico e di ogni altra informazione servirebbe a tacitare le coscienze in quanto mancherebbero i riscontri sulla persona  accompagnata con la cura assistenziale alternativa, quale potrebbe essere l’hospice o un’efficace e adeguata assistenza domiciliare.

Nessuno può essere lasciato solo nella concitazione dell’ultimo tratto di vita, nell’angoscia e nella sofferenza .Questa dei malati terminali che richiedono di morire è una grande sfida di civiltà che va verso l’umanizzazione della cura e del rapporto medico-paziente in un clima politico che mira ad una ripartenza attraverso il valore dell’Uomo e delle sue fragilità. Certamente  la proposta sceglie la strada più comoda perché si ripara da ogni responsabilità civile, ma più frettolosa, certamente tradisce la sua mission e quindi dannosa perché la società cresce solo sul valore della Vita di tutti, anche di chi è già prossimo alla morte .

Italia Buttiglione

Responsabile del Dipartimento di Bioetica e Diritti umani di Forza Italia- Regione Puglia

 

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