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Così e non altrimenti

di Vincenzo Angiulo

Un percorso avvincente quello intrapreso da Vito Campanale, storico e scrittore locale, al cinema Apulia, in onore della presentazione del suo nuovo libro: Così e non altrimenti.

Un viaggio temporale nella Cassano dei nostri avi, nell’arco di tempo compreso fra il 1816 e il 1823. Un’esperienza affascinante, malgrado spiacevoli contrattempi dettati dall’orario, che i cittadini hanno accolto con gioia, accompagnati dalla musica al clarinetto suonata dal maestro Francesco Manfredi e dalle letture di alcuni passi, selezionati dall’autore, con la voce e la vivacità di Gianni Solazzo.

“vi ringrazio della presenza, come al solito abbiamo sforato… Vedo visi di persone conosciute”

Le parole dello storico, entusiasta dell’accoglienza della sua nuova opera

Ad accogliere gli spettatori, durante la prima parte dell’evento, sulle note di un clarinetto “libiamo nei lieti calici” ha scaldato gli animi, lasciando guizzare nei cuori di tutti un ricordo: l’opera, oggi trascurata. Una musica scelta di proposito, afferma poco dopo Vito Campanale, dando così l’impressione che gli anni da lui scelti e citati siano tornati, spazzando via ogni forma di genere attuale, lasciando il posto all’opera.

“la stesura dell’opera non è stata affatto facile! Tutto è iniziato sei anni fa, quando durante delle ricerche “nelle segrete” al paino interrato, mi sono imbattuto in dei volumi curiosi, manoscritti che riportano l’amministrazione pubblica. Erano le delibere degli anni 1816-1823.

È saltato fuori uno spaccato di vita, quando Cassano passò da “Cassano delle vigne” perché fra una casa e l’altra c’erano dei piccoli terreni con degli alberi da frutto o un orticello, alla Cassano risorgente; quando durante l’età napoleonica le strade, fatte di terra battuta, furono sostituite dalle chianche, la sanità venne messa al primo posto: venne infatti costruita anche una fogna sostituendo la tradizione del pitale, abbandonando “L’ATTENZIONE!!” per qualche sfortunato individuo che si trovava a passare sotto una finestra, anche a causa dell’aumento della popolazione.

Il ritrovamento di questi manoscritti, come la pubblicazione di questo libro, la ritengo un’occasione per conoscerci, per capire chi siamo. Perché siamo così

Spiega l’autore, dando una risposta, ad una serie di ripetitive domande che affliggono il nostro quotidiano pensiero.

La storia si fa sempre più coinvolgente, man mano che vengono elencate le esperienze, stralci di quotidianità, piccolezze che oggi diamo per scontate, Cassano ha deciso di rivelarci un piccolo stralcio della sua secolare storia. Dalle alte mura di pietra ora scomparse che lo circondavano, alle tante scale esterne che vediamo nel centro storico, senza mai dargli troppo peso. Sono solo delle scale in fondo. Nessuno andrebbe mai a pensare che, la necessità di vani abitabili durante l’età napoleonica era fondamentale a causa del continuo aumento della popolazione e visto che il paese era cinto dalle mura, l’unica maniera era quella di costruire verso l’alto ma senza occupare spazio all’interno.

Da lì, le famose scale di pietra liscia o porosa che vediamo quando vagabondiamo per le vecchie, sporche, stradine del centro storico.

Durante la stesura del libro, ho inserito circa 300 nominativi, risultatimi più importanti, circa una decina di questi sono femminili, poiché la donna nell’800 ricopriva un ruolo secondario. Per lo più sono maestre o mogli di uomini che ricoprivano un ruolo fondamentale in paese. Dai preti ai maestri, dal sacerdote al camerlengo, che aveva il compito di aprire le porte del paese all’alba e chiuderle al tramonto. Fortunatamente Cassano non ha mai subito attacchi bellici. Principalmente le porte servivano a tenere fuori animali randagi o ladruncoli nel paese. Nessuno che, per un qual si voglia motivo, usciva la sera, per un’urgenza, doveva andare da un parente, tanto a Cassano erano tutti più o meno imparentati, voleva trovarsi davanti un ANIMALE NERO, termine usato nelle De Curtonato per indicare animali randagi che sotto la luce lunare assumevano, appunto, questo colore.

Altro avvenimento molto importante, riguarda senza ombra di dubbio la Chiesa madre; quando nel 1799, venne colpita da un fulmine, perché oggi a causa dei moderni edifici non si direbbe subito ma prima, il suolo dove sorge la chiesa, era il punto più alto.

Il fulmine squarciò il campanile, aprendolo in due, sfondando con alcuni massi, la cupola, fortunatamente non ci furono feriti né morti. Dal 1799, il campanile rimase così, aperto in due, fino alla sua restaurazione, avvenuta nel 1817. Ci sono voluti quasi vent’anni per ripararlo, a causa dei mancati fondi monetari, necessari per la sua ricostruzione. Non  è questo uno dei soli punti salienti! C’è stato anche un ghigliottinamento a Cassano, con i francesi non si andava mica sul sottile. La testa tagliata apparteneva ad un Miani, quindi capirete trattarsi di un personaggio non poco influente!”

Racconta ancora il Campanale, rivelandoci curiosità e frammenti che in pochi si aspetterebbero da un paese come il nostro, affrontando anche un problema cruciale che già nella Cassano ottocentesca persisteva, come ancora tutt’ora: la manca di denaro.

Cassano era solita ricevere solitamente un paio di mercanti al giorno, nell’arco di 365 giorni. Quindi constarete con me, come in 200 anni non sia cambiato nulla…”

Afferma lui stesso, mostrando come, tramite una serie di semplici calcoli, il blocco dell’evoluzione del paese, sia ancora fermo.

I manoscritti contenevano oltre 350 storie, tutte racchiuse nel De Curtonato, che il maestro ha personalmente selezionato e deciso di pubblicare, così da arricchire la nostra cultura e la nostra storia mostrarci ancor meglio quello che ci circonda.

Un frammento di storia fra tutti, ha colpito lo storico, dal quale ne ha tratto proprio il titolo: Così e non altrimenti.

La storia in questione, tratta il ritorno di un mercante dall’estero. L’uomo aveva dovuto abbandonare il proprio paese d’origine per affari.

Tornatoci dopo anni, inconsapevole di trasportare nel suo corpo, il morbo della peste che, allora, dilagava, infettando l’intera cittadina, nel giro di poco tempo. Costringendo i residenti dei paesi limitrofi a sigillare le porte delle mura delle città, così da restarvi imprigionati al loro interno, come topi in gabbia.

La gente aveva l’incubo delle pestilenze passate, per tanto una notizia del genere scatenò il panico doppiamente.

Il De Curtonato, recitava appunto la frase: così e non altrimenti. Sottolineando l’importanza della reclusione, della prudenza e dell’evitare i contatti con chi non facesse parte del paese (cosa poco probabile vista la condizione).

Da questa storia il titolo curioso, che è stato appositamente celato, fino alla presentazione così da cogliere tutti di sorpresa.

Cassano ha ancora molto da rivelarci, la sua storia è ancora, in parte sepolta sotto dicerie, leggende e manoscritti.

L’avventura non è che iniziata, direbbe qualcuno.

O forse, era iniziato già da tempo, da circa sei anni fa ma quali altri segreti ci sono, sepolti nelle fondamenta del paese, che ancora attendono di sorprenderci?

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