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Quell’anno le margherite divennero rosse

di Stefania P. Nosnan

Antonella Polenta, biologa e agronoma, dopo essersi occupata di studi epidemiologici e sociali, ha diretto l’Area sulla vigilanza idrografica. Mentre in campo letterario di sovente la definiscono una scrittrice poliedrica, perché ama cimentarsi in generi letterari diversi, passando dalle composizioni poetiche ai romanzi fantasy, o alle storie gialle, o ancora al genere storico. Ha vinto svariati premi, ricevuto varie segnalazioni e ottenuto la pubblicazione su antologie e riviste.

Abbiamo avuto il piacere di intervistarla.

Che tipo di scrittrice è?

Di sovente mi definiscono una scrittrice versatile perché amo sperimentare generi letterari diversi, passando dal giallo al fantasy, dalla poesia al romanzo storico. Al mio attivo ho dieci libri pubblicati.

Ci parli del suo ultimo romanzo Quell’anno le margherite divennero rosse:

Si tratta di un romanzo storico imperniato su un episodio avvenuto in Maremma durante la Seconda Guerra Mondiale. Quando mi è stato proposto di scriverlo, il mio cuore ha esultato per l’emozione. In primo luogo perché erano trascorsi alcuni anni dalla stesura del mio primo romanzo storico di stampo medievale, quindi era giunto il momento di concepirne un altro; in secondo luogo perché da qualche tempo desideravo poter descrivere una vicenda, risalente all’ultimo conflitto, non troppo conosciuta al pubblico, una di quelle storie ricordate dai discendenti, rievocate dalle associazioni combattenti e commemorate dalle autorità politiche locali nel giorno della ricorrenza, ma ignorate dai più.

Al di là delle vicende belliche il libro dà spazio ai sentimenti, all’amore di una madre verso i propri figli e viceversa, all’amore tra fratelli e all’amore che sboccia nei cuori di giovani pieni di speranze per un futuro che si rivela incerto.

Quali sono le difficoltà che ha incontrato durante il suo percorso di scrittura?

Come in tutti i romanzi storici, pur cercando di mantenermi quanto più possibile fedele ai fatti, ho dovuto colmare con la fantasia le lacune temporali e la parte colloquiale. Inoltre è stato necessario reperire e leggere diverse fonti documentali, opercoli e notizie circostanziate sulla vicenda e ascoltare la voce di una testimone oculare, allora solo una bambina. Per poter, poi, inserire il fatto nel quadro politico dell’epoca, ho letto alcuni saggi inerenti alle principali azioni militari avvenute durante l’arco temporale da me trattato che va dai giorni successivi all’Armistizio fino a marzo del 1944.

La location del suo romanzo è un luogo realmente frequentato/vissuto?

Assolutamente sì. Il fatto risalente al 1944 è avvenuto a Maiano Lavacchio, frazione rurale di Magliano in Toscana, oggi un comune in provincia di Grosseto che conta circa 3000 anime.

Spesso ci si lamenta che oggi si legge troppo poco. Fra videogiochi, televisione e internet si ha sempre meno tempo per la lettura. Quale è il suo pensiero sui lettori di oggi?

Purtroppo quanto afferma è reale. Ci sono ragazzi che non sfiorano neppure la copertina di un libro, intenti come sono a sfidarsi anche online con videogiochi a volte diseducativi e violenti. Bisognerebbe abituare i giovani alla lettura fin da piccoli, far capire loro il valore aggiunto, la ricchezza che una buona lettura può addurre nel bagaglio della conoscenza. Un compito che spetta ai genitori, ma anche alla scuola.

Il suo prossimo libro?

Sto scrivendo un giallo nel quale i protagonisti principali sono due ispettori di Scotland Yard molto affiatati tra loro e uniti da un legame di parentela. Su di loro ho già scritto tre racconti: Il regalo di Natale, inserito in “Murder. Omicidi a Natale” Delfino editore, Una vacanza movimentata e L’amore uccide ancora, inserito nel libro “Inchiostro Noir. 16 sfumature di nero, vol 2” Delmiglio editore.

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