Principale Cronaca Violenza Alessia Pifferi: un figlicidio lucido e distaccato

Alessia Pifferi: un figlicidio lucido e distaccato

“Lucida e distaccata, non ha versato una lacrima”.

“Durante l’interrogatorio non ha mai pianto”, ha spiegato il pubblico ministero a Fanpage.it, nel descrivere la condotta di Alessia Pifferi, la madre della piccola Diana, di soli 16 mesi, avuta nel gennaio del 2021 da padre ignoto.

Una creatura che la madre ha lasciato sola per sei giorni, portandola alla morte.

Condotta agghiacciante che la donna ha continuato a tenere anche davanti al pubblico ministero Francesco De Tommasi, al quale ha poi confermato l’intenzione di uccidere.

Per questo la 37enne è accusata di omicidio volontario aggravato da futili motivi:  “Io ci contavo sulla possibilità di avere un futuro con lui (il compagno, ndr) e infatti era proprio quello che in quei giorni stavo cercando di capire;

L’inizio della fine

La donna si era allontanata da Milano per raggiungere il compagno in un paese della Bergamasca, lasciando da sola Diana, dopo averla “pulita” e avendole “cambiato il pannolino”.

Nei giorni successivi, la coppia avrebbe fatto una breve tappa meneghina per motivi di lavoro dell’uomo, ma la madre non sarebbe passata da casa per accertarsi delle condizioni della figlia.

Per di più sembra che la 37enne fosse solita adottare simili condotte verso la figlia; infatti già nel recente passato, Alessia Pifferi si sarebbe assentata per un periodo di tempo, non ancora definito, lasciando la piccola Diana da sola.

Questo secondo quanto avrebbero appurato gli inquirenti.

Alla donna è stata contestata altresì la premeditazione: “Sapevo che poteva morire”.

Il giudice ha però escluso l’aggravante della premeditazione contestata dalla procura e ha qualificato l’omicidio volontario nell’ipotesi dell’omissione

Un corpicino trovato su un lettino da campeggio, con al suo fianco il biberon e una boccetta di benzodiazepine.

Il frigorifero completamente vuoto, le stanze in disordine.

Diana è rimasta sola per sei giorni, ed è morta di stenti.

Una bambina di 16 mesi lasciata morire di stenti dalla madre e nella piena consapevolezza  che ciò sarebbe potuto accadere.

Un’eccezione alla regola

Il termine madre deriva dall’accusativo latino matrem, che trova corrispondenze nelle lingue antiche.

Secondo alcuni il termine presenta la ricorrente lettera “m” per la facilità di articolazione della stessa, che si adatta perfettamente all’apprendimento del linguaggio nei bambini. Secondo altre ipotesi il termine deriva dalla radice sanscrita mâ- “misurare”, “ordinare” da cui il concetto del lavoro materno (matṛ in sanscrito dal significato di “ordinatrice”), che mette in evidenza la funzione formatrice della madre (da qui derivano anche i termini mano, metro, mese, morale, ecc.)

(Fonte: Wikipedia)

In sintesi una parola che parla da sé, descrivendo perfettamente la figura materna.

Una parola che il bambino apprende facilmente, forse perché è la stessa che indica una figura, un’immagine avente una “funzione formatrice” nella vita del figlio.

Ma è anche vero che, purtroppo, esiste l’eccezione che conferma la regola, e a pagare è chi subisce la prima anziché vivere la seconda.

Rita Lazzaro

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

Redazione Corriere Nazionale

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