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Niente gas russo: se ne riparla solo a ottobre e in modica quantità

Ciò che fino a qualche mese era impensabile sta accadendo:  il colosso russo del gas Gazprom ha scritto  alle compagnie tedesche dell’energia  annunciando la forza maggiore con decorrenza dal 14 giugno, esonerandolo la società da ogni risarcimento a partire da quella data.

La notizia era già  stata data ieri, ma oggi abbiamo qualche notizia in più per credere che dopo il 22 luglio, vale a dire domani, quando si prevede il ripristino della turbina mandata a riparare dalla Siemens in Canada il flusso del gas non riprenderà: nei giorni scorsi Gazprom ha fatto sapere che “ci sarà un lungo periodo di test delle turbine per scoprire se siano state correttamente riparate. Nessuno vuole installare turbine a rischio di guasto dopo essere state revisionate in un paese ostile. Quindi il tempo reale per avviare le turbine e riportare il Nord Stream 1 alla sua capacità di progetto sarà di due o tre mesi”. Dunque se riparla al più presto in ottobre, ma anche allora visto che altre due turbine  sono in riparazione presso Siemens e la loro revisione è in grande ritardo il flusso potrebbe non superare il 60 per cento, ammesso che tutto vada bene.

Con i serbatoi semivuoti vuoti già da adesso per la Germania ( ma anche per l’Italia e per altri) si tratterebbe di un inverno infernale se così si può dire  che potrebbe lasciare tracce indelebili sul sistema industriale del continente. D’altra parte come scrive il Kommersant se la §Germania apre un contenzioso questo potrebbe andare avanti per anni con flussi di gas minimi o nulli.

Il bluff del cancelliere Olaf Scholz  si è rivelato in tutta la sua stupida tracotanza: le sue azioni a partire dal 22 febbraio quando bloccò il processo di approvazione per il gasdotto Nord Stream 2 di nuova costruzione, sono state basate sulla convinzione che la Russia avesse un disperato bisogno di entrate dalle esportazioni di gas, secondo quella che era la fiaba che l’elite europea di idioti si raccontava.

Ma non era così sia perché la Russia ha anche molti altri importanti acquirenti che non chiedono altro se non di aumentare la quantità di energia importata,  sia perché questa mossa ha fatto salire il prezzo del gas a tal punto che  ora Mosca  incassa molto di più vendendo meno energia e si sta rendendo conto che probabilmente la migliore strategia sarebbe quella di ridurre le consegne di gas senza interromperle del tutto, poiché se anche la Russia vende solo un terzo dei volumi precedenti, i suoi ricavi non ne risentono, visto che la carenza di gas  a livello globale ha fatto aumentare esponenzialmente il prezzo di mercato. In questo modo la Gazprom può punire la Germania per le sue esportazioni di armi all’Ucraina, facendo nello stesso tempo i suoi interessi.  Migliaia, anzi decine di migliaia di sedicenti esperti di economia non hanno saputo vedere l’ovvio.

In realtà quando Scholz ha fatto i suoi passi fatali dicendo che l’energia mancante  sarebbe stata sostituita dalle rinnovabili, cosa comunque impossibile se non altro nell’arco di pochi anni, pensava che comunque la Germania aveva le spalle coperte da un contratto a lungo termine con la Russia per la fornitura di gas a un prezzo favorevole tramite il Nord Stream 1. Adesso tutto questo è in bilico. 

Ci si chiede come sia stato possibile incorrere in così gravi errori di valutazione e passare dai giorni felici di febbraio quando a Berlino di pensava di sconfiggere la Russia ricavandone elogi e applausi da tutte le parti: dai falchi del governo, dai media adoranti e anche da Jana Puglierin, capo del Consiglio europeo per le relazioni estere a Berlino, che ringraziava Scholz per aver “alzato il livello per tutti gli altri paesi dell’UE… questa è una vera leadership in un momento cruciale”.

In realtà si trattava di auto sabotaggio e Medvedev subito rispose agli squilli di tromba del cancelliere con un “Benvenuti nel nuovo mondo in cui gli europei pagheranno presto 2.000 euro per 1.000 metri cubi di gas!” Al 7 luglio era a 1800 euro e probabilmente raggiungerà i 2000 e passa lunedì’ prossimo. Sotto la guida di Scholz la Germania si è comportata in modo sconsiderato su tutti gli aspetti della crisi ucraina.

Ha finto di sostenere Zelensky ma ha evitato di fornire un supporto militare di qualche utilità reale, innescando un brutto battibecco diplomatico tra Kiev e Berlino. D’altra parte, quando Mosca ha introdotto il nuovo regime di pagamento per le esportazioni di gas, rendendo obbligatorio il pagamento in rubli, la Germania è stato il primo Paese ad allinearsi, ben sapendo che il nuovo regime avrebbe  reso inutili le sanzioni le sanzioni dell’UE. Ma tutto l’occidente dovrebbe stare dietro la lavagna con le orecchie d’asino per non aver compreso che  non si può sanzionare il secondo esportatore di petrolio al mondo, il primo in fatto di gas, ma anche uno dei più importanti di fertilizzanti, di grano, di terre rare come il palladio, di uranio e metalli tecnologici. Ma ormai – questo lo devono comprendere bene i cittadini dell’Europa – il danno economico e morale  è stato fatto e ci vorranno molti anni e un ceto dirigente completamente diverso per risalire la china.  

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