Principale Arte, Cultura & Società Il “Corsivo 2022” è la distruzione della lingua italiana. Parliamone!

Il “Corsivo 2022” è la distruzione della lingua italiana. Parliamone!

di Vincenzo Angiulo

La lingua italiana, la nostra lingua, quella che coltiviamo, o meglio, dovremmo coltivare, nella sua vastità di aggettivi, sinonimi e significati, viene messa, ancora una volta, a dura prova dalle moderne, catastrofiche mode del secolo!

I social non sono solo la rovina degli occhi o del cervello, ma adesso anche della lingua!

Un tempo, parliamo degli albori di queste macchine, esse venivano usate per semplici funzioni come chiamare, leggere un messaggio o mandarlo e altre necessità come questa.

Oggi invece?

Con l’avvento della modernità e della “pubblicazione” (parola che ha preso una clamorosa caduta nell’oblio) siamo tutti bravi a rendere quelle che sono le nostre qualità intellettuali ma… ma siamo anche bravi con pochi, semplici gesti a rovinare, distruggere e ridicolizzare la vita di chi è forse meno fortunato o, semplicemente, meno forte di qualcuno. Questo non significa che la forza non venga misurata con un forte atto di coraggio, ovvero quello di dire la verità, di andare dalla mamma o dall’insegnante e denunciare gli incidenti e i maltrattamenti che sempre più di frequente, aumentano di intensità e violenza.

Questo, altro non è che un breve, brevissimo excursus delle numerose problematiche, legate ai social e che prendono voce, giorno dopo giorno, miste alla violenza, al bullismo e altri contesti delicati che non serve citare. Perché non citarli? Perché ovviamente, basta aprire un semplice social per questo.

La mancanza, portata da quest’ultimi, ha colpito anche la nostra lingua, di cui tanto andiamo fieri, sfregiandola e ridicolizzandola con accenti inudibili, parole inascoltabili e vocaboli inaccettabili.

Troppa serietà, magari c’è necessità di allietare gli animi? Lo si fa per scherzare magari, chi lo sa, ogni scusa è buona ma… torniamo al nostro “ma” ne siamo sicuri?

Più si va avanti, più la splendida Italia, seguita dal resto del mondo o viceversa cade, sprofonda in un abisso di incertezze e ridicolizzazioni, fra le quali compare anche questo soprannominato “corsivo”.

Presto quando non ne potremo più fare a meno, lo insegneremo nelle scuole? Perché no?

Dalla rigida bacchettata degli insegnanti sulle mani perché si sbagliava a intingere il pennino nel calamaio e la carta giallastra, seguita dai polsini della camicia e dalle mani, assumevano una coloratura nera che restava indelebile lì per giorni, indelebile, siamo passati a chattare anche durante le lezioni stesse, incuranti delle spiegazioni, degli insegnanti che, spesso sfiniti e scoraggiati, si abbandonano anche loro, al richiamo incessante della mente, di guardare le stories della migliore amica, di postare una foto idiota durante la lezione, di fare uno scherzo che, molte volte, sfocia in gesti involontari che si concludono con la violenza e anche con la morte.

A cosa siamo arrivati? A questo?

Per rendere partecipe il lettore, è necessario sottolineare alcuni, giusto qualcuno, dei termini più comuni e frequenti, quando si tenta di approcciare al “corsivo 2022”:

“AmIO; infondIO; lezionIO

Per le strade, dai più giovincelli ai più anziani, queste parole vengono costantemente vomitate, contagiando a macchia d’olio chiunque. Cosa penserebbero i mecenati della nostra Italia? Hanno perso vita, arti e dita, per rendere quello che ai giorni nostri, possiamo solo contemplare e ora? E ORA? Cosa penserebbero di noi?

“Nel mezzIO del cammin di nostra vita”

Cosa penserebbe Dante, leggendo solo il primo verso, trasformato in questa storpiatura? Oppure qualcuno che ha fatto tanto per l’Italia, come il vate?

tacIO

Sulle soglIO del bosco

Non odIO

Se possono udire queste brutture, a quest’ora di certo, avranno ripreso a grattare il coperchio della bara, fin quasi a sfondarla, per tornare fra i vivi e rendere loro quella che è stata la lingua italiana, a suon di freddi ceffoni.

Sì! È stata!

Una nuova pandemia, con un contagio maggiore del Corona Virus, le vittime sono molte e la cura è solo una, sempre la stessa. Non può essere somministrata a dosi, l’unica scelta è il genere. Tale rimedio, porta il nome di LETTURA.

Tutto nasce, forse, come uno scherzo innocente ma la cecità e la sordità odierna, spingono a fare di uno scherzo una bruttura reale, una dissonanza cacofonica indescrivibile che, alle orecchie di chi possiamo definire “conservatore”, ovvero una persona colta, o che ama la lettura o semplicemente, distaccata da questo osceno mondo, risulta e definirebbe, senza troppi giri di parole: INTOLLERABILE.

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