Principale Cronaca Declino e domande senza risposta

Declino e domande senza risposta

Immaginiamo per un momento di essere in una società libera in cui un giornalista non rischia il posto per aver fatto una domanda pertinente, invece di sciorinare il solito rosario di stupidaggini.  Bene allora immaginiamo di avere di fronte Draghi, qualche responsabile della Nato, magari quell’idiota perfetto che ha parlato di “soldati verdi” e il sinedrio degli asini di Bruxelles, pronti per una volta a rispondere. Ecco, dopo aver immaginato una situazione in cui questi impiegatucci del potere reale  non si metteranno mai perché troppo ignoranti e troppo stupidi per rispondere, ma abbastanza svegli da evitare i contesti imbarazzanti, cominciamo con le domande:

Stante che senza il petrolio russo degli urali le raffinerie  europee non sono in grado di produrre gasolio, nè Def, né lubrificanti; accertato che questo carburante e le altre produzioni collegate sono vitali  per il trasporto di qualsiasi cosa compreso il gas liquefatto, come si pensa di porre rimedio alla situazione? Questo è il motivo per cui i contratti di approvvigionamento di petrolio greggio sono così difficili da concordare, richiedono un’enorme quantità di dati di laboratorio, test e lunghe trattative che richiedono anche la garanzia di decenni di fornitura a qualità costante. Le miscele di greggio sono sempre  leggermente diverse  ma sicuramente non sono mai intercambiabili in alcun modo o forma.

Accertato che in questa situazione ci vorranno almeno tre anni nel  migliore dei casi possibili e immaginabili per poter sostituire gran parte del gas russo con quello da fratturazione molto più costoso, come si farà nel frattempo? E dove si troveranno le centinaia di miliardi necessari alla costruzione delle infrastrutture per poter passare al gas liquefatto?

Quanto potrà passare prima che i cittadini dei vari Paesi i cui leader sono divenuti negazionisti del petrolio russo si rendano conto dei problemi che sono stati loro nascosti e che dire no all’oro nero proveniente dalla Russia è solo un non senso?

A lungo termine si favoleggia di poter aumentare e di molto la quota delle cosiddette energie rinnovabili per far fronte alla carenza voluta dei combustibili fossili  Ma anche qui siamo di fronte a problemi circolari: senza carburante come si farà a produrre questi sistemi? Per quanto riguarda il solare non esiste in Europa un ‘industria propria perché i pannelli provengono nella quasi totalità dalla Cina e dall’Asia. Per quanto riguarda l’eolico c’è qualcosa in più nel nostro continente, ma i mulini a vento non possono essere costruiti senza l’apporto di molti minerali di cui la Russia è uno ei produttori planetari, senza nemmeno pensare al gigantesco numero di batterie al litio terribilmente inquinanti che dovranno essere realizzate per poter tenere in piedi questo sistema. Tutto questo a sua volta richiede energia, dunque petrolio e gas per essere realizzato. Perciò come si potrà fare senza naturalmente ipotizzare la solita calata di braghe finale che comunque sarà costata una buona fetta di reddito e di economia reale ai cittadini. ?

La necessità di trasporto e produzione sia petrolio che di gas che non proviene più dai “tubi” che arrivano dalla Russia, ma da sistemi di estrazione enormemente più costosi dal punto di vista dell’inquinamento, a prescindere dalla quantità di gas estratto, la necessità di enormi navi, di sistemi complessi ed energivori, di una rete di traporto terrestre molto più ampia, finirà non solo per compensare l’illusoria diminuzione della produzione di gas serra anzi potrebbe persino aumentare le emissioni totali  visto  che la dispersione di metano nelle tecniche di fratturazione è enorme. Allora dove risiede il vantaggio?

Posso immaginare che la piccola folla di decisori rimanga senza parole, anche perché sospetto che molti di loro queste domande nemmeno se le siano poste, ma in ogni caso tutto questo rappresenta quella incapacità di riconoscimento della realtà che vediamo anche nel racconto della guerra ucraina. Tanto che alcuni geni dell’amministrazione americana rivendicano apertamente alla Nato la conduzione e il comando ad ogni livello della guerra non capendo che così il fallimento militare è quello dell’Alleanza e non dell’Ucraina che al limite ha schierato uomini migliori di quello che potrebbero fare gli europei o gli americani.  Ma in realtà dovremmo chiederci se tutto questo abbia davvero un senso o non ci si trovi di fronte allo spettacolo della dissoluzione occidentale, se insomma la vera domanda non sia in realtà questa e che quelle specifiche non possono avere senso dentro tutto questo.

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