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Alienazione parentale, false accuse, prelievo coatto del minore

La settimana scorsa con l’avvocato Francesco Miraglia, nella rubrica “L’Innocenza Violata”, si è parlato della piaga dei bambini strappati e delle relative falle giuridiche nonché dell’ assordante silenzio dei media a riguardo.
A tal proposito, secondo lei, quali sono le proposte di legge per porre fine a simili orrori, cosa si dovrebbe redigere o modificare o abrogare o semplicemente applicare?
“Io lo ripeto da anni. Le nostre leggi, le nostre norme sono tra quelle più evolute a livello europeo.
Il nostro problema non è riformare, ma fare in modo che le norme vengano applicate e soprattutto mandare a casa chi deve sorvegliare affinché determinati abusi non accadano.
Mi viene in mente il caso Bibbiano che una delle accuse allo psicologo Foti era di aver manomesso un disegno affinché lo stesso rappresentasse un abuso sessuale.
Ecco, il problema non era la manomissione del disegno, il problema è come è stato possibile che dei Giudici abbiano disposto l’allontanamento di quel bambino solo ed esclusivamente sulla base di un disegno”.
Alienazione parentale e false accuse
Da poco la Cassazione si è pronunciata contro la sindrome da alienazione parentale definendola “pseudoscientifica”.
Ma c’è altresì il problema delle false accuse, di cui sono vittime circa 2 milioni di padri separati.
Crimine che è un boomerang per le compagne, le mogli, le madri, i figli, che sono realmente vittime di violenza, nonché un oltraggio alla dignità di chi viene falsamente accusato.
Avvocato, secondo lei, questo infame crimine non è forse una delle tante cause che hanno dato luogo a una grande confusione di condotte semplicemente materne con quelle di chi, invece, agisce con l’intenzione di usare il figlio come strumento di vendetta contro l’ex marito o compagno?
Di conseguenza:
in che modo si può risolvere quest’altro dramma familiare concernente le false accuse, che distruggono non solo l’accusato ma altresì il figlio che si ritroverà senza una figura genitoriale, gran parte delle volte quella paterna?
“Che l’alienazione parentale fosse una pseudoscienza, per fortuna, non è stata l’ultima sentenza ma è da anni che molti professionisti, compreso il sottoscritto, si considera l’alienazione genitoriale uno strumento in mano a qualche professionista della psicologia della salute mentale per creare un ennesimo business sulla pelle dei bambini e sulle “disgrazie” familiari.
Anche in questo caso, il problema può essere affrontato con la competenza e la professionalità di tutti gli operatori che devono occuparsi di queste vicende.
E’ impensabile che un professionista che viene chiamato per valutare un caso appartenga a questa o a quella scuola.
Come ogni giudice, che non è chiamato e lo voglio sottolineare, a fare giustizia ma a rispettare la legge, anche i professionisti che devono valutare l’attendibilità del minore, le dinamiche familiari non possono rispondere ad una propria ideologia, ma devono essere solo soggetti alla verità e al quesito peritale del giudice. Questo a proposito mi preme sottolineare, che una delle modifiche che dovrebbero essere fatte è quella di creare una rotazione dei consulenti tecnici e non creare un legame professionale tra lo stesso giudice e lo stesso consulente ogni volta”.
Prelievo coatto del minore
Si è parlato di alienazione parentale e della condanna alla stessa da parte della Cassazione, ma qualora si fosse pronunciata a favore, sarebbe comunque rimasto un problema nel modo di affrontarla ossia il prelievo coatto del minore.
Condotta che la stessa Cassazione ha definito “fuori dallo stato di
diritto”.
Sulla base di ciò, perché secondo lei ,nonostante l’Italia sia uno stato di diritto, sono state permesse queste condotte e con tanto di recidiva?
Qual è la sua proposta affinché ciò sia fermato una volta per tutte?
“La mia proposta principale è che l’allontanamento del minore dovrebbe avvenire nei rarissimi casi, con le dovute tutele, a favore del minore stesso.
Sono d’accordo nel definire l’allontanamento coatto con le forze dell’ordine un crimine contro l’umanità.
Queste condotte sono state permesse probabilmente per la superficialità degli operatori e con il completo disinteresse da parte dei giudici che lo dispongono Basta pensare che un minore allontanato e collocato in casa famiglia, spesso e volentieri viene completamente dimenticato dal Tribunale stesso.
E’ inconcepibile come, per alcuni minori, il collocamento in casa famiglia perdura per 2 o 3 anni consecutivi o addirittura fino al compimento della maggiore età.
E qui pongo io una domanda: i giudici che, di fatto, avvallano gli affidamenti illeciti, gli allontanamenti con la violenza, i maltrattamenti in casa famiglia, lo fanno perché sono in malafede? O sono incompetenti? O per l’uno o per l’altro abbiamo un grosso problema”.
Domande a cui si attende risposta, ma una cosa è certa:
sono quesiti che non fanno onore a uno Stato di diritto in cui, per di più, la difesa all’infanzia è costituzionalmente riconosciuta.
Rita Lazzaro

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